Visualizzazione post con etichetta personal thoughts.... Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta personal thoughts.... Mostra tutti i post

martedì 16 gennaio 2018

Oíche mhaith, Dolores.

Io senza musica non ci so proprio stare: lo so che il silenzio è importante, che bisogna fermarsi ad ascoltare i rumori del mondo, il traffico cittadino, i gabbiani che starnazzano, tutte quelle cose lì che fanno tanto essere umano ispirato che apprezza il creato senza coperture che magari chissà, la coppia che litiga nel marciapiede di fronte potrà offrirmi uno spunto utile per il mio primo debutto letterario, ma il silenzio proprio non fa per me, è inutile.

Sarà che capitano dei momenti nel romanzo della vita in cui ti senti solo, così disperatamente solo e spaventato da tutto e da tutti, che quel cazzo di silenzio preferisci spegnerlo mettendoci sopra una canzone e allora impari a ripararti le orecchie, quando i rumori che dovresti stare a sentire con tanta attenzione urlano solo rifiuto, disappunto, incapacità di convivere col non essere accettati, compresi, perdonati per le cazzate che si fanno e che lievitano come macigni sotto i quali finisci seppellito nel parco archeologico delle tue piccole grandi speranze; altre volte sono le canzoni stesse che ti vengono in aiuto, inserendosi al momento giusto, insistendo con un battito che ti resta dentro anche se non le ricordi bene perchè all'epoca in cui le hai sentite la prima volta youtube non l'avevano ancora inventato, innestate nella tua storia così in profondità che certi eventi riescono a prendere forma dal tuo passato solo non appena le rispolveri dall'archivio.

Lo so, l'adolescenza fa schifo quasi sempre e per sfuggire all'incantesimo devi essere molto fortunato, non sto dicendo nulla di nuovo o che altri non abbiano altrettanto sperimentato e condiviso nelle ultime ore, ma per la mia generazione, quella che cerca disperatamente una risposta nel passato non così passato ma che sembra 100 anni fa, perchè non sa come imparare a nuotare in questo presente con poco da offrire e che si muove troppo velocemente per stare davvero al passo, la nostalgia è un po' una professione non dichiarata e redditizia (c'è anche chi ne ha fatto un business economico da milioni di dollari, ma solo perchè siamo noi very normal people a nutrirla all'ennesima potenza)ma dal guadagno emotivo impareggiabile: vedere pezzi di quel passato morire diventa così uno strappo di cuore amplificato che riesce a farti tornare subito piccolo e arrabbiato, effetto ratatouille ma con un misto di malinconia e occhi salati più doloroso e straniante di quello che dovrebbe essere, col terreno che ti manca sotto i piedi perchè gli amici che sono stati lì per te, sempre vigili e presenti anche senza saperlo, se ne sono andati.

Eccoci qui allora, a riascoltare le canzoni dei Cranberries e la voce di Dolores O' Riordan, con l'audio pulito pulito che spotify ci concede e che batte il cd ormai graffiato e rovinato del best of  così come le cassette che registravo dalla radio, nel tentativo di ricomporre una compilation anche se l'inizio e la fine erano sempre rovinati dalla voce degli speaker: penso al doppio cd del Festivalbar compilation rossa, a quando I can't be with you sul pulman in gita scolastica tentava di farmi accettare che il ragazzo che amavo non mi avrebbe mai ricambiata, a quando affondando la testa nel cuscino fra le lacrime cantavo please dont' stand in my way pregando di non essere più ferita dalle sciabolate altrui, a quando strillavo Delilah o salvation su e giù per la casa sbattendo da una parete all'altra, a quando ho realizzato Loud and Clear che people are stranger e allora vaffanculo, I Hope the sun beats down on you and skin youself alive, a quando con un nodo alla gola che sembrava non sciogliersi mai, tesa come una corda di violino e sicura che le cose non sarebbero mai andate meglio ho strizzato un altro pianto dentro Daffodil Lament passata in radio, a quando vedendo per la prima volta the Devil's Own ho riconosciuto la canzone di apertura registrandolo e rimettendolo a ripetizione nel registratore, in nome di Dio e dell'Irlanda. Tristezza si, ma anche speranza e fiducia, perchè a fine playlist ti ricordi che a certi mali di vivere sei sopravvissuto e magari puoi sopravvivere anche alla vita vera, quella che prova a metterti i piedi in testa ogni giorno in modo ben peggiore e che di fantasia per farti incazzare ne ha sempre da vendere: perchè my life is changing everyday, In every possible way, perchè ai Dreams che abbiamo imparato a fare ci crediamo ancora e chissà, magari finirà davvero così, You and me Forever be, Eternally it will always be you and me.

Oíche mhaith, Dolores.



martedì 12 luglio 2016

Anton.


Ormai sta diventando una triste abitudine: passi lunghi periodi senza scrivere perchè urge portarsi avanti con altre cose più grevie ma necessarie e poi arriva lei, la morte eccellente dinanzi alla quale devi costringerti a fermarti un momento a rimettere insieme i pensieri, per quanto bene abbiano provato a nascondersi. 

Un'altra morte eccellente per questo malinconico 2016, anche se non quanto quelle recentissime di Abbas Kiarostami o Michael Cimino, registi fondamentali che però devo confessare non conosco ancora abbastanza per scriverne un panegirico ed essere sinceramente dispiaciuta(si, mi sto già preparando per la walk of shame con la suora rugbista di Game of Thrones): Anton Yelchin se n'è andato via in fretta, ventisette anni finiti in un incidente assurdo che sembra uscito dritto dritto da un film della serie di Final Destination, la promessa di una vita fortunata beffata da una morte annoiata in una domenica di Giugno.


Una carriera ancora acerba, fatta di piccoli ruoli in grosse produzioni come il riavvio del Franchise di Star Trek, dove le sue origini russe avevano aggiunto una punta di gradevolezza in più alla sua performance nei panni di Pavel Chekov, e parecchio cinema indie: non un volto molto conosciuto, non un Heath Ledger che aveva già annunciato la sua grandezza con una prova monumentale in grado di nutrire la leggenda. Perchè allora mi fa così male? Per quello che avrebbe potuto essere e non sarà mai, certo, ma anche per altri motivi molto meno confezionati e assai più egoistici: vedi un film ancora ragazzina e ti capita di identificarti e affezionarti tanto al protagonista, pensi che anche quell'attore bambino con cui ti togli appena qualche anno crescerà e sai che ogni tanto potrai sbirciare nel suo futuro e che lui starà lì, da qualche parte, come te, finchè ogni cosa non finisce accartocciata e asfissiata in pochi spietatissimi minuti, e poi più nulla.


Avevo conosciuto per la prima volta Anton in Cuori in Atlantide di Scott Hicks (2001) e gli avevo voluto bene subito, una testolina riccia dallo sguardo malinconico e dolce nei panni di un ragazzino undicenne con la passione per la fotografia e la forza sovrumana di un'infanzia di cose semplici e grandi sogni, nella monotona Provincia Americana degli anni 60'; un ruolo con cui è impossibile non identificarsi almeno un po' e che mi è rimasto nel cuore (spuntarla contro Sir Anthony Hopkins in così tenera età non era cosa da poco), quello del piccolo Bobby Garfield, proprio come il protagonista di Like Crazy di Drake Doremus, che con ricci più pacati e l'altezza dei vent'anni lo vedeva misurarsi nel 2011 ormai adulto col racconto di un ingestibile amore a distanza.


È vero, personaggi e attore si confondono e non si capisce più dove inizi uno e cominci l'altro, ma in fondo è così quando un amico che non vedi da tanto tempo muore giovane: i ricordi belli che abbiamo si mescolano al resto e ti restano solo i frame migliori, quelli che si è condivisi insieme, ridendo piangendo e facendosi compagnia, laddove si poteva, laddove si doveva, col tempo che rimaneva dalla quotidianità che puntualmente ti trascinava altrove, anche con le migliori intenzioni di restare in contatto e non perdersi mai.


In Cuori In Atlantide il Ted Brautigan di Anthony Hopkins dice che quando si cresce il cuore non può evitare di spezzarsi in due, amareggiato da tutto il dolore e le delusioni che è costretto a vedere e a sopportare: Anton oggi non c'è più e il mio cuore si è spezzato un altro po', lasciando un'altra impronta senza proprietario sul sentiero di chi cresce e corre con te facendoti sentire al sicuro e meno solo per la sola ragione di esistere, molto lontano, da qualche parte.



venerdì 15 gennaio 2016

Always Alan, after all this time.


Alan Rickman non c'è più. L'annuncio passa per caso, silenzioso e agghiacciante mentre stavamo tutti pronti ad aspettare le nomination all'Oscar e a fare previsioni, lanciando invettive contro il mocio di Jennifer Lawrence e incrociando le dita per Leonardo DiCaprio. 
Solo il gioco della stagione dei premi, la gara a vedere un film dietro l'altro per stare al passo e sbagliare pronostici: tutto andato di traverso, irrimediabilmente e a ragione, perchè la morte di Alan Rickman è di quelle che fanno male, malissimo. A pochissimi giorni di distanza da David Bowie perdiamo un altro grande nome di quelli che hanno fatto storia, anche se per i media la percezione dell'evento è inevitabilmente (lo so che Bowie era Bowie) più pacata e contenuta. Anch'io ho la mia personalissima hit di canzoni favorite del Duca Bianco, ma non posso negare di non essere mai stata la sua fan numero uno e di avere sentito invece un gran brutto vuoto dentro, un buco di silenzio reso ancora più profondo dalla casa immobile e temporaneamente deserta, dopo aver appurato che la scomparsa di Alan non era solo una bufala; perchè anche se quando l'avventura di Harry Potter è iniziata avevo già 14 anni anch'io sono cresciuta con lui e con la sua generazione, a sognare scale che amassero cambiare e passaggi segreti al corridoio del terzo piano, ad aspettare la lettera per Hogwarts per poi muovermi fra i suoi corridoi come se fosse casa mia, impaurita e affascinata dalla personalità di quel Professor Piton che sembrava tanto nero e oscuro, con le sue occhiate fulminanti e un'inclinazione al disprezzo e alla vendetta privata degna del ringhio del mio Professore di Greco e latino nelle sue giornate peggiori: quanti insulti dopo la lettura del Principe Mezzosangue e quante richieste di Perdono dopo i doni della Morte per il personaggio più bello e sorprendente nell'universo creato dall'ingorda J.K. Rowling, un'imperturbabile maschera di tunica e capelli corvini che Rickman ha saputo raccontare sul grande schermo con tutta la grandezza, l'eleganza e la tragicità che l'hanno sempre contraddistinto. 


Una nota di malinconia, sempre presente in quegli occhi sottili che sembravano prestarsi così bene a ruoli negativi e ambigui ma che sapevano sposarsi con altrettanta decisione a sorrisi rari e preziosissimi: villain di notte ed eroe romantico di giorno, con quel colonnello Brandon che illuminava di sole la versione di Ragione e sentimento diretta da Ang Lee, il mio primo vero contatto con Jane Austen anche se all'epoca non mi rendevo conto di quanto potesse essere preziosa una cassetta in lingua originale da guardare obbligatoriamente a scuola durante l'ora di inglese.


Di tutti i personaggi memorabili da lui interpretati, passando dal perverso Giudice Turpin di Sweeney Todd all'Alexander Dane di Galaxy Quest fino al marito malato e coscientemente tradito del raffinato Una Promessa di  Patrice Leconte, lo Sceriffo di Nottingham di Robin Hood: Principe dei Ladri è quello a cui voglio bene più di tutti: ci guardavamo la cassetta in continuazione, io e la mia amichetta delle elementari, finendola e rimettendola da capo nella sua minutissima stanza da letto prontamente fornita di videoregistratore, coprendoci gli occhi nelle scene dove la Strega di Geraldine Chaplin arpionava con unghie affilate schifezze di ogni genere per fare le sue predizioni, ma sempre determinate a correre il rischio ad ogni singola visione come se fosse il massimo della trasgressione audiovisiva (che ne sanno i pischelli di oggi di cosa voleva dire avere 8 anni negli anni 90'?). Divertente, completamente pazzo e allucinato, pronto a strappare elegantemente il cuore al suo nemico con un cucchiaio perchè con un pugnale sarebbe stato tedioso, come avrei scoperto anni dopo lo Sceriffo era soprattutto frutto dell'estro di Alan Rickman: tanto c'avevamo Luca Ward, e chissenefregava allora dell'accento americano di Kevin Costner.



Se ne è andato così un altro pezzo della mia infanzia, un altro attore entrato a far parte di me senza chiedere niente in cambio ma dandomi tutto ciò che poteva, per il tempo di un lungometraggio andato a incastrarsi felicemente in un passato che ogni giorno si fa ancora più remoto, spinto da quella meravigliosa e maledetta clessidra del tempo che gioca con la nostra esistenza senza controllo né preavviso, ma che si tiene insieme con forza grazie ai ricordi più o meno memorabili che hanno lastricato il sentiero fino ad oggi; un'altra memoria da custodire, triste come quando guardandoti allo specchio a 12 anni sei scoppiata a piangere perchè hai realizzato improvvisamente che non saresti vissuta in eterno, e felice come quando hai capito che ogni singolo fotogramma della storia vale e varrà sempre la pena: per sempre, Alan, dopo tutto questo tempo. 


martedì 23 giugno 2015

To James, with love



È da un po' di tempo che non scrivo seriamente sul blog: so che non si dovrebbe mai abbandonare il proprio spazio troppo a lungo, smettere di condividere i post e di fare sentire la propria presenza viva nel grande oceano mare della rete, ma a volte life happens, ci si perde qualche pezzo, si cerca di aggiustarsi e non si riesce a mettere la testa lì dove dovrebbe stare, davanti allo schermo del pc sulla pagina bianca che resta in bozza per settimane.

Il caro vecchio blog però è ancora qui, e oggi mi sembrava giusto trovare qualche minuto di tempo da dedicargli perchè quando death happens c'è sempre bisogno di fermarsi un attimo e mettere in ordine i pensieri, anche se si tratta di una persona non legata a noi da vincoli di sangue o di stretta vicinanza: perchè ieri James Horner se ne è andato e con lui un altro pezzo della mia infanzia e della mia adolescenza, volato via da qualche parte in quel luogo dove tutti i nostri ricordi cercano riparo dalla tempesta per tornare ogni tanto, quando sei solo e resti fermo con lo sguardo fisso verso l'alto, per aiutarti a capire dove sei finito e dove stai andando.

Chi conosce questo spazio sa bene quanto la visione di Titanic abbia significato per la mia formazione cinematografica e nessuno potrebbe mai mettere in dubbio che le musiche di Horner abbiano fatto parte integrante della magia dalla quale i miei occhi da undicenne hanno avuto la fortuna di essere investiti: è stato allora, nell'ossessiva ricerca fra una stazione radio e l'altra di una versione di My Heart Will Go on abbastanza pulita e non rovinata dalla voce dello speaker che la mia passione per la musica, e in particolare per le colonne sonore, ha messo solide radici: una vecchia cassetta consumata che conta ben 5 versioni del pezzo (la classica, la demo del film e qualche altro remix da disco) e alcuni brani dell'ost originale beccati al volo durante un quiz che invitava gli ascoltatori a indovinare il film da cui provenivano (giusto qualche minuto sparso, ma non avendo ancora il lettore cd ed essendo sprovvista dell'audiocassetta erano una vera e propria manna dal cielo) ne è la prova inconfutabile.

Ricordare James Horner come l'autore delle musiche di Titanic sarebbe però ingiusto e riduttivo: è vero, la malinconia e il vuoto che si infondono nelle musiche del film di Cameron e che per quanto mi riguarda raggiungono l'apice nei pochi devastanti minuti in cui, alla fine del film, le luci si spengono sott'acqua lasciando il relitto della nave solo nell'oscurità, a consumarsi sotto il peso dei sogni e delle speranze che una sola tragica notte aveva spezzato per sempre, rimarrà sempre dentro di me, ma la storia del mio legame con James racconta di molte altre avventure, ciascuna grandiosa e preziosa a suo modo.
Potremmo parlare dei numeri danzanti nel tema principale di A Beautiful Mind, delle note che cavalcavano instancabili a fianco del selvaggio Tristan Ludlow in Legends of The Fall, dell'urlo di libertà di Mel Gibson nell'incitazione alla battaglia più galvanizzante della storia del cinema, della crescente e pericolosa curiosità di Fievel e della dolcezza infinita del piano che accompagnava Casper quando chiedeva all'amica Kat se poteva tenerla con sè, della metallica operosità della macchine di Asimov nell'Uomo Bicentenario e del canto di un eroe perso nella notte dei tempi, mai mai dimenticato, sotto le roventi mura di Troia nell'omonimo film con Brad Pitt ed Eric Bana: musiche di ampio respiro, sentimentali sì ma anche profondamente malinconiche e tristi di rimpianti e occasioni sfuggenti, storie di uomini perduti e ritrovati e di mondi non ancora pronti per accoglierne coraggio e grandezza, spirito e immaginazione. 

Provare a trasmettere in soli 10 brani il senso di meraviglia racchiusa nell'opera di James Horner era un'impresa talmente impossibile che ho dovuto immediatamente rinunciare: alla fine la scelta è ricaduta su 15 pezzi, fra quelli che per varie ragioni significano di più per la sottoscritta, giusto perchè un post con oltre 20 video avrebbe potuto spaventare anche i lettori più impavidi. 

Così, mentre saluto un'altra parte di me che ne va e che, per citare Rose Dawson, vivrà sempre nei miei ricordi, penso alle parole della bellissima canzone finale di Troy (un film con un sacco di difetti ma al quale tengo comunque molto, per ragioni che non è opportuno approfondire in questa sede), cantata da Josh Groban, "remember me": 
"I am the one voice in the cold wind, that whispers
And if you listen, you'll hear me call across the sky
As long as I still can reach out, and touch you
Then I will never die"

Goodbye James. As long as I still can listen to your immortal music, you'll never die for me. Never.


 

giovedì 29 gennaio 2015

International Online Film Critics' Poll, Boyhood wins best picture


La scorsa settimana vi avevo annunciato le nomination all' International Online Film Critics' Poll, il premio assegnato ogni due anni alle eccellenze cinematografiche da una giuria composta da critici provenienti da tutto il mondo, fra i quali anche la sottoscritta :) Quest'edizione ha visto il trionfo di Boyhood come miglior film, Richard Linklater miglior regista e Patricia Arquette miglior attrice non protagonista.
Michael Keaton l'ha invece spuntata sugli altri candidati con la sua performance in Birdman, mentre Cate Blanchett è sta premiata come miglior attrice protagonista per Blue Jasmine di Woody Allen. Ecco l'elenco completo di tutti i vincitori: 


BEST PICTURE
12 Years a Slave
Birdman
Boyhood
The Grand Budapest Hotel 
The Wolf of Wall Street

TOP TEN FILMS (alphabetical list)
12 Years a Slave
Blue is the Warmest Colour
Birdman
Boyhood
Her
Ida
The Grand Budapest Hotel 
The Great Beauty
The Imitation Game
The Wolf of Wall Street

BEST DIRECTOR
Alejandro González Iñárritu – Birdman
Richard Linklater – Boyhood
Wes Anderson – The Grand Budapest Hotel
Paolo Sorrentino – The Great Beauty              
Roman Polanski – Venus in Fur

BEST ACTOR
Michael Keaton – Birdman
Ralph Fiennes – The Grand Budapest Hotel
Mads Mikkelsen – The Hunt
Benedict Cumberbatch – The Imitation Game
Leonardo DiCaprio – The Wolf of Wall Street

BEST ACTRESS
Cate Blanchett – Blue Jasmine
Adele Exarchopoulos – Blue is the Warmest Colour
Rosamund Pike – Gone Girl
Julianne Moore – Still Alice
Marion Cotillard – The Immigrant

BEST SUPPORTING ACTOR
Edward Norton – Birdman
Ethan Hawke – Boyhood
Jared Leto – Dallas Buyers Club
Mark Ruffalo – Foxcatcher
J.K. Simmons – Whiplash

BEST SUPPORTING ACTRESS
Lupita Nyong'o – 12 Years a Slave
Emma Stone – Birdman
Sally Hawkins – Blue Jasmine
Patricia Arquette – Boyhood
June Squibb – Nebraska

BEST ENSEMBLE CAST
12 Years a Slave
Birdman
Boyhood
The Grand Budapest Hotel
The Imitation Game

BEST ORIGINAL SCEENPLAY
Birdman
Boyhood
Calvary
Her
The Grand Budapest Hotel

BEST ADAPTED SCEENPLAY
12 Years a Slave
Gone Girl
Snowpiercer
The Imitation Game
The Wolf of Wall Street

BEST CINEMATOGRAPHY
Birdman
Gravity
Ida
Nebraska
The Great Beauty

BEST PRODUCTION DESIGN
Gravity
Her
Mr. Turner
The Grand Budapest Hotel
The Imitation Game

BEST EDITING
Birdman
Boyhood
Gravity
The Grand Budapest Hotel
The Wolf of Wall Street

BEST ORIGINAL SCORE
Gravity
Her
Interstellar
The Grand Budapest Hotel
The Imitation Game

BEST VISUAL EFFECTS
Dawn of the Planet of the Apes
Interstellar
Gravity
Guardians of the Galaxy
The Hobbit: The Battle of the Five Armies

sabato 24 gennaio 2015

Time for The International Online Film Critics Poll!


Ladies and Gentlemen, a distanza di due anni dalla terza edizione, eccomi di nuovo qui in qualità di giurata per l' International Online Film Critics Poll, premio biennale assegnato alle eccellenze cinematografica da un gruppo selezionato di critici online provenienti da nazioni diverse. Per il biennio 2012/2014 la concorrenza è stata spietata ed è innegabile che i titoli della scorsa annata, destinati a concorrere agli Oscar 2015 il prossimo 22 febbraio, dominino nettamente in ogni categoria. Eccovi le nomination ( vincitori verranno annunciati prossimamente): 


BEST PICTURE
12 Years a Slave
Birdman
Boyhood
The Grand Budapest Hotel
The Wolf of Wall Street

BEST DIRECTOR
Alejandro González Iñárritu – Birdman
Richard Linklater – Boyhood
Wes Anderson – The Grand Budapest Hotel
Paolo Sorrentino – The Great Beauty
Roman Polanski – Venus in Fur

BEST ACTOR
Michael Keaton – Birdman
Ralph Fiennes – The Grand Budapest Hotel
Mads Mikkelsen – The Hunt
Benedict Cumberbatch – The Imitation Game
Leonardo DiCaprio – The Wolf of Wall Street

BEST ACTRESS
Cate Blanchett – Blue Jasmine
Adele Exarchopoulos – Blue is the Warmest Colour
Rosamund Pike – Gone Girl
Julianne Moore – Still Alice
Marion Cotillard – The Immigrant

BEST SUPPORTING ACTOR
Edward Norton – Birdman
Ethan Hawke – Boyhood
Jared Leto – Dallas Buyers Club
Mark Ruffalo – Foxcatcher
J.K. Simmons – Whiplash

BEST SUPPORTING ACTRESS
Lupita Nyong'o – 12 Years a Slave
Emma Stone – Birdman
Sally Hawkins – Blue Jasmine
Patricia Arquette – Boyhood
June Squibb – Nebraska

BEST ENSEMBLE CAST
12 Years a Slave
Birdman
Boyhood
The Grand Budapest Hotel
The Imitation Game

BEST ORIGINAL SCEENPLAY
Birdman
Boyhood
Calvary
Her
The Grand Budapest Hotel

BEST ADAPTED SCEENPLAY
12 Years a Slave
Gone Girl
Snowpiercer
The Imitation Game
The Wolf of Wall Street

BEST CINEMATOGRAPHY
Birdman
Gravity
Ida
Nebraska
The Great Beauty

BEST PRODUCTION DESIGN
Gravity
Her
Mr. Turner
The Grand Budapest Hotel
The Imitation Game

BEST EDITING
Birdman
Boyhood
Gravity
The Grand Budapest Hotel
The Wolf of Wall Street

BEST ORIGINAL SCORE
Gravity
Her
Interstellar
The Grand Budapest Hotel
The Imitation Game

BEST VISUAL EFFECTS
Dawn of the Planet of the Apes
Interstellar
Gravity
Guardians of the Galaxy
The Hobbit: The Battle of the Five Armies

mercoledì 31 dicembre 2014

Goodbye 2014! verso la top 10 e oltre

Salve a tutti amici capodannosi! pronti per affrontare il 2015? Come potete ben immaginare è tempo di top ten e quest'anno incredibile ma vero sono riuscita addirittura a mettere insieme una top 25! Ecco quindi a voi i 25 film che hanno segnato il mio 2014:

Ps: in fondo al post troverete anche le serie tv che ho avuto il piacere di seguire e scoprire in questa lunga annata, quelle che avrei voluto vedere e quelle che ho categoricamente evitato. Enjoy! E soprattutto, HAPPY NEW YEAR!

1)Her, Spike Jonze


2)Boyhood, Richard Linklater


3) The Wind Rises, Hayao Miyazaki


4) The Grand Budapest Hotel, Wes Anderson


5) Saving Mr Banks, John Lee Hancock


6)August: Osage County, John Wells


7)Il Giovane Favoloso, Mario Martone


8) Belle, Amma Asante


9) Interstellar, Christopher Nolan


10) Tracks, John Curran


11) Jimmy's Hall, Ken Loach


12) The Lego Movie, Phil Lord and Chris Miller


13) Gone Girl, David Fincher


14) Une Promesse, Patrice Leconte




16) The Boxtrolls, Graham Annable and Anthony Stacchi


17) The Wolf of Wall Street, Martin Scorsese


18) Twelve Years a Slave, Steve McQueen



20) How to Train your Dragon 2, Dean DeBlois


21)Captain America: The Winter Soldier, Anthony and Joe Russo


22) A Most Wanted Man, Anton Corbijn


23) Inside Llewyn Davis, Joel and Ethan Coen


24) Guardians of The Galaxy. James Gunn


25) Only Lovers Left Alive, Jim Jarmusch



Premio "ci ho provato fino all'ultimo a farti rientrare ma non sapevo dove metterti perchè mi sei piaciuto ma non così tanto": 





-The Book Thief, Brian Percival
-La Belle e la Bête, Christophe Gans
-Magic in the moonlight, Woody Allen
-Dallas Buyers Club, Jean-Marc Vallée 

Premio "Sarebbe stato in classifica e in posizione altissima se non fosse uscito direttamente in DVD che a momenti dobbiamo pure ringraziarli della carità dimostrataci": 

The Invisible Woman, Ralph Fiennes


Premio"Non sono in classifica perchè non li ho visti deal with it":

-Nightcrawler
-Mommy
-American Hustle
-Pride
-Torneranno i prati
-Jersey Boys
-Sils Maria

Premio speciale "Evento non cinematografico dell'anno ma assolutamente pertinente deal with it":

-Martin Freeman. Quello vero! In un teatro vero! In una Londra vera! In un Riccardo III vero!




















And Now, TV SERIES!


Come ogni anno non faremo nessuna classifica sul fronte seriale per mancanza di materia prima (perchè il tempo non è mai sufficiente per recuperare tutto e in ogni caso potendo scegliere preferisco vedere più film, lo sapevate già ma sapevatelo lo stesso); piuttosto, vi dirò in breve che cosa ho visto, che cosa vorrei vedere e che cosa non vedrò a breve per ragioni varie ed eventuali.

Sherlock: HE'S BACK! HE'S BACK! FUCK ALL THE OTHER THINGS HE'S BACK! Un grande ritorno, deciso a giocare con la nuova crescente popolarità della serie esplorando e sperimentando, ma mantenendo sempre e comunque l'immensità delle origini.
Peaky Blinders: il ritorno della famiglia Shelby si celebra in grande stile: sparatorie cazzutissime, interpretazioni maschili e femminili magistrali, TOM HARDY, il sempre verde accento finto Birminghamese.
Downton Abbey: il tempo del lutto è finito e la quinta serie dell'epopea familiare firmata da Julian Fellowes ha guadagnato ancora più smalto e classe. Also, bring on the GOODE.
Game of Thrones: la cosa più bella? Non aver letto una ceppa dei libri e potersi godere lo spettacolo in santa pace. Solo tre parole: TYRION, PETYR, OBERYN.
Black Mirror: uno splendido speciale di Natale in grado di farci sentire una schifezza era quello che ci voleva. Beware of technology, BEWARE OF HUMANITY.
Doctor Who: un nuovo Dottore è sempre un cambiamento epocale, ma Peter Capaldi é magnifico e la sua alchimia con Jenna Coleman PERFETTA. Una splendida ottava stagione, che ha saputo restituire vita ed equilibrio a una serie che negli ultimi tempi aveva un po' iniziato ad adagiarsi sugli allori.
Vikings: RAGNAR'S GOT THE POWER: un altro viaggio nelle suggestive tradizioni del popolo vichingo, visivamente straordinario e scritto dall'ottimo Michael Hirst, oltre che ben recitato da Travis Fimmel e dalla STUPENDA Katheryn Winnick.
Mr Selfridge: I love Shopping, ma quello di Selfridges non ha eguali: una serie che è andata migliorando di stagione in stagione, resa frizzante da script impeccabili e personaggi ben caratterizzati, uniti come in una grande famiglia Downton Abbey style, con menzione d'onore per il carismatico protagonista Jeremy Piven.
The Passing Bells: realizzata in occasione del Centenario dello Scoppio della Prima Guerra Mondiale, questa piccola miniserie si propone di raccontare con semplicità il percorso di Thomas e Michael, il primo Inglese e il Secondo Tedesco, impegnati a combattere da volontari sui diversi fronti della storia; trovare una miniserie capace di farti piangere dal minuto 2 e per ogni singola puntata non è una cosa che capita tutti i giorni.
Manhattan: scienza, etica, famiglia e segreti sono gli ingredienti di questa serie che quasi nessuno di voi ha guardato e che invece avreste dovuto guardare tutti. DROP THE BOMB!
Fargo: fa freddo e nevica parecchio nella serie ispirata all'omonimo film dei fratelli Coen. Personaggi spietati e disgustosi, humour nerissimo, poliziotti di buon cuore pronti a battersi fino alla fine, MARTIN FREEMAN e Billy Bob Thornton al TOP: qui non si amano particolarmente i Coen ma vi assicuro che Fargo funziona e colpisce parecchio, NO MATTER WHAT.
Outlander: Viaggio nel tempo, Scozia, Viaggio nel tempo, SCOZIA: se queste ragioni non dovessero essere sufficienti per recuperare Outlander, aggiungete anche una trattazione niente male di usi e costumi della Scozia del 18° secolo, un cattivo coi controbip e un bel manzo protagonista.
The Musketeers: prendete i personaggi dei romanzi di Dumas, rispettatene la psicologia e le caratteristiche e usatele per raccontare storie del tutto nuove fatte di cappa e spada, vivaci duetti e un cattivo cattivissimo come da tradizione. E allora EN GUARDE!

Devo recuperare assolutamente:
-la seconda serie di The Fall
-la terza serie di Ripper Street
-The Missing
-The Affair
-Halt and Catch Fire

Non recupererò a breve:
-True Detective: sorry, ne avete parlato talmente tanto come del capolavoro ultimo dei nostri tempi che mi è passata del tutto la voglia di vederlo. Un giorno lo vedrò, ma non è questo il giorno.
-The Leftovers: sorry, con le serie ansiogene dallo spunto irrisolvibile/forse si risolverà nel duemilamai/forse il finale sarà una delusione totale ho già dato con Lost. Ma voi divertitevi eh.

That's all folks, HAPPY NEW YEAR!




Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

condividi