domenica 2 agosto 2015

Ex Machina



"I am become death, The Destroyer of Worlds."

Uomo contro macchina, carne contro circuiti, intelligenza contro intelligenza: può una creazione artificiale pensare e sentire come un essere umano al punto di farci dimenticare la sua fallibilità? L'argomento è tutt'altro che nuovo e strizzando l'occhio alla grande letteratura di fantascienza del Novecento il cinema l'ha sempre portato avanti con la giusta ironia, malinconia e tragicità, ma l'abilità nel mescolare gli ingredienti della formula in modo da dialogare col presente senza portare in sala pezzi vecchi e arrugginiti è l'unico metro davvero degno di nota, per valutare il lavoro di chi desideri andare ben oltre una calligrafica esposizione delle tre leggi della robotica di Asimov.

Nel caso di Ex Machina, debutto alla regia dello sceneggiatore veterano di Danny Boyle Alex Garland (28 giorni dopo, Sunshine, il bistrattatissimo The Beach), c'erano ben pochi dubbi che il risultato sarebbe stato degno di attenzione: stiamo parlando dell'uomo che ha adattato per il grande schermo quel capolavoro dimenticato che è Never Let Me Go di Mark Romanek, esempio eccellente di come la fantascienza "normale" possa colpire al cuore e straziarlo con una violenza ben maggiore di quella scatenata da un esercito di chiassose astronavi inferocite.

lunedì 27 luglio 2015

Suite Française



“They felt a strange happiness, an urgent need to reveal their hearts to each other- the urgency of lovers, which is already a gift, the very first one, the gift of the soul before the body surrenders. 'Know me, look at me. This is who I am. This is how I have lived, this is what I have loved. And you? What about you, my darling?” 

Suite Francese, Irene Nemirovsky 


Un quadernetto fittissimo, i caratteri lillipuziani pazientemente ritagliati per non sprecare neanche un centimetro della preziosa carta a disposizione, prigioniero di una valigia rimasta ad attendere la liberazione per 60 anni confidando che un giorno il coraggio di guardare oltre il dolore sarebbe stato reso più forte dalla rivelazione delle parole: è quasi impossibile scindere un film come Suite Française (Suite Francese) dalla storia, cinematografica essa stessa per il suo eccezionale e straziante arco narrativo, di come il manoscritto incompiuto di Irene Nemirovsky sia stato recuperato e restituito alle stampe appena nel 2004 regalando alla scrittrice, morta ad Auschwitz nel 1942 appena un mese dopo la deportazione, notorietà e immortalità inattese.

domenica 26 luglio 2015

Testament of Youth



"Violets from Plug Street Wood,
Sweet, I send you oversea.
(It is strange they should be blue,
Blue, when his soaked blood was red,
For they grew around his head:
It is strange they should be blue.)

Think what they have meant to me - 
Life and hope and Love and You
(and you did not see them grow
Where his mangled body lay
Hiding horrors from the day;
Sweetest, it was better so.)

Violets from oversea,
To your dear, far, forgetting land
These I send in memory
Knowing you will understand"

Roland Leighton, Villanelle

La Pace del Silenzio è un lusso che la Guerra non può permettersi: poco importa se il Fronte è lontano quanto basta per sentirsi al sicuro e se la primavera e l'estate soffiano insistenti sulle campagne come se nulla sia cambiato; il vuoto lasciato da chi se ne è andato è un fracasso di rumori assordanti che non vogliono saperne di smettere, un tarlo martellante nella testa e nel cuore che lascia gli occhi rossi di pianto e la voce troppo straziata per gridare, il mare che scroscia sulla riva senza lavare via nulla e il tintinnio degli addobbi natalizi, rimasti ad aspettare la celebrazione di una festa che non sarebbe mai arrivata, lo squillo del telefono che annuncia la catastrofe e il ticchettio dell'orologio, il tempo di una vita che si è fermato senza chiedergli il permesso; il primo fotogramma di Testament of Youth è ancora a nero quando i cannoni annunciano la notizia dell'Armistizio del 1918 ad una folla esultante, poco prima che il lamento della giovane Vera Brittain si consumi in uno sguardo raggelante, arrabbiato e fiero, che punta dritto in camera e a noi tutti.

sabato 25 luglio 2015

Poet's corner No. 24


Down the long white road we walked together
Down between the grey hills and the heather,
Where the tawny-crested
Plover cries.

You seemed all brown and soft, just like a linnet,
Your errant hair had shadowed sunbeams in it,
And there shone all April
In your eyes.

With your golden voice of tears and laughter
Softened into song ‘Does aught come after
Life,’ you asked ‘When life is
Laboured through?

What is God and all for which we’re striving?’
'Sweetest sceptic, we were born for living;
Life is Love, and Love is—
You, dear, you.’

Roland Leighton, 1914


martedì 23 giugno 2015

To James, with love



È da un po' di tempo che non scrivo seriamente sul blog: so che non si dovrebbe mai abbandonare il proprio spazio troppo a lungo, smettere di condividere i post e di fare sentire la propria presenza viva nel grande oceano mare della rete, ma a volte life happens, ci si perde qualche pezzo, si cerca di aggiustarsi e non si riesce a mettere la testa lì dove dovrebbe stare, davanti allo schermo del pc sulla pagina bianca che resta in bozza per settimane.

Il caro vecchio blog però è ancora qui, e oggi mi sembrava giusto trovare qualche minuto di tempo da dedicargli perchè quando death happens c'è sempre bisogno di fermarsi un attimo e mettere in ordine i pensieri, anche se si tratta di una persona non legata a noi da vincoli di sangue o di stretta vicinanza: perchè ieri James Horner se ne è andato e con lui un altro pezzo della mia infanzia e della mia adolescenza, volato via da qualche parte in quel luogo dove tutti i nostri ricordi cercano riparo dalla tempesta per tornare ogni tanto, quando sei solo e resti fermo con lo sguardo fisso verso l'alto, per aiutarti a capire dove sei finito e dove stai andando.

Chi conosce questo spazio sa bene quanto la visione di Titanic abbia significato per la mia formazione cinematografica e nessuno potrebbe mai mettere in dubbio che le musiche di Horner abbiano fatto parte integrante della magia dalla quale i miei occhi da undicenne hanno avuto la fortuna di essere investiti: è stato allora, nell'ossessiva ricerca fra una stazione radio e l'altra di una versione di My Heart Will Go on abbastanza pulita e non rovinata dalla voce dello speaker che la mia passione per la musica, e in particolare per le colonne sonore, ha messo solide radici: una vecchia cassetta consumata che conta ben 5 versioni del pezzo (la classica, la demo del film e qualche altro remix da disco) e alcuni brani dell'ost originale beccati al volo durante un quiz che invitava gli ascoltatori a indovinare il film da cui provenivano (giusto qualche minuto sparso, ma non avendo ancora il lettore cd ed essendo sprovvista dell'audiocassetta erano una vera e propria manna dal cielo) ne è la prova inconfutabile.

Ricordare James Horner come l'autore delle musiche di Titanic sarebbe però ingiusto e riduttivo: è vero, la malinconia e il vuoto che si infondono nelle musiche del film di Cameron e che per quanto mi riguarda raggiungono l'apice nei pochi devastanti minuti in cui, alla fine del film, le luci si spengono sott'acqua lasciando il relitto della nave solo nell'oscurità, a consumarsi sotto il peso dei sogni e delle speranze che una sola tragica notte aveva spezzato per sempre, rimarrà sempre dentro di me, ma la storia del mio legame con James racconta di molte altre avventure, ciascuna grandiosa e preziosa a suo modo.
Potremmo parlare dei numeri danzanti nel tema principale di A Beautiful Mind, delle note che cavalcavano instancabili a fianco del selvaggio Tristan Ludlow in Legends of The Fall, dell'urlo di libertà di Mel Gibson nell'incitazione alla battaglia più galvanizzante della storia del cinema, della crescente e pericolosa curiosità di Fievel e della dolcezza infinita del piano che accompagnava Casper quando chiedeva all'amica Kat se poteva tenerla con sè, della metallica operosità della macchine di Asimov nell'Uomo Bicentenario e del canto di un eroe perso nella notte dei tempi, mai mai dimenticato, sotto le roventi mura di Troia nell'omonimo film con Brad Pitt ed Eric Bana: musiche di ampio respiro, sentimentali sì ma anche profondamente malinconiche e tristi di rimpianti e occasioni sfuggenti, storie di uomini perduti e ritrovati e di mondi non ancora pronti per accoglierne coraggio e grandezza, spirito e immaginazione. 

Provare a trasmettere in soli 10 brani il senso di meraviglia racchiusa nell'opera di James Horner era un'impresa talmente impossibile che ho dovuto immediatamente rinunciare: alla fine la scelta è ricaduta su 15 pezzi, fra quelli che per varie ragioni significano di più per la sottoscritta, giusto perchè un post con oltre 20 video avrebbe potuto spaventare anche i lettori più impavidi. 

Così, mentre saluto un'altra parte di me che ne va e che, per citare Rose Dawson, vivrà sempre nei miei ricordi, penso alle parole della bellissima canzone finale di Troy (un film con un sacco di difetti ma al quale tengo comunque molto, per ragioni che non è opportuno approfondire in questa sede), cantata da Josh Groban, "remember me"
"I am the one voice in the cold wind, that whispers
And if you listen, you'll hear me call across the sky
As long as I still can reach out, and touch you
Then I will never die"

Goodbye James. As long as I still can listen to your immortal music, you'll never die for me. Never.


 

sabato 6 giugno 2015

Outlander 1x16: To Ramsom a Man's Soul



I fedeli lettori del romanzo ci avevano avvertiti che il peggio doveva ancora venire e che quanto visto nel precedente episodio era solo il terribile antipasto di un orrore senza fine: Outlander saluta il suo pubblico con un finale di stagione coraggioso e viscerale, capace di far annegare i suoi personaggi nell'oscurità più nera per poi aiutarli a ritrovare la luce in un calvario che non risulta mai fittizio o narrativamente posticcio.

lunedì 1 giugno 2015

Outlander 1x15: Wentworth Prison



Nonostante l'era televisiva in cui stiamo vivendo ci abbia abituato a un tasso di violenza visiva non indifferente, è piuttosto curioso che a destare scandalo e critiche sia stato come sempre il caro vecchio Game of Thrones e non Outlander: curioso come sul quindicesimo episodio, intitolato Wentworth Prison, sia calato un silenzio pressoché totale quando la puntata mostrata senza particolari indulgenze per l'occhio dello spettatore merita a buon diritto di essere annoverata fra gli episodi più turbolenti non solo dell'intera serie, ma anche dell'intera stagione televisiva.

martedì 26 maggio 2015

Outlander 1x14: The Search



Girare in tondo e prendere tempo, allungare la narrazione alternando pochi momenti pregnanti a un non indifferente numero di pause e riempitivi, il tutto per caricare il più possibile le attese verso un finale che promette di far assaggiare ai personaggi lacrime e crudeltà mai viste: Outlander continua a prendersi il suo tempo con un altro episodio di pausa, intitolato The Search, stavolta meno funzionale del solito nell'intrattenere e tenere viva l'attenzione del suo pubblico, ma non per questo privo di alcuni momenti interessanti.

lunedì 25 maggio 2015

There is absolutely no reason to get up in the mornings any more


"While I was shaving, I heard her talking on the phone. When I came out of the bathroom, Pinky had her overcoat on, her face was made up, and she wore her glasses. She said, " i want to kiss you". Then she walked out. In front of the door there were two bottles of milk and two newspapers. The letters on the top paper were unusually fat: 
WAR IN EUROPE OVER. 

There is absolutely no reason to get up in the mornings any more."

Robert Capa
Slightly out of focus

giovedì 21 maggio 2015

Outlander 1x13: The Watch



Un altro episodio di decompressione, importante per approfondire la psicologia dei personaggi che già ben conosciamo e di quelli che hanno appena fatto il loro ingresso nella serie, ma non meno rilevante nell'economia della storia: The Watch, quattordicesimo appuntamento con la prima stagione di Outlander, si trattiene a Lallybroch per la maggior parte del tempo mostrando grande slancio nei confronti dei suoi abitanti e non facendoci pentire di aver trascorso con loro un'altra ora in attesa che gli eventi inizino davvero a decollare.
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