“Every man or woman who marries into this house, every child born into it, has to put their gifts at the family’s disposal.”
I ruggenti anni 20′ sono appena agli inizi ma è già arrivato il momento di salutare Downton Abbey e tutti i suoi protagonisti, nella speranza che salvo l’imminente speciale natalizio quest’ottavo episodio non sia un addio ma soltanto un arrivederci.
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Nonostante la storica negatività del personaggio, sono in molti a mobilitarsi Downstairs per aiutare Thomas: Mrs Hughes( Phillis Logan), che come una madre affettuosa non resta sconvolta dalla scoperta della sua omosessualità e offre subito il suo appoggio, ma sopratutto un Signor Bates che si dimostra subito solidale con qualcuno che potrebbe patire le sue stesse sofferenze in carcere a dispetto della reciproca antipatia. Proprio grazie a Bates Thomas trova la forza di opporsi alla perfida cameriera e di riportare in vita il ricordo dell’infame incidente del “sapone di sua Signoria”, pericoloso scheletro nell’armadio di O’Brien sin dalla prima stagione.
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Upstairs, le acque sono decisamente agitate a causa dell’arrivo di Rose(Lily James), lontana nipote di Lady Violet e personaggio del tutto inedito, che con la sua esuberanza e il suo spirito ribelle è senza dubbio destinata a traghettarci con maggiore decisione verso i colori e le musiche della Nuova Era( la splendida scena ambientata nello jazz club è un gustosissimo assaggio): se per Mary(Michelle Dockery) e Matthew(Dan Stevens) il tempo delle incomprensioni sembra finalmente finito per lasciare posto a dolci e romantiche dichiarazioni d’amore, la strada di Edith(Laura Carmichael) si rivela per l’ennesima volta in salita quando l’affascinante editore che ha un debole per lei rivela di essere già sposato e prigioniero di una situazione impossibile degna di Jane Eyre.
Nel vederla così a suo agio nei morbidi abiti degli anni 20′( ricordiamo ancora gli amarissimi commenti di Mary sul suo pessimo look prima della Guerra) non possiamo fare a meno di notare quanto Edith sia cresciuta nel corso di questa stagione, imparando finalmente a valorizzarsi e a non cercare il matrimonio a tutti i costi non solo trovando l’indipendenza in un’opportunità lavorativa, ma anche interessandosi con sincerità a temi poco adatti a una ragazza di buona famiglia( i suoi articoli sul disagio degli uomini di ritorno dalla Guerra): impossibile da raggiungere, il nuovo partito sembra destinato a portarle nuovi dolori e sofferenze, ma il salto definitivo verso un amore che possa andare al di là del vincolo matrimoniale sarebbe un bel colpo per un personaggio che fino a poco tempo fa non sognava altro che una cerimonia in grande stile.
Dopo due season finale funesti, la terza stagione ci saluta con un delizioso ottimismo che chiude quasi idealmente la parentesi iniziata nella prima serie, quando durante un pacifico picnic Lord Grantham annunciava lo scoppio della Prima Guerra Mondiale turbando per sempre ogni equilibrio nelle vite degli abitanti di Downton: il punto di arrivo adesso è una partita di Cricket, perfetto per conciliare gli animi e guarire le ferite meglio di mille parole, dove Lord Grantham lascia ad un abbraccio con Tom( rimasto a Downton di buon grado per il bene della figlia) e Matthew la promessa di un nuovo futuro, per mettere da parte definitivamente l’orgoglio e le folli idee di investimento( era addirittura deciso a tirare in ballo Charles Ponzi, pericolo truffatore italoamericano realmente esistito).
Pur con tutti i suoi difetti, grazie a una confezione splendidamente realizzata, personaggi delineati con maestria e maggiore equilibrio rispetto al passato, Downton Abbey continua a conquistarci e ad essere un appuntamento imperdibile: il Christmas Special non arriverà mai troppo presto.
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