Oltre i confini del sequel e del prequel, del remake e del revival, un'altra inquietante creatura figlia del nostro tempo ha trovato terreno fertile e battuto cassa come non mai fra le braccia di Mamma Disney: l'adattamento live action dei classici dell'animazione del passato, la resurrezione delle opere che tutti conosciamo pressoché a memoria dopo anni di rewatch in cassetta e in dvd, con qualche piccolo splash di revisione e ampliamento narrativo e un'imponente apparato di scenografie e costumi che non badi a spese, per vedere realizzata la fantasia di avere attori in carne e ossa che abbiano le caratteristiche giuste per dare vita ai personaggi che hanno popolato la nostra infanzia.
Non che nella nostalgia ci sia qualcosa di sbagliato: il mito dell'età dell'oro è la ricerca di un rifugio dall'oppressione quotidiana che ci piace sempre tanto e che da qualche anno a questa parte è stato pompato come non mai(come se ormai si fosse raggiunto un limite alle cose che possano essere create, scoperte, esplorate), ma quando la riscoperta si traduce in un copycat senz'anima del tutto dipendente dal ricordo di ciò che è stato e in grado di contribuire poco o niente a un arricchimento della storia, qual dovrebbe essere l'utilità ha l'intera operazione?
"If you want the truth, you should seek it out for yourself. That's what they're afraid of: you."
Dopo aver portato sul grande schermo la nascita del fenomeno Facebook(The Social Network) epersinola caccia ad Osama Bin Laden(Zero Dark Thirty), il cinema tenta ancora una volta di fare un buon servizio al presente e ai suoi più audaci protagonisti, approfittando di storie contemporanee per mezzi e ambientazione ma dall'anima atemporale, pur nella consapevolezza che testimoniare un evento quasi in tempo reale non necessariamente vuol dire abbracciare il punto di vista migliore.
Il curioso caso del sito Wikileaks, blindatissima roccaforte per ribelli e avventurieri pronti a sfidare il sistema usando come scudo l'incontenibile oceano della Rete, era materiale troppo appetibile per riuscire ad evitare a lungo le attenzioni della macchina da presa: nonostante la presenza di Bill Condon alla regia e due attori europei di calibro come Benedict Cumberbatch e Daniel Bruhl rispettivamente nei panni del controverso fondatore del sito Julian Assange e del suo braccio destro Daniel Domscheit-Berg, The Fifth Estate ( in Italia Il Quinto Potere, perchè resistere al potere della citazione era evidentemente impossibile) sembrava già nato sotto una cattiva stella, a causa delle polemiche che avevano perseguitato il progetto ancor prima della sua effettiva realizzazione: valeva davvero la pena di investire nell'impresa e sfidare le ire dei sostenitori di Wikileaks realizzando un lungometraggio di finzione su eventi tanto contestati? Rivelatosi un'opera non scevra da difetti, il film merita senza dubbio qualche riserva, ma non abbastanza da compromettere una risposta positiva.
Dopo The Social Network di David
Fincher, il meraviglioso e inquietante mondo della rete cattura di nuovo l’attenzione
del grande schermo con Wikileaks - il
Quinto Potere ( The Fifth Estate), pellicola diretta da Bill Condon in
arrivo nelle sale italiane il 28 ottobre 2013: il film, dedicato alla genesi
del famigerato sito divenuto nel giro di pochi anni un vero e proprio portale
per la divulgazione di scottante materiale classificato e un inno alla libertà
di informazione, racconterà gli eventi che più hanno contraddistinto l’attività
del sito( le violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo Kenyota, il
crack della banca islandese Kaupthing e soprattutto l'incontenibile fuga di
documenti classificati dell'esercito americano grazie alla talpa Bradley
Manning) attraverso gli occhi del suo carismatico fondatore Julian Assange e di Daniel Domsheit-Berg, suo braccio
destro e amico dal 2007 al 2010.
Dovevano essere anni di serenità e rinascita, destinati a spazzare via il dolore del Primo Conflitto Mondiale per aprire le porte ad un nuovo e radioso futuro: invece, il biennio seguente alla fine della Guerra ha finito per far vivere agli abitanti di Downton Abbeyil periodo peggiore della loro esistenza. Per fortuna il teorema non è stato comunque applicato a tutti i personaggi, la maggior parte dei quali sono in fine maturati e diventati decisamente più belli e sfaccettati di quanto non fossero quando li abbiamo conosciuti.
Molte cose dovranno cambiare nella quarta stagione, ma mentre ci prepariamo ai soliti moderati mesi di attesa prima di riabbracciare la nostra famiglia aristocratica preferita, consoliamoci con un bel post contenente tutti i link alle recensioni per gli episodi della terza serie incluso l'ultimo ( infame) Christmas Special; ma soprattutto, ringraziamo il cosmo perché Maggie Smith fresca di Golden Globe ha finalmente ufficializzato il rinnovo del suo contratto. Grazie Golden Globe, GRAZIE.
La legge dello spoiler per molti è sacra e inviolabile: rivelare senza preavviso allo spettatore un dettaglio chiave della puntata della sua serie più amata prima della visione può diventare un tradimento difficile da perdonare, condannando colui che l'ha commesso più o meno consapevolmente alla messa al bando perchè colpevole di aver rovinato un appuntamento tanto atteso.
Non potendoci esimere dal raccontare alcuni scioccanti colpi di scena presenti del Christmas Special di Downton Abbey vi raccomandiamo dunque di NON proseguire oltre nella lettura finchè non avrete visto l'episodio, perché la portata degli eventi in questione è talmente devastante da rischiare di mettere in discussione non solo l'episodio in sé ma persino il vostro amore per l'intera serie.
“Every man or woman who marries into this house, every child born into it, has to put their gifts at the family’s disposal.”
I ruggenti anni 20′ sono appena agli inizi ma è già arrivato il momento di salutareDownton Abbeye tutti i suoi protagonisti, nella speranza che salvo l’imminente speciale natalizio quest’ottavo episodio non sia un addio ma soltanto un arrivederci.
Dopo quanto avvenuto l’ultima volta il finale di stagione non poteva che essere in gran parte dedicato alle disavventure di Thomas(Rob James Collier), colpevole di aver rivelato i propri scandalosi sentimenti per Jimmy(Ed Speleers) e per questo praticamente costretto a lasciare il proprio posto a Bates(Brendan Coyle), ormai pronto a lasciarsi alle spalle la triste parentesi carceraria che ha occupato anche troppo spazio nel corso della serie: nonostante tutto, il Signor Carson(Jim Carter) è comunque ben disposto a lasciare andare via Thomas con delle ottime referenze, ma grazie alla sua influenza O’ Brien riesce a convincere Jimmy a minacciare un pubblico scandalo se il valet non verrà umiliato per il suo squallido comportamento. Piegato dalla minaccia di uno scandalo, Carson è allora costretto a cedere e a rifiutare a Thomas ogni referenza, distruggendo ogni sua prospettiva e lasciandolo del tutto incapace di reagire e di difendersi.
“Oh, well, that is an easy caveat to accept because I’m never wrong”(Lady Violet)
Il dolore della perdita è giusto e inevitabile, ma col tempo la ferita può forse tentare di rimarginarsi grazie l'amore per chi si è appena affacciato alla vita: il tempo di lasciare il lutto e andare avanti è alla fine arrivato a Downton Abbey, con un settimo episodio che in vista della conclusione non sembra ancora pronto a chiudere i giochi e preferisce piuttosto seminare ulteriori interrogativi e spunti interessanti, per storyline non ancora concluse o sul punto di ricominciare da zero in una veste completamente nuova.
La quiete dopo la tempesta:
superata la prova del difficile e dolorosissimo quinto episodio, il sesto
appuntamento con la terza serie di Downton Abbey domandava una calma necessaria quanto dovuta, con i personaggi
scottati dagli eventi che tentano di iniziare gradualmente a guarire per
ritrovare la propria direzione narrativa, in un equilibrio decisamente insolito
e in principio estraneo ma che riuscirà presto a stabilizzarsi.
“We've seen some troubles you and I; Nothing worse than this.”
Sin dalla seconda stagione, il quinto episodio è un momento atteso e temuto per gli spettatori di Downton Abbey, quando giunti a un punto cruciale della narrazione Julian Fellowes ha l’abitudine di stravolgere gran parte degli equilibri faticosamente raggiunti senza timore di incontrare il disappunto del pubblico: purtroppo, anche in questa terza stagione la tradizione non è venuta meno e l'emotività degli spettatori è stata messa a dura prova da un colpo di scena che nel piccolo universo di Downton ha la portata e le dimensioni della catastrofe.
Nonostante il vasto parco e gli splendidi giardini, Downton Abbeynon può certo definirsi una serie di spazi aperti: il Castello è una forza centripeta che attira e custodisce i suoi abitanti per tutta la durata della loro permanenza, intrecciandone le numerosissime storyline e seguendone il percorso, senza riuscire a riservare altrettanta dedizione a coloro che invece scelgono di allontanarsene; il destino di questi personaggi, finiti a gravitare lontano dalla Casa e quindi per questo a rischio di estinzione, è ritornare sui propri passi per riabbracciare la perduta dimora o rimanere lì, in quella sorta di limbo stagnante dove i loro drammi personali rischiano di assorbire quanto ancora d' interessante avevano da dirci.
Non c'è allora da stupirsi che Julian Fellowes abbia scelto di concentrare il quarto episodio della serie su Sybil(Jessica Brown-Finlay) e il marito Tom Branson(Allen Leech), coinvolti nelle vicende dell'indipendenza irlandese solo per dover abbandonare in fretta e furia un mondo che, per quanto promettente e ricco di spunti d’interesse, risulta troppo lontano dal centro dell’azione per poter essere coltivato a dovere: piombato a Downton nel bel mezzo di una notte piovosa, Tom è sconvolto dopo aver visto bruciare il Castello di un grosso proprietario terriero e aver lasciato indietro Sybil, incinta e sola in un paese straniero, nel tentativo di seminare la polizia.
Going to One Wedding Brings on Another. Idealmente concluse col matrimonio le tribolazioni sentimentali di Mary(Michelle Dockery) e Matthew(Dan Stevens), sembrava che anche per la sempre trascurata e poco amata Lady Edith(Laura Carmichael) fosse giunto il momento di avviarsi all'altare e iniziare una nuova vita: purtroppo, Julian Fellowes ha ritenuto opportuno che i guai della sorella mezzana non dovessero ancora avere fine e invece di realizzare il suo sogno ha preferito infliggerle una ferita troppo pesante persino per lei, ormai avvezza alla condizione di semplice ed eterna spettatrice della felicità altrui.
Il terzo episodio della terza serie di Downton Abbey punta subito i riflettori su una Edith raggiante e finalmente protagonista della scena, impegnata a sovrintendere i preparativi per del suo matrimonio con Sir Anthony Strallan( Robert Balthurst), dopo un corteggiamento che aveva visto la ragazza molto più sicura dell'amato riguardo ai suoi sentimenti: nonostante tutto sia ormai pronto per il grande giorno, Lord Grantham(Hugh Bonneville) e Lady Violet(Maggie Smith) non riescono a placare i loro dubbi su un'unione che ritengono del tutto male assortita, a causa della notevole differenza d'età fra i futuri sposi, non mancando mai di far notare quanto i presupposti di questo matrimonio siano sbagliati.
Dopo essere convolati finalmente a nozze per la gioia di tutti i loro fan, Matthew(Dan Stevens) e Mary(Michelle Dockery) tornano a casa dalla luna di miele francese a bordo di una nuova auto fiammante, guidata dallo stesso Matthew perché un autista non è più necessario: leitmotiv di questo secondo episodio, il bisogno di guardare al futuro accettando di evolversi secondo i ritmi e i tempi richiesti dal 1920("Some animals adapt to new surroundings. It seems a better choice than extinction")continua a farsi strada nella terza serie di Downton Abbey, senza disdegnare un velo di malinconia per l''estinzione della raffinata etichetta e dei riti mondani che tanto a lungo hanno abitato le vite dei personaggi e che ci hanno sempre affascinato.
La preoccupante situazione
economica in cui versa Downton non è cambiata, con Matthew che rifiuta ancora
di accettare la cospicua eredità del padre di Lavinia: convinta che l'ultima
speranza per evitare il disastro sia la generosità della nonna Martha
Levinson(Shirley MacLaine), Mary si unisce a Lady Violet(Maggie Smith) per
organizzare una cena spettacolare e clamorosamente eccessiva che dimostri alla
ricca americana quanto sia importante preservare la Tenuta.
Dopo aver attraversato gli ultimi sfarzi del periodo edoardiano e la Prima Guerra Mondiale Downton Abbey si prepara ad accogliere i ruggenti anni ’20, con una terza serie decisa a risolvere subito molti degli snodi narrativi trascinati nei capitoli precedenti.
Dopo aver impiegato ben 9 anni prima di dichiararsi nello splendido Christmas Special, Mary (Michelle Dockery) e Matthew (Dan Stevens) sembrano finalmente pronti a fare il grande passo, ma una pesante ombra grava sulla famiglia in festa: a causa di investimenti sbagliati Lord Grantham (Hugh Bonneville) ha perso gran parte del suo patrimonio mettendo a rischio la stessa Tenuta e la salvezza potrebbe arrivare proprio grazie a Matthew, divenuto uno degli eredi della fortuna lasciata dal padre della sua precedente fidanzata Lavinia Swire( Zoe Boyle), morta di spagnola nel 1918.
Fedele al suo onore e ai suoi principi Matthew rifiuta però di accettare il denaro destinato da Reggie Swire a colui che credeva sarebbe presto diventato suo genero, finendo per litigare pesantemente con Mary: preoccupata per le prospettive sue e della sua nuova famiglia, la ragazza è determinata a fare qualsiasi cosa pur di salvare il mondo in cui è cresciuta, non essendo ancora disposta ad abbandonare quella parata di titoli e tradizioni che però ha già iniziato a sgretolarsi.
"I very much regret to announce that we are now at war with
Germany": nelle parole preoccupate di Lord Grantham(Hugh Bonneville) la prima serie di Downton Abbey si era conclusa con un
cliffhanger inevitabile quanto efficace, lasciando alla Prima Guerra Mondiale
il compito di minacciare gli equilibri che per secoli avevano saldamente
sostenuto l'aristocrazia inglese.
La seconda stagione non poteva
allora che aprirsi nel bel mezzo del Conflitto, con Matthew( Dan Stevens) e
Thomas(Rob James-Collier) pronti a combattere nella stessa trincea, luogo dove
le differenze di classe sono rese inutili dal freddo e dal fango: il Fronte
della Somme è lontanissimo dalla serena campagna inglese, ma i venti di Guerra
del 1916 alla fine arrivano persino a Downton, con la dimora dei Crawley che
apre le porte ai feriti per trasformarsi in un vero e proprio ospedale.
Mentre la Storia fa il suo corso,
i numerosi personaggi continuano ad attraversare gli splendidi saloni a noi ormai tanto familiari
alla ricerca del proprio destino, uniti più che mai dalla tragedia collettiva
del Conflitto, per affrontare ostacoli che nel gusto dello sceneggiatore Julian
Fellowes sembrano sempre più insormontabili: peccato che una volta vinta la
Guerra e superata così la commovente prima parte della serie, l'elemento
sentimentale tanto importante e sempre trattato con delicatezza dallo script
abbia finito per sovraccaricare la storia oltremisura, introducendo soluzioni
patinate e colpi di scena tanto improbabili quanto non particolarmente
ispirati.
è una gelida notte d’Aprile del 1912 quando il Titanic si inabissa nell’Atlantico spezzando le vite di oltre 1500 persone: la notizia corre attraverso i fili del telegrafo e arriva in fretta persino nello Yorkshire, dove la vita di una ricca famiglia di antico lignaggio sta per cambiare per sempre.
Downton Abbey, splendida dimora immersa nella campagna inglese appartiene ai conti di Grantham da generazioni, al punto da spingere Robert Crawley, l’ultimo Conte, a sposare per salvarla dalla rovina la ricca ereditiera americana Cora: il destino vuole però che dal matrimonio, rivelatosi una felice unione nonostante le fredde premesse, nascano solo tre figlie femmine e che Patrick Crawley, il cugino destinato ad ereditare tenuta e titolo e a sposare una delle ragazze per mantenere intatto il patrimonio, muoia insieme al padre proprio nel naufragio del Titanic.
Date le infauste circostanze, i Crawley sono così costretti ad accettare come nuovo erede un lontanissimo quanto inadeguato cugino: Matthew, giovane avvocato dalla tranquilla esistenza borghese, entrerà nel microcosmo di Downton con un certo disagio verso le abitudini e i lussi della nobiltà e diventerà subito un interessante partito per Mary, primogenita e figlia favorita del conte, con la quale inizierà una lunga e sofferta altalena amorosa.