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giovedì 1 dicembre 2016

Nocturnal Animals


"When you love someone, you have to be careful with it. You might never get it again."

Raffinatezza, eleganza, ordine formale e compositivo, passione viscerale: i fattori che determinano l'equazione del cinema di Tom Ford, contraddittoria all'apparenza eppure confezionata alla perfezione come un costoso completo firmato, a distanza di 7 sette anni dallo splendido a Single Man tornano a decretare il successo del regista (e stilista, fattore di importanza apicale) con Animali Notturni (Nocturnal Animals), tratto dal romanzo di Austin Wright Tony e Susan e vincitore del Gran Premio della Giuria all'ultimo Festival di Venezia.

venerdì 6 marzo 2015

Big Eyes


 "Eyes are the windows to the soul"

Maestro supremo del gotico e visionario incantatore, padre e protettore di tutti i freaks e i diversi costretti a lottare strenuamente per guadagnarsi un posto in una società che nasconde i suoi veri mostri da spavento dietro smaglianti sorrisi e composte ipocrisie: se ci avessero chiesto qualche anno fa di descrivere Tim Burton in poche battute non avremmo avuto esitazione, ma la carrellata di risultati altalenanti che il regista di Burbank ha collezionato sin dai tempi del deludente Alice in Wonderland racconta ormai una storia diversa che con insistenza crescente sta lentamente divorando la leggenda di un autore straordinario.

Abbiamo perso per sempre il regista che con pochi colpi di forbice ci aveva fatti ballare fra i fiocchi di neve in Edward Scissorhands? Cosa ne è stato del ghigno irresistibile e dissacrante di BeetleJuice e Mars Attack? Il coraggioso e magistrale svelamento della poetica burtoniana operato in Big Fish era forse il canto del cigno definitivo? Ogni carriera è costellata di alti e bassi, ma la sgradevole sensazione è che dopo l'acclamata mostra al MOMA e un culto diffusosi fino a diventare mainstream il suo tocco inconfondibile sia precipitato nell'inconsistenza dello stereotipo, perdendo di vista un processo creativo che avrebbe innanzitutto dovuto vivere di personaggi umanissimi e non generare merchandising; la costante presenza di Johnny Depp e di Helena Bonham Carter, team di rodata collaborazione divenuto in fine cavallo azzoppato su lunga corsa, non ha fatto altro che peggiorare le cose maschera dopo maschera.

Per tentare di ritrovare la luce, l'unica soluzione auspicabile era ricominciare a dipingere da zero la propria tela, grazie ad un soggetto che non si prestasse facilmente all'esaltazione di quei canoni tanto tossicamente abusati: sembrava provvidenziale in tal senso la scelta di Big Eyes, il film dedicato all'artista dei grandi occhioni Margareth Keane e alla frode nella quale il marito Walter, in principio baldanzoso individuo dal fascino truffaldino e poi compagno dispotico e crudele, la trascinò senza apparente via d'uscita.

sabato 14 febbraio 2015

With your big eyes And your big lies


With your big eyes
And your big lies
With your big eyes
And your big lies

I saw you creeping around the garden
What are you hiding?
I beg your pardon don't tell me "nothing"
I used to think that I could trust you
I was your woman
You were my knight and shining companion
To my surprise my loves demise was his own greed and lullaby

With your big eyes, and your big lies
With your big eyes, and your big lies

I noticed you got hot in summer you had no comfort
Your shirt was cotton your face was sunburned
You paced around like you'd been waiting
Waiting for something
Your world was burning and I stood watching
As I looked on the flames grew high you watched me frown
I said "goodbye"

With your big eyes, and your big lies
With your big eyes, and your big lies

Is it me was I wrong to have trusted you
Did I see what I wanted, what wasn't true?
Was I wrong to go on like a little fool?
It's amazing what women in love will do

With your big eyes
And your big lies
With your big eyes
And your big lies

Big Eyes
Lana Del Rey



lunedì 7 aprile 2014

Her


"I think anybody who falls in love is a freak. It's a crazy thing to do. It's kind of like a form of socially acceptable insanity."

Camminiamo a passo svelto senza voltarci indietro, gli auricolari nelle orecchie e gli occhi ben piantati sullo smartphone, sperando di non essere interrotti da nessuno mentre un amico dall'altra parte dell'incrocio si sbraccia insistente sperando di attirare la nostra attenzione: possiamo fingere che non stia succedendo e che si tratti solo di una futuristica previsione, ma la tecnologia si è intrecciata alle nostre vite al tal punto da aver reso quasi impossibile concepire un mondo in grado di vivere al di fuori della sua costante invadenza; abbiamo lasciato che accadesse, noi bravi figli dei nuovi Anni Dieci abituati a dare per scontate le straordinarie opportunità di comunicazione che i tempi ci hanno concesso, inglobati in relazioni che inseguono l'immediatezza ma rifuggono il contatto fisico per praticità o  per moda, o magari perché pur permettendoci di osare molto e di rischiare altrettanto ci danno la sicurezza che per quanto profonda possa essere la delusione tutto sarà reso più facile dalla distanza impostaci da uno schermo; ciononostante, quando la connessione si disattiva lasciandoci scoperti di fronte a un mondo che non sa più vedere e sentire senza filtri, arriva sempre quel momento in cui dobbiamo chiederci, anche solo per pochi minuti, se ne valga davvero la pena.

Charlie Brooker, padre della spietatissima serie britannica di Channel 4 Black Mirror, ci risponderebbe confezionando una distopia degna dei nostri incubi peggiori, ma a Spike Jonze non interessa una riflessione terrorizzante e grottesca per mostrarci ciò che siamo davvero diventati: il suo Her vive in un mondo futuribile i cui meccanismi non hanno bisogno di troppe spiegazioni, ovvia amplificazione di un presente con cui condivide profonda malinconia e grandi speranze, dove il modo di ascoltarsi e di avvicinarsi gli uni agli altri è radicalmente cambiato lasciando immutato il bisogno di amare ed essere amati.

sabato 27 luglio 2013

Man of Steel


"The symbol of the House of El means hope. Embodied within that hope is the fundamental belief the potential of every person to be a force for good. That's what you can bring them."

Se dopo un progetto imponente e ambizioso come The Avengers, riprendere le fila dei rispettivi franchise e andare oltre l'esperienza del Crossover sembra meno semplice del previsto persino per gli stessi Supereroi Marvel, per la DC Comics la posta in gioco non avrebbe potuto essere più alta: messa alle strette da  un mercato cinematografico letteralmente fagocitato dalla sua storica rivale e costretta a dire addio alla trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, gioiello del cinema supereroistico che ha saputo ridare lustro alla figura di Batman grazie a una rilettura tragica e contemporanea che ha fatto scuola, dopo aver tentato senza successo di aprire la strada a nuovi cinecomic( Green Lantern è stato un fallimento sia in termini di qualità che di incassi) aggrapparsi al mantello rosso di Superman e scommettere sul successo di una delle figure più popolari della mitologia DC era forse l'unica soluzione possibile.

Per plasmare il nuovo volto di un personaggio forse troppo perfetto e invincibile per prendere sulle spalle le incertezze della contemporaneità, non poteva esserci alleanza migliore di quella suggellata fra lo stesso Nolan in veste di autore del soggetto e supervisore, il suo fedelissimo sceneggiatore David S. Goyer e Zack Snyder (ultimamente poco premiato da pubblico e critica ma utilissimo alla causa grazie al lavoro svolto in 300 e Watchmen) dietro la macchina da presa; nonostante l'illustre biglietto da visita del promettente triumvirato, Man of Steel ha però tradito parte delle aspettative rivelandosi un blockbuster spettacolare, apprezzabile e senza dubbio non privo di meriti, ma troppo ipercarico e disorganico per raggiungere davvero l'eccellenza.

venerdì 28 dicembre 2012

On the Road




“Our battered suitcases were were piled on the sidewalk again; we had longer ways to go. But no matter, the road is life.”

Partire per partire, mollare tutto e andare via lontano per vivere un'esistenza senza radici, né meta né fine, viaggiare per viaggiare: una fantasia difficile da soffocare quando la routine quotidiana si fa beffe di noi a colpi di stanchezza e monotonia, con le giornate pronte a ripetersi sempre uguali fino a trasformare le pareti della stanza in vere e proprie sbarre a cui sembra impossibile sfuggire; per quanto l'idea possa essere allettante ogni viaggio che si rispetti merita però di avere un punto di arrivo, lasciando finalmente a chi lo intraprende la libertà di scoprire quel qualcosa unico e prezioso che stava cercando e che l'aveva spinto a seguire il cammino.

è proprio il continuo girare in tondo senza mai arrivare il principale problema di On The Road, ultima fatica di Walter Salles tratta dal romanzo culto di Jack Kerouac e pronta a ereditare pregi ma sopratutto difetti dell'opera originale, gli stessi che avevano condannato a morte certa fino ad oggi ogni possibile tentativo di trasposizione cinematografica ( persino Marlon Brando aveva tentato senza successo di adattarlo per il grande schermo).

venerdì 17 giugno 2011

Julie & Julia


"Chocolate cream pie! You know what I love about cooking? I love that after a day when nothing is sure and when I say nothing, I mean nothing. You can come home and absolutely know that if you add egg yolks to chocolate and sugar and milk, it will get thick. That's such a comfort."(Julie Powell)

Due epoche, due cucine, due città: non era facile la ricetta che Nora Ephron, madrina d'eccezione di    romantiche commedie come "Insonnia d'amore" e "c'è posta per te"(senza dimenticare "Harry ti presento Sally" di cui era sceneggiatrice) ha  preparato con "Julie & Julia", pellicola fuori dal tempo in un mondo che sforna film commerciali e di scarsa originalità con un'impronta che rasenta ormai la serialità. 


Piani spaziali e temporali diversi, mescolati ad arte saltando con delicatezza fra un romantico passato e una frenetica contemporaneità, seguono le vite di due donne dai percorsi simili e straordinariamente vicini su binari paralleli destinati a non incontrarsi mai: Julia Child, casalinga senza figli intraprendente e vivace, arrivata con entusiasmo nella Parigi del 1948 riempie la sua esistenza con l'amore per il marito e una sincera passione per la buona tavola: prima donna ad iscriversi al prestigioso corso di cucina Cordon Bleu,  dopo il ritorno in patria e alcuni anni di difficoltà e incertezze a riuscirà a pubblicare un libro di ricette di grande successo, al quale seguirà una serie di programmi televisivi che la trasformeranno in una vera e propria pioniera dell'alta cucina negli States; cinquant'anni dopo, in un piccolo appartamento del Queens del 2002 vive la ventinovenne Julie Powell, un lavoro precario di assistenza alle assicurazioni e l'insoddisfazione di un romanzo mai finito in un cassetto, armata di una totale devozione alla cucina e con Julia Child come guida spirituale. La via per conciliare velleità letterarie e culinarie passa per il food blog "the Julie/Julia Project", dove Julie si impegnerà ad aggiornare un diario costante della sua grande impresa: preparare nell'arco di un anno tutte le 524 ricette contenute nel mitico e voluminoso ricettario della Child " imparare l'arte della cucina francese".
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