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sabato 20 dicembre 2014

The Hunger Games: The Mockingjay - Part 1



"They'll either want to kill you, kiss you, or be you."

Chiudi il franchise, sdoppia il franchise: il mantra partito dai film di Harry Potter che ha contagiato a catena tutte le saghe per ragazzi e non solo ha colpito come previsto anche l'ultimo libro della serie di Hunger Games, diviso in due capitoli destinati l'uno a distanza di un anno dall'altro, con buona pace dell'attesa degli spettatori non lettori e degli stessi fan più accaniti dei romanzi: una serializzazione su larga scala che ormai domina il cinema contemporaneo e che abbiamo imparato ad accettare, mostrando un sorriso amaro addolcito solo dalla prospettiva di poter ritrovare in sala storie e personaggi in grado di accompagnarci a lungo e dai quali abbiamo grosse difficoltà a separarci, ma che mette a dura prova il valore intrinseco di una pellicola nata per contenere solo la prima metà del racconto che si appresta a portare sul grande schermo.

Non facendo il minimo sforzo per guarire la deriva della sua naturale incompiutezza, "The Mockingjay - Part 1"(Il Canto della Rivolta - Parte I) cade in pieno nella trappola consegnandoci uno spettacolo che nel proiettarsi con slancio sicuro verso il suo atteso prosieguo non riesce a caricarsi della giusta verve narrativa, ma il pugno allo stomaco procuratoci dalla distopia di Suzanne Collins resta forte abbastanza da sostenere il film e a tenere alta l'attenzione del suo pubblico senza invidiare poco o nulla alle stoccate più dolorose dei precedenti capitoli.

sabato 6 dicembre 2014

Wear a necklace of hope, Side by side with me



Are you, are you
Coming to the tree?
They strung up a man
They say who murdered three.
Strange things did happen here
No stranger would it be
If we met at midnight
In the hanging tree.

Are you, are you
Coming to the tree?
Where dead man called out
For his love to flee.
Strange things did happen here
No stranger would it be
If we met at midnight
In the hanging tree.

Are you, are you
Coming to the tree?
Where I told you to run,
So we'd both be free.
Strange things did happen here
No stranger would it be
If we met at midnight
In the hanging tree.

Are you, are you
Coming to the tree?
Wear a necklace of hope,
Side by side with me.
Strange things did happen here
No stranger would it be
If we met at midnight
In the hanging tree.

Are you, are you
Coming to the tree?
Where I told you to run,
So we'd both be free.
Strange things did happen here
No stranger would it be
If we met at midnight
In the hanging tree.

Are you, are you
Coming to the tree?
They strung up a man
They say who murdered three.
Strange things did happen here
No stranger would it be
If we met at midnight
In the hanging tree.

Are you, are you
Coming to the tree?
Where dead man called out
For his love to flee.
Strange things did happen here
No stranger would it be
If we met at midnight
In the hanging tree.

The Hanging Tree
Jennifer Lawrence - The Lumineers



venerdì 20 dicembre 2013

The Hunger Games: Catching Fire


"Remember who the real enemy is."

Se c'è una cosa che la Saga di Twilight ci ha insegnato è che la ricetta di un franchise di successo nel panorama young adult dipende da fattori imprevedibili: l'universo di Harry Potter aveva dalla sua scenari fantastici e ricchissimi, trame complesse che alternavano spietati colpi di scena e picchi emotivamente devastanti a uno spettacolo piacevole e divertente, personaggi sfaccettati e sempre dotati di grande umanità nel bene e nel male, ma come le creature nate dalla penna di Stephanie Meyer abbiano potuto conquistare il mondo intero rimane per molti profani che hanno tentato senza successo di trovare una qualche empatia con un prodotto tanto pallido ed insipido un vero mistero.

La fiamma della speranza è stata però nuovamente riaccesa grazie ad Hunger Games, la serie in 3 romanzi scritta da Suzanne Collins che dopo aver scalato le classifiche letterarie ha saputo far suo il Botteghino con un primo capitolo, diretto dall'ottimo Gary Ross, pronto a trascinare nel bel mezzo della soffocante spirale di violenza e ipocrisia del regime di Panem non solo i fan accaniti ma anche spettatori dal palato più disinteressato e sopraffino; diretto con mano esperta da Francis Lawrence (Constantine, I am Legend, Water for Elephants), subentrato alla regia dopo l'abbandono di Ross, pur potendo fare affidamento su un fan base ancor più consolidato il secondo episodio della serie Catching Fire( in italiano La Ragazza di Fuoco) non si adagia sugli allori sfruttando il maggiore budget a disposizione per confezionare un film di ottima fattura, in grado di camminare ben saldo sulla strada già egregiamente tracciata dal suo predecessore senza smarrirsi nelle logiche commerciali del franchise.

venerdì 25 maggio 2012

May the odds be ever in my favour


Annuntio vobis gaudium magnum! La sottoscritta è fra i vincitori del concorso per la migliore recensione di Hunger Games su BestMovie.it:


 Il premio? Le due guide al film arrivate sane e salve a destinazione...


 ...ma soprattutto un'altra piccola grande soddisfazione da aggiungere alla mia collezione. 
Perdonate l'intervento palesemente celebrativo, ma dato che siamo a casa mia mi sembra giusto onorare l'evento e condividerlo con voi :)
Se volete leggere la mia recensione del film (film che date le circostanze ormai qui ha acquisito valore storico, è innegabile) potete trovarla nel blog alla pagina The Hunger Games, o andare direttamente su BestMovie.it!

MAY THE ODDS BE EVER IN MY FAVOUR.

lunedì 7 maggio 2012

The Hunger Games


"May the odds be ever in your favor".

Come per altre famose saghe letterarie, anche le origini di The Hunger Games appartengono ormai alla leggenda: il mito racconta di una sera come tante altre, trascorsa facendo zapping davanti alla tv, in cui la scrittrice Suzanne Collins si sarebbe ritrovata a passare dall'ennesimo reality show alle notizie sui caduti in Afghanistan, notando improvvisamente un'inquietante somiglianza nella violenza delle due visioni.

Ecco allora lì dove oggi si estende il Nord degli Stati Uniti la nascita della Terra di Panem, figlia di un futuro distopico che ha consegnato la nazione nelle mani della privilegiata Capitol City: sfruttati e sottomessi per scongiurare ogni tentativo di ribellione, i 12 distretti del Paese sono quindi costretti a partecipare agli Hunger Games, spietato reality show in cui un ragazzo e una ragazza, estratti a sorte per sacrificarsi come tributi al mantenimento della pace, combattono all'ultimo sangue per deliziare gli abitanti della Capitol.

mercoledì 17 agosto 2011

Winter's bone




"I'd be lost without the weight of you two on my back. I ain't going anywhere" (Ree)


C'era una volta l'America, la terra delle opportunità dove il talento era premiato e i sogni impossibili diventavano realtà, quella che a Capodanno si scatenava a Times Square e imponeva il divieto di fumare al Central Park, quella dell'alto albero di Natale al Rockefeller Center e degli imponenti grattacieli delle cities, quella del Super Bowl e delle cheerleaders nelle scuole, quella che si acceca delle luci di Las Vegas e si abbronza al sole di Miami: sembra impossibile che dietro al volto tanto familiare al pubblico straniero a suon di romantiche commedie e telefilm per famiglie viva dimenticata un'ombra scomoda e sgradevole, troppo orgogliosa e riservata per abbassare la testa e ammettere di essere stata sconfitta.

Sullo sfondo di un panorama desolato dalle sfumature quasi post apocalittiche (perfettamente sostenute dalla monocromatica e glaciale fotografia di Michael McDonough) fatto di baracche arrugginite e vecchi magazzini, foreste malinconiche dove per vincere la fame gli scoiattoli vengono cacciati e scuoiati a mani nude e una strada che in quanto a desolazione ha ben poco da invidiare a quella di Cormac McCarthy, un vento freddo che paralizza gli affetti e cancella l'umanità soffia sul “gelido inverno” di Debra Granik per raccontare la vita della giovane Ree, diciassettenne col sogno di entrare nell'esercito alla ricerca di un posto nel mondo come ogni altra sua coetanea. Un ideale punto di partenza per un commovente romanzo di formazione a lieto fine, se non fosse che Ree, figlia di uno spacciatore di droga che ha ipotecato la sua stessa casa per pagarsi la cauzione, sente già dentro di sé che probabilmente lo squallore dell'altopiano di Ozark nel Missouri, con i suoi fantasmi e il suo codice d'onore e omertà non scritto ma inviolabile, non le restituiranno mai la libertà.
Dura e determinata, ma allo stesso tempo materna con i fratellini e con la madre malata, mentre le sue compagne di classe sono impegnate a organizzare il ballo di fine anno, Ree non esita a prendersi responsabilità troppo grandi per la sua età e ad andare personalmente alla ricerca del padre, nonostante numerosi avvertimenti e velate minacce da parte dei suoi stessi parenti (perfetta l'interpretazione di John Hawkes nei panni dello zio violento e protettivo) e vicini, scontrandosi contro il muro di cemento di una comunità che le farà assaggiare polvere e sangue per un tradimento non può e non deve rimanere impunito. Già emersa in The Burning Plain, Jennifer Lawrence ci regala una performance matura e impeccabile, nel ritratto di una giovane dalla volontà di ferro disposta a tutto pur di salvare quel che resta della sua famiglia, una roccia apparentemente impossibile da scalfire, ma che proprio nel momento più topico e sconvolgente, quando quello che sembrava un thriller crudele e spietato si trasforma in un dramma dalle feroci inclinazioni horror, cede il passo a una semplice adolescente sconvolta e disperata che ha solo bisogno dell'amore e del sostegno dei suoi cari e che non avrebbe mai voluto essere lì.
Tratto dal romanzo di Daniel Woodrell e candidato a 4 premi Oscar, Winter's Bone scava nel cuore più triste e disilluso degli States, dove l'incantesimo è andato in pezzi e il sogno americano ha smarrito sé stesso, per tornare alle ossa di una Nazione che si professa invincibile e che invece, immensa e imprevedibile, seppellisce il suo dolore fra le montagne.
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