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venerdì 29 dicembre 2017

Murder on The Orient Express (2017)


I have seen the fracture of the human soul. So many broken lives, so much pain and anger, giving way to the poison of deep grief, until one crime became many. I have always wanted to believe that man is rational and similised. My very existence depends upon this hope, upon order and methods and the little grey cells, but now perhaps I am asked to listen instead to my heart. I have understood in this case that the scales of justice cannot always be evenly weighed and I must learn for once to live with the imbalance.

Il vagone ristorante e il bar sono uno spettacolo: con le stoviglie apparecchiate al centimetro della precisione maniacale dei grandi palazzi, i calici di cristallo tintinnanti e brillanti di champagne e i dessert deliziosi che sfilano sui tavoli facendoti venire l'acquolina in bocca, Assassinio sull'Orient Express (Murder on the Orient Express) di Kenneth Branagh introduce l'eponimo treno con tutto lo sfarzo e la raffinatezza che l'occhio vorrebbe vedere, simbolo del glamour di quell'Europa che sospesa fra le due Guerre era ancora convinta di viaggiare ben salda sui binari della civiltà e dell'ordine.

giovedì 24 maggio 2012

Dark Shadows


"My name is Barnabas Collins. Two centuries ago, I made Collinwood my home... until a jealous witch cursed me, condemning me to the shadows, for all time."

Metter d'accordo grande e piccolo schermo non è cosa facile: un prodotto che nasce per la serialità  ha la possibilità di sfruttare tutto il tempo che gli occorre per introdurre i personaggi, azionare gli ingranaggi della storia e collezionare sorrisi, tragedie, colpi di scena fino ad entrare nel cuore degli spettatori; se il passaggio del prodotto al registro cinematografico pretende la già faticosa impresa di sintetizzare e rielaborare quanto raggiunto nel giusto numero di puntate, adattare una soap opera destinata per natura ad allargare il cerchio degli eventi all'infinito può avere effetti devastanti.

Molti speravano che Dark Shadows, omaggio per l'appunto a una soap di 1665 puntate creata da Dan Curtis e piccolo cult negli anni 70' fosse una buona opportunità di redenzione per Tim Burton, regista visionario che sembrava essersi smarrito dopo il deludentissimo Alice in Wonderland: peccato però che inghiottita dalla difficoltà dell'adattamento anche la sua ultima fatica si sia rivelata un'opera confusa, prolissa e facilmente dimenticabile.

domenica 29 aprile 2012

I Know a Lot About Love


"You know when I said I knew little about love? That wasn't true. I know a lot about love. I've seen it, centuries and centuries of it, and it was the only thing that made watching your world bearable. All those wars. Pain, lies, hate... It made me want to turn away and never look down again. But when I see the way that mankind loves... You could search to the furthest reaches of the universe and never find anything more beautiful. So yes, I know that love is unconditional. But I also know that it can be unpredictable, unexpected, uncontrollable, unbearable and strangely easy to mistake for loathing, and... What I'm trying to say, Tristan is... I think I love you. Is this love, Tristan? I never imagined I'd know it for myself. My heart... It feels like my chest can barely contain it. Like it's trying to escape because it doesn't belong to me any more. It belongs to you. And if you wanted it, I'd wish for nothing in exchange - no gifts. No goods. No demonstrations of devotion. Nothing but knowing you loved me too. Just your heart, in exchange for mine."


domenica 18 ottobre 2009

Cheri


Cheri…un nomignolo di dolcezza che si scioglie in bocca come un cioccolatino…un vezzeggiativo adorabile per un personaggio adorabile…o in questo caso insopportabile.Per la sua ultima pellicola , dopo aver scavato nell’animo ferreo della regina d’Inghilterra in “the Queen” , Stephen Frears ci apre un passaggio nella Francia della Belle Epoque per raccontarci una storia , dall’omonimo romanzo di Colette ,la cui vera protagonista è la bellissima e bravissima anche se non più giovanissima michelle Pfeiffer , preferita dal regista sin dai tempi de ” le relazioni pericolose” ; é lei la bella Lea,raffinata cortigiana alle prese con l’avanzare della vecchiaia e con l’amore , imprevisto e inatteso per Cheri , figlio della sua amica e anche lei un tempo cortigiana Madame Peloux . Questa passione , al’inizio puramente “didattica” per lui ed “educativa” per lei si stranformerà in un amore che inevitabilmente porterà entrambi al dolore e alla morte….se non fosse che , ahimè , da tutto ciò non si percepisce la benchè minima emozione o interesse nei confronti di chi guarda : nessuno tranne Michelle Pfeiffer sembra sinceramente impegnarsi per impregnare di anima e carne un epoca e un modus vivendi che rimane sotto una campana di vetro per tutta la durata della proiezione avvolto da una noia invincibile ,la stessa che il personaggio di Cheri sembra lamentare in continuazione , portatrice di un ‘antipatia che non possiamo fare a meno di provare per il nostro caro cioccolatino , il promettente ma nella fattispecie stiracchiatissimo Rupert Friend : quel capello bruno assolutamente tinto e quella boccuccia rossettata ci rendono impossibile amarlo ; il personaggio doveva essere indolente e insopportabile da copione , potremmo dire…ma credo che il visconte di Valmont di Malchovich sia esempio massimo di come un personaggio antipatico possa essere incredibilmente empatico e umano al di là dei suoi limiti ” letterari” . In questo mondo artefatto gli eventi accadono , gli anni passano , i cuori si spezzano ma tutto è percepito staticamente e nessuno dei colpi di scena presenti nella pellicola sa essere travolgente . Non date la colpa al romanzo : non esistono vecchie storie ma solo nuovi lettori o spettatori . Forse la colpa è della stranamente pallida colonna sonora di Alexandre Desplat, che forse era troppo impegnato a scrivere le musiche per new moon . Non lo so…ci rimane comunque la bellezza della grande Michelle , che brilla al massimo del suo incredibile talento nell’ultimo drammatico sguardo di rassegnazione di Lea alla telecamera , tacito omaggio alla mitica inquadratura finale di Glenn Close ne “les Dangerous Liaisons “.









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