lunedì 28 settembre 2015

Inside Out


“Take her to the moon for me, okay?
- I’ll try, Bing Bong.”

Certe volte vorresti odiarli, i cari amici della Pixar: ti convinci che ormai hanno esaurito le idee, che ti stanno piegando alle logiche del merchandising e dei sequel/prequel, che la festa stia davvero per finire e tanti saluti alla lampadina; loro invece, di tutta risposta e quasi offesi dall'onta subita, appena possibile tirano fuori dal cappello un film come Inside Out, dimostrandoti ancora una volta di saper gestire materiale spinoso sulla carta con grande maturità e delicatezza e di non avere dimenticato come si segna un punto di non ritorno, nell'azzardo visivo ma soprattutto narrativo ricercato con insistenza dagli Studios negli ultimi anni.

Pensando al ritorno all'infanzia del critico Anton Ego in Ratatouille, agli struggenti minuti d'apertura di Up e al poetico e chapliniano silenzio di Wall-E azzardo è in effetti l'unica parola possibile, per descrivere una parabola che fra alti e bassi è sempre riuscita a generare un incanto in grado di catturare adulti e bambini in modi del tutto differenti: in Inside Out, l'arte di giocare con le emozioni si anima in un cervello vibrante popolato da creature adorabili e coloratissime, quelle stesse emozioni che finalmente pronte a svelarci i loro trucchi più segreti si preparano a guidare ogni nostra mossa e interazione  con caratteri formidabili e inconfondibili.

Con occhio attento ma non accecato dal merchandise al punto da dimenticarsi che c'è una storia da raccontare, Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto si alternano quindi in plancia di comando plasmando le giornate per lo più felici della piccola Riley: una bambina come tante, l'indiretta protagonista della nostra storia, con una coppia di genitori attenti e affettuosi, un'amica del cuore cresciuta nel suo stesso vialetto, una passione per l'hockey e un odio viscerale per i broccoli, protetta da una bella casa piena di ricordi dove vivere nel perfetto equilibrio cercato da una Gioia sempre frizzante e ostinata, fatina egoista e ingorda di quella serenità assoluta che solo i bambini possono davvero assaporare. 

Finché, ad undici anni, tutto inizia improvvisamente a sgretolarsi: una casa senza vialetto in un'città immensa e sconosciuta, la pizzeria sulla strada che mette i broccoli sulla pasta e una scuola piena di facce nuove e potenzialmente ostili, mentre gli amici a cui avevi voluto bene e che tanto ti erano affezionati sono già pronti a rimpiazzarti con qualcun altro. 

Le Emozioni non lo sanno ancora, ma quel caos totale che inizia a regnare alla console e che vede Tristezza tentare di riappropriarsi in modo quasi inconsapevole della sua posizione è l'uomo nero che ogni genitore e bambino temono più di ogni altro: l'ombra dell'adolescenza inizia a bussare alla porta e sembra non non avere alcuna intenzione di andarsene, investendo in pieno la Riley positiva ed entusiasta e generandone un'altra solitaria e confusa, spaventata da ciò che potrebbe diventare e impulsivamente decisa a non lasciare sé stessa; mentre Tristezza e Gioia si smarriscono nel labirinto della mente il passaggio verso il nuovo è talmente doloroso da spingere la ragazzina a rinnegare l'emozione, paralizzata in una pericolosa quanto comune apatia che solo le lacrime riusciranno ad allontanare.

Il senso di sollievo provato da Riley e dalle sue adorabili emozioni è però poca cosa rispetto a quello che si nasconde negli occhi degli spettatori già adulti o adolescenti, impegnati a cercare sul fondo della borsa il pacchetto di Kleenex più vicino per tornare a mettere a fuoco quanto appena visto; è un flash velocissimo e incontrollabile, un nastro che si riavvolge e ti riporta indietro a quell'unico momento, tragico e terrorizzante, in cui ti sei guardato allo specchio e hai capito che prima o poi avresti dimenticato i nomi delle tue bambole preferite e trovare la forza di andare sulla Luna senza il tuo amico immaginario di mille avventure, cambiare lasciando indietro ciò che eri e ricominciare a conoscere una persona completamente diversa.

Disegnando un'architettura della Mente che non travolge tanto per la sua originalità (qualunque fan di Siamo Fatti così avrà familiarità con certi antropomorfismi) quanto per le fantastiche sfumature che costellano l'esplorazione dell'inconscio di colpi di classe imbattibili, Pete Docter e Soci realizzano un anomalo Rescue movie catapultandoci in una mente perfettamente organizzata che è vera e propria festa per gli occhi: fra immense biblioteche piene zeppe di biglie di ricordi colorate, isole della personalità dall'aspetto inevitabilmente mutevole e a volte un po' inquietante, clown rimasti depositati nella mente come la quintessenza del terrore infantile e sogni che vengono girati ad arte in uno studio cinematografico come se fossero film (quale metafora potrebbe essere più efficace?) l'inception è più che assicurata. 

È però al dolce e tragico personaggio di Bing Bong, soffice incrocio fra un gatto e un'elefante con un corpo di zucchero filato rosa, che Inside Out consegna il suo cuore sincero: ci lascia l'eredità di un film che ti fa da balsamo per l'anima e ti aiuta a pace con te stesso, pronto a perdonarti di non aver potuto salvare l'infanzia dalla profonda malinconia delle cose perdute e di aver lasciato che Tristezza prendesse il suo posto in plancia di comando, smettendo di chiedere scusa alla Gioia che forse non sarà mai più in grado di trionfare e mettere ordine dentro di noi; perchè anche se crescere significa imparare a convivere con le crepe di un cuore spezzato, adesso sappiamo che non tutte le lacrime sono un male, l'importante è che non si blocchi la console. ‪

Note:
-Le musiche di Michael Giacchino sono un continuo oscillare di emozioni vibranti e ballerine: azzeccate e commoventi come sempre.
-Più che Inception, film col quale per ambizioni e strategie Inside Out ha curiosamente parecchio in comune, durante la visione ho finito per pensare soprattutto a un titolo che non potrebbe essere più lontano dalle ambizioni dei Pixar Animations Studios: Boyhood di Richard Linklater lavorava di emozioni celate e personalissime, ma raccontava la spietata normalità della crescita e la malinconia che nasce lungo il percorso con altrettanta cura e passione.
- Sarà che ha preso il comando della mia Console da un bel pezzo, ma Tristezza è ufficialmente il mio personaggio dell'Anno:


Come on, LOOK AT HER.

12 commenti:

  1. Ma soprattutto, ma quanto e' insopportabile Gioia?

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  2. Film stupendo, un racconto profondo, commovente e divertente sulla fine dell'innocenza.
    Indubbiamente tra i film dell'anno e tra i migliori della Pixar.

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    1. concordo al 100%. Prevedo già un Oscar in questo caso più che meritato.

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  3. Devo ancora guardarlo ma non faccio altro che leggerne recensioni entusiastiche, sono proprio curiosa! bellissimo articolo, davvero ben scritto :) e sì, tristezza è adorabilissima!!

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    1. Grazie :) Si, fra me è tristezza è ormai amore totale.

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  4. Io la Pixar continuerò probabilmente a odiarla al prossimo giro.
    A questo hanno fregato anche me... :)

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  5. Mi dispiace, non ce l'ho proprio fatta.. e d ero volato al cinema gonfio di aspettative, primo perché la Pixar può farmi tutto quello che vuole, secondo perché le retroanalisi da "consolle remota" mi hanno sempre intrigato. Qui ho visto solo strumentalizzazioni e derive facilone.
    Gioia che sbomballa per tutto il film e alla fine tocca recuperare con una chance a Tristezza, altrimenti la figura barbina sarebbe stata immensa.. soluzioni e creatività vicino allo zero virgola. Cos'è che ha affascinato il mondo di questo filmetto saputello?!? Ecco la domanda da porsi caso mai...

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    1. ci sono stati anche alcuni (molto pochi, in effetti xD) che non l'hanno gradito...io l'ho trovato molto maturo e toccante, e l'idea che gioia e tristezza debbano convivere perchè una persona possa davvero definirsi tale non è affatto scontata...ci viene detto spesso di essere felici qualunque cosa accada e di non lasciarci mai abbattere, come se sentirsi tristi fosse una colpa e invece non è necessario essere sempre gioiosi e pimpanti: a volte è giusto anche ammettere il proprio dolore e affrontarlo, per poi lasciarlo andare lasciando spazio a nuovi ricordi ed emozioni, probabilmente felici. Inside out guarda agli albori della crescita, quella di una bambina normale con problemi e sfide normali, che hanno accompagnato tutti noi. Per questo per me è un grande film :)

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