Fra mille domande e questioni lasciate in sospeso, le porte della quarta stagione di Downton Abbey si sono chiuse all'ottavo episodio preferendo attendere il Christmas Special, da sempre il più ricco investimento della serie a livello produttivo, per una vera e propria conclusione.
Se la fine del Periodo Edoardiano e la Prima Guerra Mondiale rappresentavano un arco temporale semplice da gestire, i radicali cambiamenti portati dal decennio degli anni 20' in parte già introdotti con la terza stagione si sono rivelati materia più difficile e complessa del previsto: scoperchiato il vaso di Pandora degli anni ruggenti( siamo solo nel 1922) Downton ha effettivamente dimostrato di soffrire la mancanza di un'unica e solida trama orizzontale in grado di accompagnarsi al periodo storico prescelto, favorendo piuttosto un approccio al cambiamento ondivago e itinerante.
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Il premio per il personaggio più riuscito va ex aequo a Lady Violet e Mrs Crawley: le battute della Dowager Countess sono ormai leggenda, eppure la capacità di Mrs Crawley di farci commuovere ad ogni singolo accenno alla memoria del figlio è una nota meravigliosa alla quale non vorremmo mai rinunciare.
Potremmo rimanere a lungo bloccati a chiederci cosa dovrebbe fare la serie per dare il meglio e correggere i suoi errori, ma il rischio di perdere di vista le cose importanti è un prezzo che non siamo disposti a pagare: ad oggi, pur con tutte le sue sbavature, Downton Abbey resta un racconto coinvolgente e toccante come pochi altri, immerso in un periodo storico ricostruito magistralmente e illuminato da personaggi umanissimi che fra devastanti drammi personali e sciocchi litigi, storie d'amore più o meno probabili e coraggiosi tentativi di riscatto, riescono sempre a farci sentire a casa con timide pennellate di grazia.
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