martedì 26 marzo 2013

Black Mirror complete series 2


Il ritorno di una delle penne più graffianti della serialità britannica portava con sé aspettative altissime e anche una buona dose di incertezza: parliamo di Charlie Brooker, che con la prima stagione di Black Mirror era riuscito a concentrare in soli 3 episodi tutto il disordine e l'angoscia di un mondo colpevole di aver venduto la sua anima alla tecnologia, facendolo salire sul banco degli imputati e mettendolo alla prova con quadri più o meno distopici ma decisamente plausibili.

Dopo averci sbattuto in faccia lo spietato rapporto fra mass media e opinione pubblica in the National Anthem, l'ossessione per i talent show e la schiavitù della realtà virtuale in 15 million merits e quella per la condivisione della propria esistenza sulla pubblica piazza dei social network con The entire history of you, per la sua seconda stagione Black Mirror ci mette alla prova con 3 nuovi episodi che sono delle autentiche coltellate al cuore, ma che impegnati a fare la voce grossa inciampano in un tono eccessivamente grottesco e meno coerente rispetto ai precedenti, per quanto egualmente terrorizzante.

aiutatemi col contest per Oz! Oz needs you!


carissimi lettori, bestmovie.it ha indetto un contest per le recensioni de il grande e potente Oz! Il vincitore sarà colui che otterrà più "mi piace" nella pagina corrispondente, potreste aiutarmi? se avete facebook andate a questo link dov'è stata pubblicata la recensione:




 Mettete mi piace sulla casellina corrispondente e lasciate il vostro like...in palio c'è il poster autografato del film! mi raccomando il concorso scade il 28 marzo alle 12.00. Grazie mille a tutti!



UPDATE: purtroppo non ho vinto, ma sono arrivata in quinta posizione ( erano vincitrici solo le prime quattro e il primo classificato aveva oltre 1100 likes, impossibile da superare), grazie comunque a tutti per il vostro supporto e il vostro aiuto alla causa! thank you so much!

sabato 23 marzo 2013

Oz the Great and Powerful


“I'm not the wizard you were expecting, but I may be the wizard you need.”

Da qualche parte oltre l'arcobaleno c'è una terra magica e misteriosa, specchio dell'immaginazione dove la fantasia può correre a briglia sciolta e rendere possibile l'impossibile, riparare i torti e ritrovare ciò che nella realtà si era ormai perduto: dopo essere stato immortalato nell'immaginario collettivo dal film di Victor Fleming del 1939, il meraviglioso mondo di Oz non sembrava destinato a rivedere ancora sul grande schermo data l'ingombrante e iconica presenza del classico con Judy Garland; Return to Oz, primo coraggioso tentativo datato 1985 di riportare in vita l'universo nato dalla penna di L. Frank Baum e ad oggi vero e proprio cult fra gli appassionati, era una meravigliosa e purtroppo sottovalutatissima avventura dark capace di affascinare e sconvolgere i bambini della sua generazione pur lavorando con le limitate tecnologie a suo tempo disponibili, ma dopo il trionfo al botteghino del fiacchissimo Alice in Wonderland di Tim Burton era difficile pensare che la Disney avrebbe rinunciato alla sicura opportunità di battere cassa in favore di sentieri più estremi.

Per avviare una nuova macchina produttiva da un franchise non adeguatamente sfruttato la Disney ha scelto di puntare su Sam Raimi, reduce dalla brusca interruzione della sua trilogia di Spiderman e dal ritorno all'horror con Drag me to Hell affinché riportasse in sala Oz e tutti i suoi abitanti: al fine di evitare scontri ideologici e legali, il grande e potente Oz(Oz The Great and The Poweful) preferisce però lasciare in Kansas Dorothy Gale per risucchiare nel tornado la mongolfiera di Oscar Diggs, mago da strapazzo in una fiera di paese destinato secondo un'antica profezia a salvare il Regno dalla tirannia di una perfida strega e a diventare re.

giovedì 21 marzo 2013

Lincoln


"Many forms of Government have been tried, and will be tried in this world of sin and woe. No one pretends that democracy is perfect or all-wise. Indeed, it has been said that democracy is the worst form of Government except all those other forms that have been tried from time to time."
(Winston Churchill)


La memoria degli uomini che hanno fatto la storia è scolpita nella pietra: eterna e immutabile viaggia attraverso il tempo finendo spesso per sfiorare la leggenda, adombrare le ragioni degli sconfitti ed esaltare quelle dei vincitori, nel bene e nel male gli unici chiamati a decidere ciò che il mondo dovrà ricordare; anche Abraham Lincoln, uno dei presidenti più amati e celebrati della storia degli Stati Uniti D'America, se ne sta lì a osservarci dall'alto del Monte Rushmore e dalla sua sacra postazione al Lincoln Memorial pesante come un macigno, conscio con certezza granitica di quanto il posto occupato nel cuore del suo popolo renda difficile impresa ogni tentativo di confronto.

Dopo La Leggenda del Cacciatore di Vampiri da una sceneggiatura di Seth Grahame Smith, piacevole baracconata che gioca senza paura con la vita del Presidente ma che è anche contro le sue stesse ambizioni uno dei film più spaventosamente propagandistico degli ultimi anni, il 2012 è ancora l'anno di Lincoln grazie alla firma di Steven Spielberg: pronto a far finalmente i conti a modo suo con l'ingombrante figura presidenziale a distanza di anni dall'avvio del progetto, il regista realizza un film dal sapore antico e didattico, ma che pur omaggiando spudoratamente la sua opera politica non rinuncia all'opportunità di sfumare i contorni del mito e rivelarne le crepe.

lunedì 18 marzo 2013

Anna Karenina



"You Can't Ask Why About Love"


La grande letteratura è sempre terreno fertile per nuovi adattamenti cinematografici, ma data la notorietà del materiale di partenza l'esigenza di creare qualcosa di nuovo che possa parlare alle nuove generazioni senza tradire lo spirito dell'opera originale è più pressante che mai: a Joe Wright, che ci piace ricordare come il regista di Orgoglio e Pregiudizio(Pride and Prejudice) ed Espiazione(Atonement) piuttosto che di Hanna e The Soloist, la sfida deve essere sembrata ordinaria amministrazione quando dopo una non riuscitissima parentesi nella modernità ha finalmente deciso di tornare alla filmografia in costume che gli aveva regalato tante soddisfazioni con l'Anna Karenina di Tolstoj.

Non contento di doversi già misurare con la complessità di un'opera iconica, Wright ha scelto di portare allo stremo la ricerca della forma perfetta trascinando la sceneggiatura di Tom Stoppard (Rosencrantz e Guilderstern sono morti, Shakespeare in love, Parade's End), ab origine concepita per un più canonico adattamento, dentro a un vecchio teatro di posa eletto a simbolo dell'ipocrisia e della falsità della buona società moscovita; a guidare i protagonisti nella gabbia dorata in cui vivono costantemente rinchiusi troviamo ancora una volta Keira Knightley, scesa dal treno della non proprio memorabile Sabina Spielrein  di A Dangerous Method per salire su quello dell'infelice e sventurata eroina russa.

domenica 17 marzo 2013

Life of Pi


"Columbus was looking for India"


Il respiro caldo dell'aria satura e profumata di spezie, i colori capricciosi del Sari che volteggiano al ritmo di danze instancabili, il caos di una delle nazioni più popolate del pianeta e la povertà estrema delle bidonville, la ricerca dell'armonia attraverso culti dalle forze misteriose e imperscrutabili: l'india è uno scrigno pieno di segreti che il cinema tenta di aprire spesso e volentieri, panorama multiforme che ben si presta ad apparire sul grande schermo grazie al magnetico misticismo di cui è impregnata e alle storie di piccoli grandi uomini, pronti a inseguire il riscatto sociale e a lanciarsi contro il dolore e la miseria a testa alta.

Dopo essere aver vinto la Palma d'Oro a Cannes col torbido Lust, Caution nel 2007 e aver seguito con risultati altalenanti la via della commedia in Motel Woodstock nel 2009, Ang Lee ha scelto proprio l'India e le sue fascinazioni per tornare alla regia con Vita di Pi ( Life of Pi), luminosa avventura per ragazzi tratta dal romanzo di Yann Martel che cerca nell'audacia visiva una confidente fidata, perfetta nel dare forza a riflessioni celate che come un onda attendono di travolgerci.

lunedì 4 marzo 2013

Zero Dark Thirty




"I'm the motherfucker that found this place, sir. "


Eravamo tutti lì, quell'11 settembre di 12 anni fa, quando una tranquilla e anonima giornata di fine estate si è trasformata in una delle date più nere del nostro tempo: soli e sconvolti davanti al televisore abbiamo visto le Torri Gemelle sgretolarsi e polverizzare ogni certezza, costretti a riconoscere nel mondo un luogo ostile dove nessuno può mai dirsi veramente al sicuro e il dubbio e il sospetto sono fedeli compagni di viaggio.

Di quelle scene scolpite con tanta ferocia nella mente e nel cuore del pianeta Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow sembra non avere più bisogno: eliminato ogni rischio di retorica o ennesima contemplazione del dolore, a marcare il momento in cui tutto è iniziato è sufficiente uno schermo nero animato dalle voci delle vittime che hanno affidato a una telefonata il proprio testamento, condannate ad attendere senza pace che qualcuno abbia una risposta che metta fine alla loro agonia.

Kathryn Bigelow non è certo una regista che ci va leggera: la notizia che l'ex Signora Cameron volesse tornata a collaborare con lo sceneggiatore e giornalista Mark Boal per portare sul grande schermo la caccia a Osama Bin Laden dopo aver fatto incetta di statuette con The Hurt Locker, intenso quanto sopravvalutato acconto sulle vite di un gruppo di artificieri in missione in Iraq non ci aveva destato particolare sorpresa, ma porsi delle domande sulla genuinità dell'operazione era pressoché inevitabile: era davvero necessario realizzare un film su un evento tanto recente e delicato col beneficio del dubbio che, a dispetto delle numerose voci su possibili talpe e fughe di notizie per fornire il materiale di sceneggiatura, non tutti i dossier sulla vicenda siano già stati declassificati dall'Intelligence? In conclusione, quanto possiamo fidarci della versione ufficiale offerta al pubblico dalla Bigelow e dal suo team? Probabilmente molto poco, ma dato che questa non è la sede per un'indagine federale e l'artificio della finzione è un ingrediente a cui solo il documentario deve necessariamente rinunciare, la cosa importante è assecondare una storia degna di essere raccontata trasformandola in grande cinema e Zero Dark Thirty è grande cinema, di quello maestoso, dolente e bellissimo che non ti aspetti e che ti resta addosso, polveroso e scomodo come la sabbia nel deserto.

martedì 26 febbraio 2013

One more day before the storm


Suddenly I see
Suddenly it starts
When two anxious hearts
Beat as one.
Yesterday I was alone
Today you are beside me
Suddenly I see
What I could not see
Something suddenly
Has begun...

§

One day more!
Another day, another destiny.
This never-ending road to Calvary;
These men who seem to know my crime
Will surely come a second time.
One day more!

§

I dreamed a dream in time gone by
When hope was high
And life worth living...

§

One day more!

Tomorrow you'll be worlds away
And yet with you, my world has started!

One more day all on my own.
Will we ever meet again?

One more day with him not caring.
I was born to be with you.

What a life I might have known.
And I swear I will be true!
But he never saw me there!

One more day before the storm!
Do I follow where she goes?

At the barricades of freedom.
Shall I join my brothers there?

Will you take your place with me?

The time is now, the day is here!

One day more!

One day more to revolution,
We will nip it in the bud!
We'll be ready for these schoolboys
They will wet themselves with blood!

 One day to a new beginning
 Raise the flag of freedom high!
Do you hear the people sing?

My place is here, I fight with you!
One day more!

I will join these people's heros
I will follow where they go
I will learn their little Secrets,
I will know the things they know.

One more day to revolution
We will nip it in the bud
We'll be ready for these schoolboys

Tomorrow we'll be far away,
Tomorrow is the judgement day

Tomorrow we'll discover
What our God in Heaven has in store!
One more dawn
One more day
One day more!












Les Miserables Oscar medley: Cast sing on stage di itnentertainment


Suddenly, I dreamed a dream, One Day More: Best Oscar moment EVER.

giovedì 14 febbraio 2013

Here's a Valentine


"They had just run into a bank of solid fog that seemed to encounter them with a soft, ubiquitous blow. It was blinding; it was deadening to sounds; it was in a sense mournful; but it was happy, too, in its romantic unusualness. They couldn't see the gleam of the lamps; they could hardly hear the step of the horse; the horse had fallen at once to a walk. They agreed that neither of them could be responsible for losing the way; in the circumstances that was impossible. Fortunately the horse would take them somewhere; it had belonged to a local higgler: a man that used the roads buying poultry for re-sale...They agreed that they had no responsibilities; and after that went on for unmeasured hours in silence; the mist growing, but very, very gradually, more luminous...Once or twice, at a rise in the road, they saw again the stars and the moon, but mistily. On the fourth occasion they had emerged into the silver lake; like mermen rising to the surface of a tropical sea...

Tietjens had said:
'You'd better get down and take the lamp. See if you can find a milestone; I'd get down myself, but you might not be able to hold the horse...' She had plunged in...

And he had sat, feeling, he didn't know why, like a Guy Fawkes; up in the light, thinking by no means disagreeable thoughts--intent, like Miss Wannop herself, on a complete holiday of forty-eight hours; [...]
He was to have, above all, a holiday from himself and to take it like other men, free of his conventions, his strait waistcoatings...

The girl said:
'I'm coming up now! I've found out something...' He watched intently the place where she must appear; it would give him pointers about the impenetrability of mist to the eye.

Her otter-skin cap had beads of dew; beads of dew were on her hair beneath: she scrambled up, a little awkwardly: her eyes sparkled with fun: panting a little: her cheeks bright. Her hair was darkened by the wetness of the mist, but she appeared golden in the sudden moonlight.

Before she was quite up, Tietjens almost kissed her. Almost. An all but irresistible impulse!"

Parade's End,
Ford Madox Ford




I'm sorry, I'm reading Parade's End and Little Miss Wannop is the only Valentine I can give you today. Anyway, Have a great Valentine's Day!

sabato 9 febbraio 2013

Les Misérables


"Do you hear the people sing?"

La strada del ritorno è quieta e silenziosa, ma tu puoi riuscire ancora a sentirlo: è il fracasso di tavoli e sedie che volano giù dalle finestre, il vento delle bandiere issate sulle barricate per benedire il grido della rivoluzione, il fragore dei cannoni che si abbatte sul sogno di una generazione nata troppo tardi, o forse troppo presto; il cuore di Les Misérables di Tom Hooper continua a battere a lungo dopo la visione, un tamburo che risuona incessante nella testa e ti lascia dentro l'eco delle tantissime voci che animano l'appassionata storia firmata da Victor Hugo.

Storicamente prolifico anche se poco favorito in tempi recenti, per non perdere l'amore del grande schermo il Musical ha lottato strenuamente contro sé stesso fino a dividere i suoi sostenitori, costretti a scegliere fra l'opportunità di abbandonare la grammatica classica per l'ebbrezza della sperimentazione ( Moulin Rouge, Across The Universe) o supportare la forza del canone grazie a una confezione visivamente compiacente ( The Phantom of the Opera, Chicago, Mamma mia!): privo della gioiosa frenesia di Lurhmann come dello sfarzo dorato di Schumacher il lavoro di adattamento fatto sull'amatissimo musical di Claude-Michel Schönberg, familiarmente conosciuto come Les Mis e da quasi trent'anni in cartellone nel West End, cerca il punto d'incontro definitivo fra le due vie in un prodotto che vuole guardarsi allo specchio con fierezza e difendere la propria identità, trovando un registro che un' estremizzazione eccessiva avrebbe rischiato di soffocare.
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