Visualizzazione post con etichetta animazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta animazione. Mostra tutti i post

sabato 23 luglio 2016

Le Petit Prince


"Growing up is not a problem. Forgetting is."


"Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose": un bel problema dover diventare grandi, piombare in un mondo fitto di responsabilità dove vorresti essere finalmente libero di trovare il tuo posto nel mondo e invece tutti si aspettano da te la realizzazione di quel progetto insaziabile in cui nulla sembra essere mai abbastanza, il grande piano di battaglia a cui è opportuno iniziare a lavorare alacremente sin da ragazzini in nome di un futuro che verrà, volenti o nolenti, per inserirci nella grande macchina della vita e del lavoro e chiamarci adulti una volta per tutte. 

La vera tragedia non è però tanto crescere, assecondare il tic tac che trasforma i giorni in anni e gli anni in decenni facendoci abbandonare lentamente le matite colorate e i giocattoli per le cravatte, i tailleur e i daily planner, quanto finire per dimenticare la leggerezza dell'animo fanciullesco che era in noi e che sapeva portarci dovunque, senza bisogno di spiegazioni, in una nuvola di fantasia animata dalla speranza e dalla voglia di fare e di scoprire; la vera tragedia è annichilire nella catena di montaggio e ingrigire piano piano, senza più memoria delle piccole semplici cose meravigliose che ci davano la forza di lottare e di vivere, lasciandosi risucchiare dal sistema senza avere più nulla da donare a noi stessi e agli altri.

Un messaggio che Il Piccolo Principe di Mark Osborne non si cura di sottintendere neanche un po', scegliendo un canovaccio essenziale e collaudato per assicurarsi che gli adulti, seduti accanto ai loro figli e convinti di aver dato loro un film a misura di bambino, abbiano sentito forte e chiaro e si siano fermati ad osservare senza fretta le stelle del cielo almeno qualche minuto dopo la visione.

venerdì 18 dicembre 2015

Original Soundtrack: dall'ost al film e ritorno III


Qual è la prima cosa che fate subito dopo aver visto un bel film? Discuterne coi compagni di visione è importante, prendere appunti nel caso ci fosse l'opportunità di scrivere una recensione è fondamentale, condividere un breve giudizio sui social network è ormai una prassi tanto sana (?) quanto imprescindibile, ma per la sottoscritta c'è un'unica sana vecchia abitudine senza la quale l'esperienza cinematografica non potrebbe mai dirsi davvero conclusa: recuperare e ascoltare la colonna sonora del film, passare giorni e giorni immersa nell'atmosfera di una canzone o di un tema e prolungare il più possibile l'esperienza di visione è uno dei piccoli piaceri della vita a cui non potrei mai rinunciare.

Si dice che non si dovrebbe giudicare un libro dalla copertina, ma scegliere un film partendo dalla sua colonna sonora è interessante: inciampi per caso in un titolo mai sentito, lasci che sia l'orchestra a fare la miglior promozione possibile e ti convinci che quel film lì, pur con la sua chilometrica lista di riserve, merita comunque un tentativo.

Spesso e volentieri tutto finisce bene, altre volte tu e la musica decidete di restare amici a patto che il suo film non osi mostrare mai più la sua faccia in pubblico; per questo terzo appuntamento con la rubrica soundtrack vs movie(sono passati mesi dall'ultima, ma alla fine torniamo sempre :P ), i film scoperti grazie alle loro ost ascoltate in loop erano così tanti che sceglierne 5 è stato davvero arduo. Orecchie ai posti, pronti, VIA!


The Two Faces of January 


 

Come papà Hitch ci ha sempre insegnato, anche l'oggetto più insignificante può servire al meglio il fato nell'innescare la parabola distruttiva di un sano Thriller vecchio stampo: nel caso di The Two Faces of January, debutto alla regia in un lungometraggio di Hossein Amini, è un braccialetto dimenticato in un taxi a intrecciare la vita di Rydal, americano squattrinato in fuga dal ricordo di un padre oppressivo, a quelle di Colette e Chester MacFarland, coppia borghese all'apparenza felicemente in vacanza e in cerca di divertimenti e buona compagnia.

La torrida estate greca del 1962 che vede i protagonisti lottare per la loro sopravvivenza non può non richiamare alla memoria gli esotici scenari de il Talento di Mr Ripley (anche quello tratto da un celebre romanzo di Patricia Highsmith), ma i binari che conducono la storia verso il suo inevitabile epilogo sono molto più classici di quelli che attraversavano il film di Anthony Minghella; il platonico triangolo creato dalle circostanze collassa e implode sotto il peso di gelosia e sospetto, e si distorce all'ombra di un afflato paterno desiderato e divenuto impraticabile.

Gli dei stanno a guardare, scelgono il labirinto come teatro della tragedia e lasciano che gli uomini si distruggano nella follia dell'umana debolezza, in fuga da un destino avverso che si compiace dei loro fallimenti: approfittando di poche ma significative svolte Hithcockiane(la scena dell'autobus e quella della scale nel labirinto sono un palese omaggio al Maestro del brivido), la Grecia degli anni 60' offre la cornice necessaria per disorientare i protagonisti e spingerli a fare le scelte più sbagliate in nome del soffocante miraggio di una via d'uscita; a contendersi le attenzioni di una sofisticata Kirsten Dunst un antipatico Oscar Isaac e un Viggo Mortensen tanto fragile, disperato e incapace da rendere impossibile non tifare per lui.

Per accompagnare il peregrinare di Rydal e dei MacFarland, la colonna sonora di Alberto Iglesias è una scelta felice e appropriata: dopo l'eccellente Tinker Tailor Soldier Spy, l'artista spagnolo sposa senza difficoltà le atmosfere dei 60s con un altro score avvolgente ed elegante, dove il calore insopportabile dei luoghi e la febbre degli animi trova voce in un sax malinconicamente smarrito in mezzo a una nube di violini: insistenti e accattivanti, come una notte passata a dormire sotto le stelle fumando compulsivamente tutte le sigarette del pacchetto, o un'estenuante camminata lungo le stradine greche tutte ciottoli e calura.


Cracks




Un'isola tagliata fuori dal mondo, un collegio popolato da sole donne dove la naturale sorellanza si confonde a istinti ferini e torbide ossessioni, un porto gelido retto da un rassicurante conservatorismo vecchio di secoli che non vuole saperne di morire, nonostante gli anni 30 e i loro venti inquieti soffino con insistenza sulle barche per farsi sentire, nel tentativo di portare via le ragazze prigioniere e condurle verso la libertà: diretto nel 2008 da Jordan Scott, altra figlia del caro Ridley a cimentarsi dietro la macchina da presa (inusuale e postmoderno, il lavoro fatto da Jake sul suo Plunkett & McLeane era stato più che soddisfacente), Cracks racconta la storia dell'insegnante di nuoto Miss G e delle sue ragazze, allieve del collegio dove lei stessa aveva trascorso la gioventù e del tutto devote al faro di speranza e anticonformismo che la donna, capelli corti e colorati abiti alla moda, sembra rappresentare.

Nonostante le iniziali frasi di incoraggiamento alla Professor Keating sembrino suggerire diversamente, Cracks non è l'attimo fuggente e nemmeno Mona Lisa's Smile: l'arrivo di Fiamma, misteriosa bellezza spagnola spedita al collegio dai genitori per allontanarla da un amore inopportuno, scatena invidie profonde nelle ragazze e sconvolge l'equilibrio fisico e mentale di Miss G, morbosamente attratta dalla ragazza al punto da osare fare qualunque cosa pur di riuscire ad averla, abbattendo le sbarre della repressione mentale e sessuale entro cui la sua gioventù era stata ingabbiata con conseguenze devastanti e terribili.

Ad accompagnare il viaggio verso il baratro di Miss G. (una Eva Green bella in modo abbacinante e bravissima come sempre) e delle sue allieve, vestali vendicative pronte a seguire la sue luce ciecamente come se fossero le discepole di Saffo in persona troviamo la colonna sonora dello spagnolo Javier Navarrete, conosciuto soprattutto per le meraviglie create per il Labirinto del Fauno di Guillermo Del Toro: in Cracks, a far da padrone è un mix di melodie raffinate e malinconiche che alternano la tragicità delle malate fantasie di Miss G. alla delicata presenza di Fiamma Corona, spirito ribelle intrappolato nella bellezza aristocratica di una pelle d'alabastro, in grado di conquistare l'attenzione delle compagne raccontando storie esotiche come una Piccola Principessa tanto quanto di scatenare in loro una furia ferina e ancestrale, espressa al massimo della sua crudeltà da un'angosciante crescendo musicale.

Fra tutti i pezzi della colonna sonora, il preferito da chi scrive è sicuramente Fascination: meno angosciante e misterioso di altri ma pieno della febbre di libertà e futuro di cui le ragazze del collegio hanno un disperato bisogno di nutrirsi per non morire, fiamma positiva sulla quale aleggiano sospese come corvi poche note piene di sospetto e inquietudine.


Interlude




Molti lo ricordano soprattutto come l'autore del tema di Jules e Jim di François Truffaut, riscoperto fra l'altro qualche anno fa grazie a La Meglio Gioventù di Marco Tullio Giordano, ma la fama di George Delerue va ben oltre il celeberrimo triangolo amoroso benedetto dal regista: favorito da Truffaut e dalle grandi produzioni di Hollywood, il compositore francese ha realizzato talmente tante colonne sonore di pregio da rendere un vero piacere perdersi nella sua produzione, ma fra titoli più o meno celeberrimi una di quelle che più amo ascoltare a ripetizione è senza dubbio il tema di Interlude, piccolo film dimenticato del 1968 con Oskar "Jules" Werner come protagonista.

Una pellicola che dimostra tutti i suoi anni, totalmente immersa nei colori e nelle atmosfere di quella Swinging London che fra audaci abitini a quadretti, minigonne colorate e voluminose acconciature difende orgogliosa la sua originalissima identità, cercando un'emancipazione e una libertà che verranno rivendicati con forza proprio dopo la rottura portata dal 68'; a sfidare le convenzioni nel film di Kevin Billington sono il direttore d'Orchestra austriaco Stefan Zelter, sposato con due figli e all'apice della fama, e la giovane reporter Sally, perfetta incarnazione del bisogno di freschezza, indipendenza e novità invocato da quegli anni: un altro triangolo amoroso per Werner, il primo dai tempi di Jules e Jim ma non meno coraggioso e audace del suo antenato, che sceglie di affrontare il classico tema del tradimento senza assolvere né condannare, analizzando con perizia psicologica notevole le conseguenze sulle parti in causa e chiudendo la storia con un finale realistico e amaro, ma assai preferibile alla patina di zucchero che una visione più indulgente avrebbe favorito.

Un Oskar Werner mai così bello e affascinante (non so voi, ma io sono sempre stata Team Jules) e una Barbara Ferris dalla voce stridula e insopportabile ma perfetta per il ruolo si innamorano così sulle note di una colonna sonora dal sapore retrò e romantico, malinconica grazie al tema portante cantato da Timi Yuro e deliziosa nelle sue sfumature medievaleggianti, scelte ad hoc per accompagnare un breve weekend fuori città dei due amanti.




The Luzhin Defence




Come ci insegna Ingmar Bergman nel suo Settimo Sigillo, la morte è una giocatrice di scacchi abile e insistente: non fa eccezione in The Luzhin Defence (conosciuto in Italia come "La Partita- La difesa di Luzhin), film del 2000 liberamente tratto dal romanzo che Vladimir Nabokov ha dedicato all'immaginario campione di scacchi russo  Aleksander "Sasha" Luzhin.

Come in Shine di Scott Hicks, dove il pianista David Helfgott interpretato da Geoffrey Rush veniva spinto all'esaurimento nervoso dalla preparazione di una delle partiture di più terribili di Rachmaninoff, anche il nostro giocatore cammina sull'orlo di un precipizio: arrivato dalla Russia per un torneo sul Lago di Como in pieni anni 20', Sasha (un intenso John Turturro) è un uomo introverso al limite dell'autismo, genio nervoso e solitario che riempie interamente la sua esistenza di un talento per la scacchiera coltivato sin da bambino, inseguito come una droga irresistibile pur con la consapevolezza di arrivare un passo più vicino alla follia ad ogni singola partita.

A portare un po' di luce nella vita dell'uomo, tormentato dal ricordo di un'infanzia che l'ha visto assistere impotente alla fine del matrimonio dei genitori, ci penserà la paziente Natalia (Emily Watson), decisa ad amarlo in tutta la sua dolce insensatezza e a tentare di guarirlo dai suoi demoni contro l'opinione di parenti e amici; un personaggio presente nel romanzo originale ma felicemente ampliato e rivisto dallo script, nel ritratto di una donna determinata e devota a un amore fatto di sguardi e quasi del tutto privo di parole ma per questo forse ancora più degno di essere vissuto fino in fondo.

Mentre la storia si snoda alternando l'inquieto presente di Sasha, perseguitato dalla ricerca di una mossa formidabile e risolutiva a fiabeschi flashback che fanno pericolosamente perdere all'uomo il contatto con la realtà, Alexandre Desplat segue il percorso dei personaggi con una colonna sonora dalle note leggere e saltellanti, colma di quella tristezza e dolce malinconia che spingono il film ben oltre l'ossatura semplice e classica che lo caratterizza: in fondo, solo la magia di un accompagnamento musicale firmato da uno dei più grandi compositori viventi avrebbe potuto rendere giustizia a una danza meticolosa e attenta come quella degli scacchi.



Song of The Sea



Mentre Big Hero 6 si portava a casa l'Oscar per il miglior film d'animazione 2015, un piccolo lungometraggio irlandese se ne stava zitto zitto ad affrontare la sconfitta in mezzo a tanti illustri contendenti: diretto da Tom Moore, Song of The Sea attinge dritto dal folklore irlandese per raccontare la storia di Saoirse, una bambina di cinque anni orfana di madre che vive su un'isola in compagnia del padre affranto e del fratello Ben, geloso della sorellina e deciso a darle la colpa della scomparsa della madre; la situazione cambierà drasticamente quando in occasione del suo quinto compleanno Saoirse scoprirà di essere una Selkie, mitologia creatura marina dai magici poteri.

Circondati come siamo dall'animazione in CGI, un film come quello realizzato da Tom Moore è una vera benedizione: Song of The Sea è un gioiello dai disegni tenui e delicatissimi, acquerello blu e azzurrino intrecciato a un arabesque di disegni tratteggiati con mano dolce ma allo stesso tempo complessi e curatissimi, con scenografie fantastiche e fondali marini di rara ricchezza e bellezza.

Il cuore della storia, piena di succosi richiami mitologici e commovente per il garbo e la tenerezza con cui gestisce i rapporti fra i personaggi, vive della magia semplice e unica che solo le favole della buona notte possiedono: non poteva essere da meno la colonna sonora firmata da Bruno Coulais (l'uomo responsabile del bellissimo ost di Coraline), in grado di intervallare sonorità tipicamente irlandesi fra percussioni, cornamuse e Whistle alla fine e suggestiva ninna nanna cantata da Lisa Hannigan(in inglese e in gaelico, giusto per aumentare la nostra dose di lacrimoni e aggiungere ancora più atmosfera), pronta a cullarci dolcemente e ad accompagnarci verso luoghi misteriosi e incantati con cui l'infanzia non ha mai paura di confrontarsi.


lunedì 28 settembre 2015

Inside Out


“Take her to the moon for me, okay?
- I’ll try, Bing Bong.”

Certe volte vorresti odiarli, i cari amici della Pixar: ti convinci che ormai hanno esaurito le idee, che ti stanno piegando alle logiche del merchandising e dei sequel/prequel, che la festa stia davvero per finire e tanti saluti alla lampadina; loro invece, di tutta risposta e quasi offesi dall'onta subita, appena possibile tirano fuori dal cappello un film come Inside Out, dimostrandoti ancora una volta di saper gestire materiale spinoso sulla carta con grande maturità e delicatezza e di non avere dimenticato come si segna un punto di non ritorno, nell'azzardo visivo ma soprattutto narrativo ricercato con insistenza dagli Studios negli ultimi anni.

martedì 25 agosto 2015

I never had that many friends growing up


I never had that many friends growing up
So I learned to be
Ok with
Just me, just me, just me, just me
And I'll be fine on the outside

I like to eat in school by myself
Anyway
So I'll just stay
Right here, right here, right here, right here
And I'll be fine on the outside

So I just sit in my room after hours with the moon
And think of who knows my name
Would you cry if I died
Would you remember my face?

So I left home, I packed up and l moved
Far away
From my past one day
And I laugh, I laugh, I laugh, I laugh
And I sound fine on the outside

Sometimes I feel lost, sometimes I'm confused
Sometimes I find
That I am not alright
And I cry, and I cry, and I cry.

So I just sit in my room after hours with the moon
And think of who knows my name
Would you cry if I died
Would you remember my face?

Priscilla Ahn - Fine On The Outside 





mercoledì 5 febbraio 2014

The cold never bothered me anyway



The snow glows white on the mountain tonight
Not a footprint to be seen
A kingdom of isolation
And it looks like I'm the queen

The wind is howling like this swirling storm inside
Couldn't keep it in, heaven knows I tried

Don't let them in, don't let them see
Be the good girl you always have to be
Conceal, don't feel, don't let them know
Well, now they know

Let it go, let it go
Can't hold it back anymore
Let it go, let it go
Turn away and slam the door
I don't care what they're going to say
Let the storm rage on
The cold never bothered me anyway

It's funny how some distance makes everything seem small
And the fears that once controlled me can't get to me at all
It's time to see what I can do
To test the limits and break through
No right, no wrong, no rules for me
I'm free

Let it go, let it go
I am one with the wind and sky
Let it go, let it go
You'll never see me cry
Here I stand and here I'll stay
Let the storm rage on

My power flurries through the air into the ground
My soul is spiraling in frozen fractals all around
And one thought crystallizes like an icy blast
I'm never going back, the past is in the past

Let it go, let it go
And I'll rise like the break of dawn
Let it go, let it go
That perfect girl is gone
Here I stand in the light of day
Let the storm rage on
The cold never bothered me anyway

Let It Go
Idina Menzel
(Frozen soundtrack)



Approfitto di questo post canterino per dirvi che un estratto dalla mia recensione di Frozen è stato pubblicato su Best Movie di febbraio! Come si dice...THE COLD NEVER BOTHERED ME ANYWAY! :)


martedì 24 dicembre 2013

Frozen


"Born of cold and winter air
And mountain rain combining
This icy force both foul and fair
Has a frozen heart worth mining

Cut through the heart, cold and clear
Strike for love and strike for fear
There's beauty and there's danger here
Split the ice apart
Beware the frozen heart."

Non è facile essere una principessa Disney nel ventunesimo secolo: il ricordo dell'Età dell'Oro, sinonimo di una qualità perduta nel tempo eppure incapace di dialogare col presente abbandonando la cornice del classico è un'eredità pesante come un macigno, minacciosa e diffidente nei confronti di un approccio che tenti di proporsi come nuovo e fresco.

La Frizzante Rapunzel di Tangled e la rossa ribelle Merida di Brave( tecnicamente figlia della Pixar ma di fatto "adottata" dalla Disney in virtù del comune tramite rappresentato da John Lasseter)avevano già dimostrato che assecondare il più smaliziato gusto contemporaneo senza eclissare la propria dignità e identità è ancora possibile, grazie a un'idea di amore universale che sappia guardare al di là del cavallo bianco del Principe consacrando definitivamente un agognato e sacrosanto desiderio di emancipazione.

Appena approdate in sala, le principesse sorelle Elsa ed Anna riescono persino a fare di meglio delle due precedenti colleghe: diretto  da Chris Buck e Jennifer Lee, prima donna alla regia di un lungometraggio d'animazione, grazie al ponte ghiacciato costruito con cautela fra passato e futuro Frozen riesce a restituire al Canone vitalità ed energia, imparando dagli errori di ciò che è stato e raggiungendo vette (innevate) decisamente inaspettate.

mercoledì 16 gennaio 2013

Brother Bear



Poco prima che iniziasse l'era di John Lasseter, la Disney di Michael Eissner si reggeva pericolosamente in piedi e giocava le sue ultime carte nella speranza di poter salvare sé stessa e la propria integrità: uno dei più apprezzabili tentativi, percorso sulla via dell'animazione tradizionale che tanta gloria aveva dato in passato alla Casa di Topolino è avvenuto nel 2003 con Koda, fratello orso, ultima fatica degli Studios della Florida che avevano realizzato Mulan e Lilo e Stitch( e che chiusero proprio dopo questo film).

Immerso negli splendidi paesaggi del Nord America, il film di Aaron Blaise e Robert Walker racconta la storia di Kenai, giovane impaziente di diventare adulto e di prendere il posto che gli spetta nella tribù a cui appartiene proprio come i due fratelli : deluso dal fatto di aver ricevuto come totem guida dalla saggia del villaggio il poco interessante "orso dell'amore", Kenai si lascia prendere dalla rabbia e dall'incoscienza finendo per perdere il fratello maggiore Sitka e per uccidere il suo stesso animale guida, suscitando il disappunto degli spiriti; trasformato proprio in orso per volere dello spirito di Sitka e inseguito dalla vendetta dell'altro fratello Denahi, convinto che Kenai sia morto proprio per mano dell'animale il giovane dovrà intraprendere un viaggio lungo e faticoso per espiare la sua colpa e riconciliarsi col passato, ma l'incontro lungo il cammino con un cucciolo d'orso di nome Koda cambierà per sempre la sua vita e la sua percezione delle cose.

giovedì 1 dicembre 2011

Once upon a December

Dancing bears, painted wings
Things I almost remember
And a song someone sings
Once upon a December

Someone holds me safe and warm
Horses prance through a silver storm
Figures dancing gracefully
Across my memory

Far away, long ago
Glowing dim as an ember
Things my heart used to know
Once upon a December

Someone holds me safe and warm
Horses prance through a silver storm
Figures dancing gracefully
Across my memory

Far away, long ago
Glowing dim as an ember
Things my heart used to know
Things it yearns to remember

And a song someone sings
Once upon a December




mercoledì 2 novembre 2011

The Adventures of Tintin: The Secret of The Unicorn


"We can't go back, not now!... Not now." (Tintin)

Il grande cinema d'avventura rivive ancora con "Tintin: il segreto dell'Unicorno", piccolo gioiello d'animazione sognato e desiderato per più di vent'anni da Steven Spielberg e finalmente realizzato grazie una straordinaria e affollata collaborazione: il regista di E.T. e Peter Jackson(qui in veste di produttore e se andrà tutto bene dirigerà il prossimo capitolo) si uniscono così a Joe Cornish, Steven Moffat ed Edgar Wright, brillanti sceneggiatori inglesi che mettono a segno una scrittura spassosa e intelligente, impeccabile nell' incastrare una trovata dopo l'altra senza mai perdere di vista l'equilibrio generale(proprio Wright aveva lavorato in modo magistrale nel costruire un nuovo dialogo fra fumetto e grande schermo nel dimenticato "Scott Pilgrim vs the World").

venerdì 17 giugno 2011

The little Mermaid





"La Sirenetta" (the little mermaid) non è solo il ventottesimo classico Disney secondo il canone ufficiale, ma soprattutto il lungometraggio che ha segnato l'inizio di un decennio, fortunato e proficuo, per la Casa di Topolino; dopo i disastrosi incassi del sottovalutato "la bella addormentata nel bosco" che nel lontano 1959 avevano quasi portando lo Zio Walt e la sua azienda sull'orlo della bancarotta, nonostante siano sempre stati prodotti nuovi lavori senza interruzione fu unanime la decisione di mettere da parte a data da destinarsi il mondo delle fiabe, tradizionalmente inteso, per puntare su  progetti alternativi meno sofisticati ma comunque incantevoli e pregevolissimi, non riuscendo però mai a riprendersi del tutto con grandi incassi dallo schiaffo ricevuto.

martedì 29 marzo 2011

Bolt


Da Lassie a Beethoven , da Lilli e il vagabondo alla carica dei 101 , da Balto a Red e Toby , il cinema ha sempre prediletto i nostri amici a quattro zampe che con la loro tenerezza sanno dare speranza e sciogliere i cuori di grandi e piccini : proprio da un cane fedele riparte così la Disney , dopo le infelici esperienze di " Chicken Little " e de " i Robinson ", sotto la guida di quel John Lasseter che come nuovo direttore creativo e produttore esecutivo sembra aver fatto della salvezza della Casa di Topolino la sua missione.

sabato 5 marzo 2011

the princess and the frog


Daddy never got what he wanted... but he had what he NEEDED! ( Tiana )

Col dominio incontrastato della CGI e l'estenuante ricerca di perfezione e profondità tridimensionale è davvero ammirevole il tentativo della Walt Disney Pictures di ritrovare sé stessa (dopo anni di oscurantismo e smarrimento ) a mezzo delle vecchie tecniche d'animazione che hanno accompagnato la nostra infanzia e che ancora ci fanno sognare ,attraverso una storia di estrema classicità (forse anche troppa):" la principessa e il ranocchio " è in tutto e per tutto un film Disney secondo il canone tradizionale (curiosamente voluto con insistenza proprio da John “MR Pixar “ Lasseter ) , che non solo si basa sul più noto e immortale fra i topoi fiabeschi (il principe ranocchio che per tornare normale ha bisogno di un bacio della sua amata ) ma si caratterizza per un gusto volutamente patinato e retrò al punto tale che probabilmente se il film fosse uscito dieci anni fa ben poco sarebbe cambiato . Anche se abilmente nascoste , comunque delle novità ci sono e parecchio interessanti , soprattutto nell'ambientazione : dopo tanti regni immaginari e luoghi perduti nel tempo e nello spazio i riflettori sono tutti per lei , una luminosa New Orleans , la città dove tutti quanti voglion fare il jazz , terra del banjou e di riti vodoo da brivido ; impossibile non riconoscere negli sfavillanti colori del carnevale e nelle inquietanti atmosfere del cimitero Lafayette una dichiarazione d'amore smisurata , insieme a una lacrima di nostalgia , per una città crocevia di culture uscita distrutta dal terribile uragano Katrina e improvvisamente rinata , lì davanti a noi al massimo del suo fascino magnetico .

giovedì 3 marzo 2011

Sticks and stones

Eyes open wide, blinded by the sun now
Orange and white, dark red, green and yellow
Rainbow colors! Do not hide, see the view!
Step aside, go through!

Against the light, too strong, blow a fuse now
Everything bright, new songs, burning shoes
The look in your eyes! Break our bones into half!
Scream and shout and do laugh!

Let yourself... go (Oh Oh Oh)
Let yourself... go (Oh Oh Oh)

Stay close to me
Count one, two and three
Up in through your sleeves
Bursting through the seams
Open your eyes and see - You see

Inn um ermar, upp hryggjarsúluna
Yfir skóg, flæðir niður brekkuna
Allt upp í loft! Ég mun aldrei gleyma!
Því ég mun aldrei!

Hleypur um, rífur, leysir flækjurnar
(Upp með rótum) með blik í augum!
Stórmerki, undur, brjótum bein í sundur!

Let yourself... go (Oh Oh Oh)
Let yourself... go (Oh Oh Oh)

Stay close to me
Count one, two and three
Up in through your sleeves
Bursting through the seams
Open your eyes and see

Stay close to me
Count one, two and three
Up in through your sleeves
Right beyond the trees
Show you how you'll be

Stay close to me
Count one, two and three
Up in through your sleeves
Bursting through the seams
Open your eyes and see - You see

Stay close to me : Count one, two, three
Up in your sleeves : You're right beyond trees
Stay close to me : Count one, two, three
Up in your sleeves : Burst through the seams

Open your eyes and see
You see - You see



mercoledì 2 marzo 2011

I see the light


All those days
Watching from the windows
All those years
Outside looking in
All that time
Never even knowing
Just how blind I've been

Now I'm here
Blinking in the starlight
Now I'm here
Suddenly I see
Standing here
It's oh, so clear
I'm where I'm meant to be

And at last, I see the light
And it's like the fog has lifted
And at last, I see the light
And it's like the sky is new
And it's warm and real and bright
And the world has somehow shifted
All at once
Everything looks different
Now that I see you

All those days
Chasing down a daydream
All those years
Living in a blur
All that time
Never truly seeing
Things the way they were
Now she's here
Shining in the starlight
Now she's here
Suddenly I know
If she's here
It's crystal clear
I'm where I'm meant to go

And at last, I see the light

And it's like the fog has lifted

And at last, I see the light

And it's like the sky is new

And it's warm and real and bright
And the world has somehow shifted
All at once
Everything is different
Now that I see you
Now that I see you


Tangled


" This is the story of how I died. Don't worry, this is actually a very fun story. And the truth is, it isn't even mine.This is the story of a girl named, Rapunzel. And it starts, with the sun." ( Flynn )
 
C'era una volta in un tempo molto molto lontano, un potente mago di nome Walt Disney: dotato di grande immaginazione e sensibilità, lo stregone aveva l'incredibile potere di infondere nuova vita a personaggi noti nell'immaginario infantile, protagonisti di fiabe istruttive ed edificanti ma spesso inquietanti e poco delicate, a volte troppo per essere raccontate ai bambini senza turbamenti; grande creatore di sogni, lo zio Walt incantava i personaggi e li guidava verso un fantastico viaggio di musiche e colori, amore e amicizia, in un' estenuante lotta fra bene e male destinata a concludersi "happily ever after " .
La prima principessa della storia a essere colpita dalla magia fu Biancaneve, che nel 1937 incantò pubblico e critica, anche i più acerrimi detrattori che l'avevano definita "la follia" di Disney ( considerando l’ostinazione nell’impossibile progetto che lo portò addirittura a ipotecare la sua casa per coprirne i costi  ) .
Gli anni passarono e il creatore di sogni purtroppo morì, ma il suo spirito e il suo nome continuarono a vivere in quelle pellicole d'animazione che hanno plasmato per sempre l'immaginario collettivo di grandi e piccini: sinonimo di genuinità e qualità, i film Disney hanno costruito nel tempo una tradizione e un impero che sembravano inossidabili, forti di un'aspettativa che ogni anno puntualmente ci portava al cinema in attesa di riempirci gli occhi di meraviglie visive e buoni sentimenti.
Un giorno però, qualcosa si è spezzato: altri concorrenti hanno cominciato a farsi strada, proponendo possibili alternative e la creatività di casa Disney, forse provata dai tanti anni di attività e dalle difficoltà di trovare nuove storie, ha iniziato a smarrirsi a rischio di capitolare: l'arrivo della tecnologia digitale come forma prima alternativa, poi praticamente esclusiva per l’animazione, ha fatto guadagnare lustro alla DreamWorks e alla neonata Pixar(che pur essendo divenuta in seguito partner della Disney lavora chiaramente secondo proprie linee ), che combinando le grandi possibilità della computer grafica con potenti sceneggiature hanno lasciato ben poco spazio alla Walt Disney Pictures per trovare il proprio posto negli anni 00'. Quale pellicola avrebbe mai potuto restituire il prestigio perduto? Sembrava quasi impossibile eppure la vittoria è di "tangled"(trasformato semplicemente in "Rapunzel, l’intreccio della torre" per il mercato italiano ) .
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

condividi