sabato 20 marzo 2010

picnic ad Hanging Rock



“C’è un tempo e un luogo giusto perché qualsiasi cosa abbia principio e fine.” (Miranda)

Peter Weir è un regista che ha sempre saputo regalarci grandi emozioni , anche se fra i suoi numerosi successi , da ” the Truman S
how” a “Master & Commander”, da “The witness” a “Green card”, certamente il suo più importante gioiello è a ragione considerato ”L’ attimo fuggente “: è un peccato però che pochi ricordino il suo primo grande capolavoro, ”Picnic ad Hanging Rock”, la pellicola che ha finalmente fatto conoscere il suo grande talento fuori dai confini della terra d’Australia.

mercoledì 10 marzo 2010

Creation





” There is grandeur in this view of life, that whilst this planet has gone cycling on according to the fixed law of gravity , from so simple a beginning,endless forms , most beautiful and most wonderful , have been, and are being, evolved . ” (Charles Darwin )
L’opera di Charles Darwin e le sue grandi scoperte oggi per noi rappresentano un sapere scontato , qualcosa che troviamo nei libri di scuola e sulla
quale passiamo facilmente senza spesso comprenderne la portata ; ma la teoria di Darwin fu nel diciannovesimo secolo un autentico uragano , una pericolosa minaccia per l’equilibrio perfetto che ormai da tempo immemorabile si era costruito fra scienza e fede . Un film che raccontasse i grandi eventi di quel periodo era necessario nonchè dovuto , ma la delicatezza dell’argomento ha dissuaso molti dal progetto nel timore di creare dissidi etico religiosi in abbondanza ; solo il regista Jon Amiel ha avuto il coraggio di affrontare l’ingrata questione , raccontandoci una storia che in realtà non ha alcuna intenzione di gridare al mondo la potenza della scoperta descrivendocene i dettagli scientifici e innovativi .”Creation “ è piuttosto la storia triste e amara dell’elaborazione di un lutto da parte dell’intera famiglia Darwin , una perdita ( quella della primogenita Annie ) che i due coniugi affrontano in modo totalmente diverso : Emma Darwin trova conforto assoluto nel suo credo e nella certezza che la figlia si trovi in Paradiso , mentre Charles non riesce ad avere pace , allontanandosi sempre più dalla fede ma finendo contemporamente combattuto dalle conseguenze della sua stessa teoria (quella dell’evoluzione) , che vuole il più forte vincere sul più debole mettendo da parte ogni valore e merito nella vita .

sabato 6 marzo 2010

Avatar


Lo so...lo so...arrivo un po' in ritardo rispetto al resto del globo...colpa del mio continuo procrastinare visto che in realtà ho visto la pellicola di Cameron circa un mese fa , rimandando da allora per un motivo o per un altro di tradurre in parole i miei pensieri . Tutti quelli che mi conoscono sanno che ho sempre manifestato una certa diffidenza verso questo film fondamentalmente per 2 ragioni :1)il mio viscerale odio verso la fantascienza che già dal 1999 ci avrebbe voluto a scoprire nuove civiltà aliene a spasso nello spazio ;2) la diffidenza verso fenomeni troppo ben lanciati e pubblicizzati dal marketing americano , da questo punto di vista impeccabile nella sua opera di "persuasione " . Alla fine , spinta un po' dall'onda di consensi e e in parte dal fatto che ormai eravamo rimasti in due a non avere visto il film insieme ai miei canarini , mi sono armata per andare anch'io su Pandora ; il risultato?Uno spettacolo meraviglioso che mi ha costretta a rimangiarmi subito ogni riserva e perplessità ."Avatar" è un'esperienza unica che ti catapulta con estrema naturalezza , senza lasciarti percepire neanche per un secondo che nulla di ciò che vedi esiste in realtà , in un mondo colorato popolato da creature selvagge e misteriose , e da un popolo , quello Na'vi , che desidera vivere in semplicità e comunione con la natura , una natura pulsante e vivida con la quale condividono un legame di simbiosi assoluta (non è un caso che tutto su pandora , dalla vegetazione agli animali hanno colori e sfumature blu e azzurre ,colore caratteristico dei Na' vi ). In questo idilliaco quadro tanto per cambiare si inseriscono i terrestri , invasori e distruttori di tutto ciò che è bello , che dopo aver prosciugato tutta la linfa vitale della Terra si rivolgono altrove , un popolo che ha perduto da tempo il contatto con la propria corporeità e che per questo è ansioso di entrare in nuove realtà virtuali che possano restituirgli una tale percezione ormai smarrita e lontana .

I see you

Leona Lewis
I see you
(Avatar ost)


Walking through a dream, I see you
My light and darkness breathing hope of new life
Now I live through you and you through me, enchanted
I pray in my heart that this dream never ends

I see me through your eyes
Breathing new life, flying high
Your love shines the way into paradise
So I offer my life as a sacrifice
I live through your love

You teach me how to see all thats beautiful
My senses touch your world I never pictured
Now I give my hope to you, I surrender
I pray in my heart that this world never ends

I see me through your eyes
Breathing new life, flying high
Your love shines the way into paradise
So I offer my life
I offer my love for you

And my heart was never open
And my spirit never free
To the world that you have shown me
But my eyes could not envision
All the colours of love and of life evermore,
Evermore

I see me through your eyes
Breathing new life, flying high
Your love shines the way into paradise
So I offer my life as a sacrifice
I live through your love
I live through your love

I see you
I see you


giovedì 4 marzo 2010

Barry Lyndon


“Fu durante il regno di Giorgio III che i suddetti personaggi vissero e disputarono ; buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri ora sono tutti uguali.”



Quando si tratta di Stanley Kubrick non si può ignorare che qualunque sia il proprio gusto in materia cinematografica ci si sta confrontando con un autentico mostro sacro , una della personalità più influenti e significative che abbiano mai lavorato alla settima arte ; sarebbe facile catalogare tutti i suoi lavori come capolavori a livello meramente nominale , senza fermarsi a valutare ogni film in modo sincero per quello che è : non merita di certo un simile trattamento” Barry Lyndon “ , pellicola che oltre a godere della fama del suo creatore è davvero un autentico e sfavillante capolavoro , un’eredità da preservare che ha cambiato per sempre il modo di girare e concepire il cinema in costume .

venerdì 26 febbraio 2010

Bright star


” I almost wish we were butterflies and liv’d but three summer days — three such days with you I could fill with more delight than fifty common years could ever contain.” ( John Keats to Fanny Brawne )

Il termine “romanticismo” evoca immediatamente il sentimento . Facile da raccontare direte voi , basta costruire una situazione impossibile , una dichiarazione urlata con un meraviglioso ” ti amo ” declamato a gran voce e appassionate scene d’amore per mettere in scena le passioni e ottenere un film ” romantico “; il romanticismo , quello vero e non quello del senso comune , non appartiene però soltanto all ‘ esplosione e all ‘ impeto delle passioni espresse , ma si caratterizza altrettanto, o forse preminentemente di discrezione , silenzi , sguardi di pura adorazione . Riuscire a trasmettere sullo schermo sensazioni , dolcezza , dolore e lacrime in un sentimento tanto puro non è affatto semplice , soprattutto perchè il tutto poteva facilmente risolversi nella banalità di una frase da cioccolatini , dolce sì in quel primo momento ma facilmente dimenticabile dopo pochi secondi ; nelle mani esperte di Jane Campion , il risultato è una delle pellicole più delicate e poetiche che abbia mai visto .

mercoledì 10 febbraio 2010

Il pianista


Wladyslaw Szpilman:" C’è un’ordinanza che vieta agli ebrei di sostare nei giardini- Ci potremmo sedere su una panchina, ma c’è un’altra ordinanza che vieta agli ebrei di sedersi sulle panchine. -Possiamo stare in piedi e parlare, non penso che ciò sia vietato.”

Al di là di ogni giudizio e senza entrare affatto nel merito delle vicende giudiziarie e delle incriminazioni che recentemente lo hanno visto protagonista , un fatto va innegabilmente riconosciuto : Roman Polansky è un regista straordinario , capace di regalarci pellicole dal variegato sapore e respiro , e certamente ” il pianista ” è una delle sue gemme più splendenti .




An education

L’azione è carattere, se non facciamo mai niente non saremo nessuno. ” ( Jenny )

Crescere è un processo doloroso che tutti devono affrontare volenti o nolenti , ma se devi farlo nell’Inghilterra conservatrice e bigotta dei primi anni ‘60 è ancora peggio . Proprio di una crescita e di un’ “educazione” ci racconta ” an education ” , una pellicola che per molti potrà sapere di già visto ( giovane sedotta da un uomo più maturo non sembrerebbe un argomento molto innovativo) ma invece si rivela essere contro ogni pregiudizio un’esperienza assolutamente piacevole e interessante: merito soprattutto dell’ottima sceneggiatura dello scrittore Nick Hornby , che adatta un romanzo autobiografico della giornalista Lynn Barber con grande mestiere attraverso note di humor freddo e amarezza tipiche del suo stile . Jenny è una ragazza come tante altre , che sogna Parigi e ascolta i dischi di Juliette Greco , che vuole una vita diversa piena di divertimenti , svaghi ed eventi sorprendenti , contro l’esistenza spenta e noiosa che conduce nel sobborgo di Twickenham , circondata da un padre e una madre assai poco interessanti ; ciò che rende Jenny diversa dalle altre è la sua brillante carriera scolastica che forse , versioni di latino permettendo , potrebbe consentirle di andare a Oxford , leggere senza censure e vestirsi di nero come una novella Audrey Hepburn .Come nei libri di C .s . Lewis da lei avidamente  letti Jenny vorrebbe attraversare l’armadio e ritrovarsi in un mondo sconosciuto pericoloso e pieno di tentazioni e David Goldman con la sua bella auto nuova sembra offrirle la chiave per accedervi . Mai salire in macchina con uno sconosciuto direte voi , ma il David di Peter Sarsgaard (sempre perfetto in ruoli malvagi o ambigui grazie al suo sguardo smarrito ) se pur non possa definirsi tecnicamente un adone o un principe azzurro ha un fascino al quale è impossibile resistere : oltre al fatto di avere trent ‘ anni – e quindi avere già esperienza ” dell’università della vita ” vera che la protagonista sogna disperatamente - adora i concerti , i ristoranti , le aste e le corse , vive continuamente di mondanità e divertimenti in compagnia dei suoi amici sofisticati e alla moda ma fondamentalmente vuoti ( in particolare la simpatica bionda stupida interpretata da Rosamund Pike ) , è dispensatore di complimenti e belle parole , abile a mentire e a manipolare riuscendo addirittura a persuadere i genitori della protagonista della sua buona fede . Per Jenny è un richiamo irresistibile , la sua grigia esistenza si colora improvvisamente di sgargianti colori , tutto diviene semplice e facile : vale davvero la pena disperarsi sui libri quando c’è David a esaudire ogni desiderio ? Vale la pena andare ad Oxford e continuare a faticare quando lui le ha chiesto di sposarlo? Suo padre stesso ( un impeccabile Alfred Molina ) da sempre ossessionato dall’obiettivo dell’università , improvvisamente sembra concordare che un buon matrimonio è forse una soluzione più adeguata e confacente a una giovane donna ; ubriaca di Parigi e di una relazione ormai non più platonica la ragazza lascia gli studi e inizia a sfoggiare orgogliosamente l’anello di fidanzamento , finchè l’incanto – in cui tutti noi spettatori eravamo felicemente caduti – , si rompe bruscamente ; Jenny raccoglierà i pezzi e ricomincierà da capo , capirà cos’è davvero importante e andrà avanti , facendo tesoro delle esperienze vissute ma tornando poi a Parigi ” come se fosse la prima volta ” . La danese Lone Scherfig dirige con occhio vigile regalandoci un affresco spontaneo e mai noioso dell’Inghilterra dei primi anni ‘60 , ingessata ancora nell’ombra del dopoguerra e lontana dalla rivoluzione sessuale e dalle minigonne di Mary Quant , in cui spiccano fra le altre anche le performance di Emma Thompson nei panni della conservatrice preside della scuola ( ” non sai che gli ebrei hanno ucciso nostro signore ? ” dirà a Jenny dopo aver saputo che David è ebreo ) e della volitiva professoressa di Olivia Williams , qui imbruttita appositamente da un paio di occhiali enormi tipici dell’epoca . Ma , sopra ogni altra , brilla di certo la performance della ventiquattrenne Carey Mulligan : la differenza di età anagrafica rispetto a quella scenica – che di per sè non è certo un’espediente nuovo nel mondo del cinema – non viene mai percepita , riuscendo lei a comunicarci con sincerità la gioia , le paure e la rabbia tipiche dei sedici anni , qui amplificate dal difficile contesto storico e sociale . è un vero peccato che agli Oscar debba scontrarsi con nomi troppo grandi e imponenti per fama e carriera , perchè se pur si sia fatta le ossa nei film in costume della BBC e questo sia il suo primo ruolo da protagonista , la statuetta sarebbe per lei davvero meritata.

martedì 26 gennaio 2010

Plunkett & MacLeane


La contaminazione è ormai un fenomeno frequente nel cinema e conta dalla sua numerosi film di successo , dalla rivelazione” Moulin Rouge” a “il destino di un cavaliere” , fino al bellissimo “ Marie Antoinette “; pochi sanno però che già nel 99′ , il vibrante esordio alla regia di Jake Scott (filgio di Ridley) aveva segnato una tappa fondamentale nel genere . ” Plunkett & MacLeane ” è un film vibrante e divertente , una storia picaresca che si fa beffe dello spettatore ogni momento mescolando ambienti , musiche e caratterizzazioni , creando un mix assolutamente succoso : le pittoresche vicende dei due protagonisti e la loro moderna caratterizzazione potranno sembrarvi fuori posto nel 1748 , ma di certo Scott non aveva alcuna pretesa documentaristica , se pur il capitano MacLeane e il fido Will Plunkett sono , con mia grande sorpresa , realmente esistiti ; le musiche degli anni 90′ si mescolano a un diciottesimo secolo sporco , putrido e libertino e nonostante la palese contaminatio ci accompagni dall’inizio alla fine , l’ambientazione storica risulta essere , nelle sue disgustose giravolte , la più concreta e obiettiva che si sia mai vista , non risparmiandoci nessun dettaglio disgustoso ( dalla evidente dissolutezza dei costumi ai secchi di “spazzatura” gettati fuori della finestre mentre passano i protagonisti , fino alla bellissima impietosa sfilata sul carro della morte che Johnny Lee Miller affronta prima di arrivare al braccio di forca di Tyburn ) . Menzione d’onore per tutti i componenti del cast ma soprattutto per il divertente , spassoso , adorabile , Alan Cumming , corruttore di giovani indifesi dai modi effemminati e la boccuccia di rossetto , maledettamente strepitoso .

venerdì 15 gennaio 2010

Amelia

Everyone has ocean’s to fly, if they have the heart to do it. Is it reckless? Maybe. But what do dreams know of boundaries?” (Amelia Earhart)

La storia dell ‘ aviatrice Amelia Earhart non sarà molto conosciuta in Italia , ma in America il mito è sempre stato vivo e era effettivamente strano che nessuno ancora avesse deciso di trasportarla sul grande schermo ; la regista indiana Mira Nair , ormai da tempo ” adottata dal mito americano ” (già con ” il destino del nome “) tenta l’impresa realizzando una pellicola piena di promesse che putroppo non sono state mantenute . Se il trailer americano era costruito ad arte rivelando un film dal forte respiro epico – avventuroso , nel trailer italiano sono stati molto meno furbi mettendo subito in pochi secondi in risalto il suo più grande difetto : la convenzionalità . Quando Richard Gere si rivolge ad Amelia sulla spiaggia e le dice con passione ” io e te possiamo DECOLLARE verso una vita felice ” abbiamo già la sensazione che il materiale sia canonico fino al midollo , ma dato che non si giudica un libro dalla copertina guardiamo il film in quanto tale . Quello che poteva essere un connubio di avventura e sentimento è invece una bellissima cartolina , con splendidi scenari e meravigliosi landscapes destinati però a essere semplice cornice di un triangolo amoroso non ben definito , in cui la convincente e sempre sorridente Hilary Swank (aiutata da una perfetta somiglianza con la vera aviatrice) si destreggia per tutti i 100 minuti di durata fra l’affettuoso marito George Putnam/Gere e l’amante don Giovanni Gene Vidal /Ewan McGregor che sembra davvero sprecato in un ruolo marginale e completamente trascurato , ritenuto un terzo incomodo già nella locandina dove troneggia unicamente il faccione di Richard Gere (mentre al contrario la figura di Vidal fu molto presente nella vita della Earhart) . Le sensazioni e i sentimenti della donna , le prove di una vita d’avventura e il grande desiderio di libertà , il cuore della vicenda non vengono colti e restano sulla superficie , lasciando che l’unico vero momento di emozione sia quello in cui vediamo Amelia e il suo compagno di viaggio Fred Noonan ( il mio caro e come sempre impeccabile Christopher Eccleston ) allonanarsi alla deriva dopo aver perso il contatto radio . La ricostruzione d’epoca è impeccabile , ma non basta a far “decollare” una pellicola che avrebbe potuto osare molto di più ma che alla fine rimane solo una bella prova di calligrafia ,putroppo monocorde e senza sfumature .

http://www.recencinema.com/amelia.html
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