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sabato 6 gennaio 2018

Wonder Wheel


"When it comes to love we all turn out to be our own worst enemy."

La vita è una tragicommedia dal finale irrisolto in cui siamo attori e spettatori, prigionieri di ruoli troppo ben interpretati e unici veri responsabili della nostra infelicità e caduta: Dio, le Parche e il Fato potranno anche metterci lo zampino e fare rimbalzare gli anelli sulla balaustra giusta al momento giusto, ma la macchina non si metterebbe mai in moto se ogni nostra azione non avesse una conseguenza e ogni sincera volontà di cambiare non fosse sciacquata via con grande facilità, vinta da una marea di nevrosi e tormenti nella quale forse non sguazziamo poi così male.

Nonostante l'età avanzata e una produttività inarrestabile quanto pericolosa per la qualità stessa del lavoro (un film all'anno sarebbe uno standard difficile da mantenere per qualunque regista più fresco) Woody Allen sa bene quale storia vuole raccontare e come raccontarla, trovando ancora una volta un modo stimolante di rappresentare il dramma in più atti che l'umanità non smette di recitare dalla notte dei tempi e che con l'età sembra occupare con sempre maggiore insistenza i suoi pensieri: assecondando il monito del protagonista del suo precedente Cafè Society che con un sorriso di rassegnazione si riferiva alla vita come a una commedia scritta da un sadico autore, a dare cuore e anima a Wonder Wheel( in Italia, La Ruota delle Meraviglie) è il teatro coi suoi trucchi e meccanismi più amati e familiari, sotto le luci del palcoscenico vintage di giostre sgangherate e vestiti sgargianti della Coney Island degli anni 50', per mettere in scena il fallimento di una donna che per nevrosi e mal di testa non può che rivaleggiare coi personaggi alleniani migliori.

domenica 28 febbraio 2016

The Revenant vs Steve Jobs: fra fiumi di parole e sovrumani silenzi, nel bel mezzo di un gelido inverno



"Qualsiasi racconto tradizionale di argomento religioso o eroico, nel quale i fatti e i personaggi, sia immaginari sia desunti dalla storia (ma soggetti in questo caso a un’amplificazione fantastica che altera il dato storico), sono in genere collegati con luoghi e tempi determinati": dritta dritta dalla Treccani, questa definizione di leggenda si mette ben volentieri a servizio del mezzo cinematografico e dei suoi snodabili strumenti per consacrare il racconto di due uomini le cui vite sono state unite sotto la corona d'alloro del mito anche se per ragioni completamente differenti; Hugh Glass, guida delle montagne il cui spirito è rimasto intrappolato fra i ghiacci di un America dimenticata da Dio e dall'umanità stessa, e Steve Jobs, stella del ventesimo secolo strappata via alla vita troppo presto per non diventare un'icona assoluta da venerare, pronto ad ispirare tanti giovani col suo stay hungry stay foolish e a tenere viva la fiamma del proprio estro con tutta l'energia e ostinazione di chi è certo di avere sempre la vittoria in tasca.

Interpretati sul grande schermo rispettivamente da Leonardo Di Caprio in The Revenant e da Michael Fassbender in Steve Jobs, i nostri due protagonisti sono talmente distanti e polari che accostarli sembrerebbe un azzardo troppo grande e insostenibile: eppure, lasciando da parte la corsa all'Oscar e il duello che vedrà probabilmente trionfare DiCaprio dopo anni di prese in giro e cocenti delusioni (nessuno degli altri candidati, Fassbender a parte, è davvero in grado di contrastarlo quest'anno nella corsa alla statuetta) è la stessa leggenda e la sua capacità di vivere attraverso il potere del racconto, orale e scritto prima, cinematografico poi, a trasfigurare le loro vite e a prestarle al grande schermo per una trasposizione che sappia rendere loro la giustizia che meritano, consegnando il proprio lascito alla clemenza della nostra memoria e alla naturale deformazione che l' immaginazione non può fare a meno di produrre.

giovedì 19 aprile 2012

Back to Titanic

Qual è il tuo film preferito?Per molti sarà la domanda più facile del mondo, ma per la sottoscritta si traduce in momento di panico assoluto: avere delle preferenze è inevitabile e necessario, ma fra le tante luminose stelle nella galassia cinematografica fermarsi a guardarne una sola è davvero troppo difficile. 
Se qualcuno mi chiedesse invece quali film fanno parte della mia hit parade personale, non solo risponderei più volentieri, ma vi direi anche anche che fra i tanti in lista(richiederebbe un post a parte quindi rimandiamo i dettagli a un'altra occasione) un posto d'onore è occupato senza dubbio da Titanic di James Cameron.


il poster che da anni resiste alle intemperie nella mia stanza in esclusiva per voi...

giovedì 22 settembre 2011

Mildred Pierce


“to hell with her.”

Il pregiudizio che da sempre vorrebbe il piccolo schermo schiavo di produzioni di media qualità al fine di soddisfare i difficili palati degli spettatori crolla miseramente dinanzi alle grandi produzioni dell'ultima stagione televisiva americana: l'impeccabile Hbo, già regina incontrastata grazie a "game of thrones" e "Boardwalk Empire" torna a stupire il suo pubblico con “Mildred Pierce”, miniserie in 5 puntate andata in onda sul canale in aprile e recentemente presentata al Festival di Venezia come omaggio al suo regista Todd Haynes, membro illustre della giuria, prima di debuttare per l'Italia su Sky Cinema dal 14 ottobre.

A quasi dieci anni dallo splendido "lontano dal paradiso"(far from heaven) Hanyes torna a raccontare ombre e ipocrisie del sogno americano con una storia tutta al femminile tratta dall'omonimo romanzo di James M. Cain (“il postino suona sempre due volte”) e già brillantemente trasposto da Michael Curtis con una Joan Crawford da Oscar come protagonista: un passato impegnativo, con quale la miniserie evita sapientemente il confronto abbandonando i toni noir della versione del 1945 per quelli del melodramma d'autore, complice una fedeltà al testo originale all'epoca soffocata dalla scabrosità dei temi trattati.

giovedì 12 maggio 2011

Unsinkable quotes

Rose: I love you, Jack.
Jack: Don't you do that, don't say your good-byes. Not yet, do you understand me?
Rose: I'm so cold.
Jack: Listen, Rose. You're gonna get out of here, you're gonna go on and you're gonna make lots of babies, and you're gonna watch them grow. You're gonna die an old... an old lady warm in her bed, not here, not this night. Not like this, do you understand me?
Rose: I can't feel my body.
Jack: Winning that ticket, Rose, was the best thing that ever happened to me... it brought me to you. And I'm thankful for that, Rose. I'm thankful. You must do me this honor. Promise me you'll survive. That you won't give up, no matter what happens, no matter how hopeless. Promise me now, Rose, and never let go of that promise.
Rose: I promise.
Jack: Never let go.
Rose: I'll never let go, Jack. I'll never let go.
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Old Rose: Fifteen-hundred people went into the sea, when Titanic sank from under us. There were twenty boats floating nearby... and only one came back. One. Six were saved from the water, myself included. Six... out of fifteen-hundred. Afterward, the seven-hundred people in the boats had nothing to do but wait... wait to die... wait to live... wait for an absolution... that would never come.
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Lewis Bodine: We never found anything on Jack... there's no record of him at all.
Old Rose: No, there wouldn't be, would there? And I've never spoken of him until now... Not to anyone... Not even your grandfather... A woman's heart is a deep ocean of secrets. But now you know there was a man named Jack Dawson and that he saved me... in every way that a person can be saved. I don't even have a picture of him. He exists now... only in my memory.


domenica 23 agosto 2009

the reader

per un film come "the reader" trovare le parole giuste è cosa alquanto ardua se non impossibile:impossibile è infatti riuscire a trovare una scappatoia fra le innumerevoli chiavi di lettura e i prurigginosi interrogativi che la pellicola mette in luce,domande che richiedono risposte che nessun essere umano può essere in grado di dare.al di là di tutti gli scandali che il film ci presenta e al di là soprattutto della relazione fra michael e hanna ,che a mio parere se pur messa in bella vista è la cosa alla quale meno dovremmo attaccare il nostro sconvolgimento,ciò che davvero ci attanaglia è il peso della verità.una verità che ci costringe ad esaminare i singoli casi,una verità che ci costringe a vedere che il nazismo non è stato solo il prodotto di menti malate ma anche e soprattutto di ignoranza.un'ignoranza celata ,nascosta per vergogna come quella di hanna.ma la linea di demarcazione fra ciò che lecito ignorare e ciò che è disumano non comprendere è sottile al di là di ogni limite,come la linea fra ciò che sembra legalmente giusto e ciò che moralmente non lo è.fino a che punto una legge può essere applicata?fino a che punto un'ordine può essere eseguito senza discutere?se un giudice applica la legge agisce correttamente dal punto di vista legale le sue responsabilità morali sono intoccabili?tanti interrogativi,tante domande senza risposta.il vero problema è che cercare di rispondere vuol dire cercare di capire e non si può rischiare di trovare una giustificazione a una delle pagine più nere della storia.al di là di tutti i quesiti etici che scatena dentro di noi "the reader" è fondamentalmente un film sui sentimenti.quelli di michael ,giovane ragazzo appassionato che con tutta l'incoscienza della giovinezza si lancia nella relazione con hanna,sconvolgendo il suo stesso equilibrio di adolescente,e quelli di hanna,incapace di leggere e di provare calore finchè la consapevolezza delle sue azioni successivamente raggiunta non le fa comprendere che le sue colpe sono imperdonabili per arrivare poi all'estremo gesto senza redenzione.un film doloroso ,inquietante.bellissimo.





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