“Take her to the moon for me, okay? - I’ll try, Bing Bong.”
Certe volte vorresti odiarli, i cari amici della Pixar: ti convinci che ormai hanno esaurito le idee, che ti stanno piegando alle logiche del merchandising e dei sequel/prequel, che la festa stia davvero per finire e tanti saluti alla lampadina; loro invece, di tutta risposta e quasi offesi dall'onta subita, appena possibile tirano fuori dal cappello un film come Inside Out, dimostrandoti ancora una volta di saper gestire materiale spinoso sulla carta con grande maturità e delicatezza e di non avere dimenticato come si segna un punto di non ritorno, nell'azzardo visivo ma soprattutto narrativo ricercato con insistenza dagli Studios negli ultimi anni.
The wind is howling like this swirling storm inside
Couldn't keep it in, heaven knows I tried
Don't let them in, don't let them see
Be the good girl you always have to be
Conceal, don't feel, don't let them know
Well, now they know
Let it go, let it go
Can't hold it back anymore
Let it go, let it go
Turn away and slam the door
I don't care what they're going to say
Let the storm rage on
The cold never bothered me anyway
It's funny how some distance makes everything seem small
And the fears that once controlled me can't get to me at all
It's time to see what I can do
To test the limits and break through
No right, no wrong, no rules for me
I'm free
Let it go, let it go
I am one with the wind and sky
Let it go, let it go
You'll never see me cry
Here I stand and here I'll stay
Let the storm rage on
My power flurries through the air into the ground
My soul is spiraling in frozen fractals all around
And one thought crystallizes like an icy blast
I'm never going back, the past is in the past
Let it go, let it go
And I'll rise like the break of dawn
Let it go, let it go
That perfect girl is gone
Here I stand in the light of day
Let the storm rage on
The cold never bothered me anyway
Let It Go
Idina Menzel
(Frozen soundtrack)
Approfitto di questo post canterino per dirvi che un estratto dalla mia recensione di Frozen è stato pubblicato su Best Movie di febbraio! Come si dice...THE COLD NEVER BOTHERED ME ANYWAY! :)
And mountain rain combining This icy force both foul and fair Has a frozen heart worth mining Cut through the heart, cold and clear Strike for love and strike for fear There's beauty and there's danger here Split the ice apart Beware the frozen heart."
Non è facile essere una principessa Disney nel ventunesimo secolo: il ricordo dell'Età dell'Oro, sinonimo di una qualità perduta nel tempo eppure incapace di dialogare col presente abbandonando la cornice del classico è un'eredità pesante come un macigno, minacciosa e diffidente nei confronti di un approccio che tenti di proporsi come nuovo e fresco.
La Frizzante Rapunzel di Tangled e la rossa ribelle Merida di Brave( tecnicamente figlia della Pixar ma di fatto "adottata" dalla Disney in virtù del comune tramite rappresentato da John Lasseter)avevano già dimostrato che assecondare il più smaliziato gusto contemporaneo senza eclissare la propria dignità e identità è ancora possibile, grazie a un'idea di amore universale che sappia guardare al di là del cavallo bianco del Principe consacrando definitivamente un agognato e sacrosanto desiderio di emancipazione.
Appena approdate in sala, le principesse sorelle Elsa ed Anna riescono persino a fare di meglio delle due precedenti colleghe: diretto da Chris Buck e Jennifer Lee, prima donna alla regia di un lungometraggio d'animazione, grazie al ponte ghiacciato costruito con cautela fra passato e futuro Frozen riesce a restituire al Canone vitalità ed energia, imparando dagli errori di ciò che è stato e raggiungendo vette (innevate) decisamente inaspettate.
Preparare un Piano di Battaglia prima di partire per un lungo viaggio è essenziale, ma le piacevoli sorprese affidate alla pura forza della casualità hanno un sapore decisamente invitante: nel mio caso, reduce da un esame dato appena 4 giorni prima del decollo verso la nostra meta prescelta alias la bella capitale olandese Amsterdam, il tempo per fare le dovute indagini e preparare un itinerario che andasse un po' al di là delle solide indicazioni della guida turistica si è tristemente ridotto causa studio matto e disperatissimo, ma nonostante le mille possibilità offerte dal World Wide Web il destino ha voluto mettersi sulla mia strada assumendo la forma di un opuscolo turistico come tanti altri, di quelli di cui adoro fare incetta una volta giunta nella mia nuova destinazione.
God Bless the Brochure...
Grazie al libello in questione ( di cui potete vedere sopra una diapositiva) sono così venuta a conoscenza della presenza della Mostra per i 25 anni della Pixar proprio presso l' Amsterdam EXPO, un lucente edificio nascosto in un complesso di slanciati e imprevedibili palazzi cristallini: lasciare lo splendido e caratteristico cuore della città per una zona nuova piuttosto lontana metaforicamente e praticamente dalle adorabili casette di marzapane che si stringono strette lungo i canali sembra quasi un tradimento imperdonabile, ma per quanto per gusto personale abbia decisamente preferito i fiabeschi scenari offerti dalla vera Amsterdam al colpo d'occhio degli spazi conquistati con orgoglio dalla modernità, data la ricchezza del materiale in esposizione l'appuntamento era di quelli che nessun Pixariano o meglio nessun vero amante della Settima Arte avrebbe mai potuto mancare; dopo circa 25 minuti by Tram in direzione Amstelveen, eccoci quindi approdare nei pressi dell'Amsterdam Zuid Station e seguire le indicazioni di Mike Wazowski e Buzz Lightyear fino al ben nascosto numero 24 di Gustav Mahlerlaan, dove abbiamo trovato anche Wall-e ad accoglierci.
Merida: [voice over]" Some say our destiny is tied to the land, as much a part of us as we are of it. Others say fate is woven together like a cloth, so that one's destiny intertwines with many others. It's the one thing we search for, or fight to change. Some never find it. But there are some who are led."
Possedere un primato d'eccellenza non sempre è una condizione da invidiare: successo e prestigio sono inclusi nel pacchetto, ma ad ogni traguardo raggiunto la crescente aspettativa del pubblico per novità ancor più sorprendenti rischia di diventare insaziabile e deleteria; la questione sembrava ormai normale amministrazione per la Pixar, regina indiscussa dell'animazione che regalandoci anno dopo anno capolavori come Toy Story, Alla Ricerca di Nemo, Monsters and Co, Ratatouille, Wall-e e Up, aveva costruito un impero talmente solido da rendere imperdonabile qualsiasi distrazione.
Tuttavia, dopo aver assistito a un non eccelso Cars 2 dettato più da ragioni di marketing che di cuore, la paura che qualcosa si fosse incrinato nella casa di John Lasseter ha come previsto colpito senza pietà anche i fan più fedeli, certi comunque che il piccolo incidente di percorso sarebbe stato facilmente dimenticato grazie alla prossima fatica degli Studios.
Diretto da Mark Andrews e pronto a difendersi schierando in battaglia la prima principessa della storia della Pixar, Brave è riuscito a vincere la sfida con un film ben più lineare e immediato dei suoi predecessori, ma non per questo meno ambizioso.
Principessa di DunBroch, reame medievale nel cuore delle Highlands Scozzesi, Merida è un'adolescente ribelle e indomita come la riccia chioma rossa che ama lasciare libera al vento: gelosa della sua libertà, la ragazza si trova ben più a suo agio con il padre Fergus, sovrano simpatico e gioviale, che con la madre Elinor, regina nobile e composta come i suoi lunghi capelli raccolti che vorrebbe trasformare la figlia in una lady raffinata e prepararla per il matrimonio.
“Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio. Prosperiamo grazie alle recensioni negative che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà, cui ci dobbiamo rassegnare, è che nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero. Ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni: al nuovo servono sostenitori! Ieri sera mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un pasto straordinario di provenienza assolutamente imprevedibile. Affermare che sia la cucina, sia il suo artefice abbiano messo in crisi le mie convinzioni sull’alta cucina, è a dir poco riduttivo: hanno scosso le fondamenta stesse del mio essere! In passato non ho fatto mistero del mio sdegno per il famoso motto dello chef Gusteau “Chiunque può cucinare!”, ma ora, soltanto ora, comprendo appieno ciò che egli intendesse dire: non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque. E’ difficile immaginare origini più umili di quelle del genio che ora guida il ristorante Gusteau’s e che secondo l’opinione di chi scrive, è niente di meno che il miglior chef di tutta la Francia! Tornerò presto al ristorante Gusteau’s, di cui non sarò mai sazio!”