"People will fight for their freedom if people try to take it from them. But if you cause enough trouble, people will willingly give up their freedom for a more secure world."
2028: secondo quanto dichiarato da Kevin Feige in persona, questa è la deadline che segnerà il temporaneo punto d'arrivo del percorso cinematografico dei supereroi Marvel.Una mappatura inquietante e a lunghissima scadenza, pronta a invadere o piuttosto ad infestare le nostre sale permettendo a una delle galline dalle uova d'oro più redditizie della storia del cinema di continuare a fare cassa; mentre attendiamo pazientemente Avengers: Age of Ultron, non possiamo però evitare di chiederci se tale incontrastato dominio potrà davvero durare per sempre e se i film che verranno saranno in grado di mantenere un livello qualitativo adeguato.
Non si può dire che i recenti risultati non destino preoccupazione: tutti abbiamo amato l'ironia Whedoniana del primo Avengers e il tono scanzonato del racconto è una caratteristica che ha sempre distinto la Grande Famiglia Marvel dalla DC Comics, ma quando la battuta facile si accompagna a sceneggiature disorganiche e depotenziate( Thor: The Dark World)e il bisogno di cercare la risata genera figure raccapriccianti( il Mandarino in Iron Man 3), la bontà dell'operazione finisce per crollare rovinosamente. è davvero così difficile avere un cinecomic Marvel in grado di mediare fra leggerezza e eroicità senza sacrificare trama e personaggi?
La speranza permane e a ravvivarla è stato il vendicatore forse meno sofisticato e divertente, ma dotato della solidità necessaria a coniugare i tempi di un grande spettacolo con un messaggio dotato di maggiore complessità e spessore: diretto dai fratelli Anthony e Joe Russo, Captain America: The Winter Soldier porta ad un nuovo livello le avventure del supereroe americano per eccellenza, realizzando nel frattempo e senza clamore uno dei migliori cinecomics di sempre.





