"Farewell, Master Burglar. Go back to your books, your fireplace. Plant your trees, watch them grow. If more of us valued home above gold, it would be a merrier world."
"What have we done?" si chiedeva Bilbo Baggins, mentre guardava impietrito il Drago dirigersi verso la cittadina di Pontelagolungo per portare morte e distruzione fra i suoi abitanti, nel secondo capitolo della Trilogia de Lo Hobbit The Desolation of Smaug: riparte esattamente da qui, come se non ci fosse stata alcuna interruzione, The Battle of Five Armies(in italiano, lo straniante "La Battaglia delle Cinque Armate), atto finale e definitivo non solo delle avventure giovanili dello Zio di Frodo ma anche dell'ormai vasta esalogia che Peter Jackson ha costruito intorno all'epica Tolkieniana e alla mitica Terra di Mezzo Neozelandese.
"I would draw some of the great tales in fullness, and leave many only placed in the scheme, and sketched. The cycles should be linked to a majestic whole, and yet leave scope for other minds and hands, wielding paint and music and drama. "(J.R.R. Tolkien, Letter no. 131)
Nell'era degli Effetti Speciali impossibili e di una terza dimensione sempre più luminosa e immersiva, riuscire a compiacere gli occhi degli spettatori giunti in sala con una visione che valga un investimento di tempo e denaro non indifferente è facile, ma varcare il punto di saturazione lo è altrettanto: cosa rimane allora della meraviglia, di quel brivido che ti scorre lungo la schiena e che ti fa saltare dalla poltrona dov'eri comodamente seduto facendoti sentire l'essere più piccolo del mondo, dei fotogrammi che scorrono sullo schermo risucchiandoti al di là della barriera senza che tu ne accorga per poi riportarti indietro, alla fine del film, frastornato e incredulo ma con le immagini di un nuovo, magnifico panorama di immagini scolpito nel cuore e nella mente? Se c'è in questo momento un blockbuster in grado di preservare, proteggere e difendere tali preziose e uniche sensazioni, quello è il secondo capitolo della Saga de Lo Hobbit firmato da Peter Jackson.
Sembrano passati secoli da quanto Sherlock, la serie di culto della BBC, ha fatto il suo debutto sul primo canale britannico lanciando le carriere dei suoi protagonisti e proiettandole nel mondo del cinema: spesso del tutto identificato con le vertiginose deduzioni dell'affascinante detective interpretato da Benedict Cumberbatch, il successo della formula creata da Steven Moffat e Mark Gatiss non sarebbe però stato lo stesso senza la presenza di Martin Freeman, impeccabile John Watson e adesso pronto a tornare nei cinema di tutto il mondo il 12 dicembre con Lo Hobbit - la Desolazione di Smaug, secondo capitolo del nuovo franchise tolkieniano curato e diretto da Peter Jackson.
Martin John Christopher Freeman nasce ad
Aldershot ( Hampshire) l'8 settembre 1971, ultimo di 5 figli: dopo la
separazione dei genitori avvenuta quando aveva appena 5 anni Martin va a vivere
con il padre, ma la morte improvvisa di quest'ultimo pochi anni dopo getta
un'ulteriore ombra sull'infanzia del bambino, già fragile e asmatico; come
prevedibile, questa perdita segnerà Freeman per il resto della vita e
condizionerà forse anche il rapporto con una credo religioso che rimarrà per
lui, cresciuto in una famiglia di cattolici osservanti e mandato in scuole
salesiane fino agli anni dell'università, un'incancellabile certezza.
Happy New Year! Il famigerato 2012( un anno molto buono per la sottoscritta, un po' meno per il resto del cosmo) ci ha detto addio giusto poche ore fa e il 2013 si è già fatto largo nelle nostre menti a colpi di Walzer( perdonate, la visione del Concerto di Capodanno in tv qui è un must totale). Dato che per l'occasione ci sentiamo gasatisissimi e pieni di buoni propositi, perché non fare un planning dei 10 film che il nuovo anno avrà il piacere di portarci? Alcuni sono già usciti dappertutto tranne che qui e li si sta attendendo con impazienza febbrile, altri ci metteranno un po' più di tempo ad arrivare in sala ma poco male, l'Hype è lo stesso a mille e se li potessimo avere subito sarebbe tutto perfetto.
Uscito a Natale negli USA, in arrivo in Italia il 31 gennaio, è il film che sto attendendo con maggiore sofferenza ormai dalla notte dei tempi, per l'esattezza da quando ho iniziato a saltellare per la casa alla notizia che Tom Hooper avrebbe trasposto in immagini il mitico Musical di Claude-Michel Schönberg e Alain Boublil da sempre in cartellone nel West End. GIVE IT TO ME. NOW.
Joe Wright + film in costume= meravigliositudine, ma questa volta le innovazioni visive e le sontuose scenografie sembrano andare oltre e fare presagire uno scenario alla Moulin Rouge. Forse Keira Knightley come protagonista ci pesa un po' e Aaron Johnson non è Sean Bean, ma c'è un Jude Law sicuramente superlativo e il pacchetto completo promette grandi soddisfazioni. Dimenticavo: DARIO MARIANELLI'S SOUNDTRACK.
3) The Hobbit: The Desolation of Smaug
Avete finito poco fa di vedere il viaggio inaspettato e non vi sembra il caso di cominciare subito ad attendere il secondo capitolo de lo Hobbit? Vi capisco perfettamente e potete tirare un sospiro di sollievo perché The Desolation of Smaug arriverà alla fine del 2013 con tutta la calma di cui avete bisogno. Però io devo dirvelo, Peter Jackson mi ha fatto ancora una volta il piacere di far coincidere la data di uscita del film col mio compleanno e non è un appuntamento che posso dimenticare facilmente, ECCO.
Doveva arrivare a Natale ma alla fine è stato rimandato tutto alla prossima estate. Paura della troppa concorrenza? Senza dubbio, ma Leo non ne sarà stato affatto contento perchè questo ha diminuito le sue opportunità di acchiappare il famigerato Oscar che tanto lo tormenta. Date un Oscar a quel bravo giovine per favore. Comunque, gli anni 20' secondo Baz Luhrmann non me li perderei per nulla al mondo. E I VESTITI DI CAREY MULLIGAN. DICO.
Steven Spielberg dirige Daniel Day-Lewis in un film che ha tutte le carte in regola per diventare il più spielberghiano di sempre. Come previsto John Williams si unisce al party e la colonna sonora mi ha ridotto in lacrime anche senza aver ancora visto il film. In America è uscito da un po', qui arriverà a febbraio giusto perché non abbiamo già aspettato abbastanza.
Già uscito in Bluray in diversi paesi del mondo, Cloud Atlas arriverà in Italia il 10 gennaio. AT LAST. Devo dire che sto facendo una fatica immane per finire Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino e che per questo mi è alquanto passata la voglia di imbarcarmi nell'Atlante delle nuvole di David Mitchell, " colpevole" di essere caratterizzato da una struttura ancora più frammentaria di quella del suo parente italiano.Tuttavia, il film promette di essere un'esperienza mistica e sensoriale notevole con tutti i suoi 170 minuti e io intendo farne parte. E poi, BEN WHISHAW.
Una confessione a cuore aperto per iniziare al meglio il 2013: non sono una trekker, non ho ancora visto il primo film del reboot firmato da JJ Abrams e nemmeno mi piace molto Star Trek. Che ci fa STID in questa classifica? Beh, nella vita di ogni fan esiste un abisso profondo chiamato " guardare alcuni film che di solito non guarderesti per gli attori e solo per loro". Ecco, JJ avrà senza dubbio svolto un lavoro egregio, ma il motivo per cui Star Trek è finito al centro dei miei pensieri si sintetizza nella foto sottostante. Più villains sotto vetro per tutti per favore. O almeno per me.
Fino a pochi giorni fa era l'elogiatissimo nuovo capolavoro di Tarantino. Adesso è diventato il film in cui Leonardo Di Caprio ha continuato stoicamente a recitare con lo sguardo pieno di odio nonostante una mano seriamente insanguinata. DO WANT. And for the love of God, GIVE HIM HIS OSCAR.
Superman returns, ma senza Brandon Routh e con Zack Snyder alla regia sembra tutta un'altra musica. Aggiungiamoci Amy Adams, Michael Shannon, Diane Lane e soprattutto Henry Cavill: il Duca di Suffolk di The Tudorsal suo primo ruolo di protagonista assoluto, I'M SO PROUD OF HIM.
Altro film che il mondo ha già visto e archiviato, Frankenweenie potrebbe essere la mia possibilità di far pace con Tim Burton. Tim, dopo Dark Shadows, il nostro rapporto ha continuato a logorarsi ma se Frankenweenie è un bel film sono disposta a perdonarti e a dimenticare. REALLY.
Film attesi in ordine sparso
Beast of the Sounthern Wild - The Master- Hunger Games: Catching Fire - Oz: The Great and The Powerful- Hitchcock
So...
Welcome 2013! We expect great things from you. Don't fail us.
"In a hole in the ground there lived a hobbit. Not a nasty, dirty, wet hole, filled with the ends of worms and an oozy smell, nor yet a dry, bare, sandy hole with nothing in it to sit down on or to eat: it was a hobbit-hole, and that means comfort."
In un lontano inverno di circa 10 anni fa i Tolkeniani di tutto il mondo affilavano asce e spade per accogliere la trasposizione del Signore degli Anelli filmata da Peter Jackson, ansiosi di sapere se la sacra opera del Professore fosse stata tradita o rispettata dal regista neozelandese: i puristi non saranno forse rimasti del tutto soddisfatti, ma nessuno oserebbe contestare il posto d'onore che la grandiosa trilogia cinematografica ha conquistato nella storia del Cinema, oltre che nel cuore dei tanti fan che si sono innamorati della complessa mitologia della Terra di Mezzo.
Eccoci allora di nuovo qui, carichi di speranza e aspettative, pronti a metterci nelle mani di Peter Jackson e a partire verso un'altra avventura insieme a Bilbo Baggins, zio di Frodo che fra mille misteri si era congedato poco dopo l'inizio della Compagnia dell'Anello, per ripercorrere all'indietro le tappe di un viaggio del tutto inedito per il giovane hobbit ma che per noi ha il benvenuto e piacevole sapore della rinascita.
Scritto prima che il mondo fantastico creato da Tolkien acquistasse la sua forma definitiva e concepito come un libro per ragazzi, "The Hobbit, or there and back again" non sembrava possedere la stessa forza narrativa del suo successore "The Lord of The Rings", né giustificare l'azzardosa scelta della produzione di ricavare una vera e propria trilogia dalle sue umili 340 pagine: l'opportunità di cavalcare il più possibile l'onda lunga del successo era troppo ghiotta per non essere sfruttata, ma la sceneggiatura firmata dal regista insieme a Fran Walsh e Philippa Boyens riesce per fortuna a mettere a segno un primo capitolo emozionante senza farci mai avvertire il vuoto dell'incompiuto, determinato a vestire gli abiti di un prequel fresco e leggero ma non per questo meno spettacolare ed ambizioso.
Adattando abbastanza fedelmente le prime 130 pagine del libro attingendo anche al resto della produzione dell'autore e alla pura e semplice fantasia, con "The Hobbit: An Unexpected Journey" Jackson porta sullo schermo una storia che chiede di vivere di vita propria ma che non dimentica lo strettissimo legame con la grande Epopea che la Trilogia dell'Anello ha regalato agli anni '00.
Il grande cinema d'avventura rivive ancora con "Tintin: il segreto dell'Unicorno", piccolo gioiello d'animazione sognato e desiderato per più di vent'anni da Steven Spielberg e finalmente realizzato grazie una straordinaria e affollata collaborazione: il regista di E.T. e Peter Jackson(qui in veste di produttore e se andrà tutto bene dirigerà il prossimo capitolo) si uniscono così a Joe Cornish, Steven Moffat ed Edgar Wright, brillanti sceneggiatori inglesi che mettono a segno una scrittura spassosa e intelligente, impeccabile nell' incastrare una trovata dopo l'altra senza mai perdere di vista l'equilibrio generale(proprio Wright aveva lavorato in modo magistrale nel costruire un nuovo dialogo fra fumetto e grande schermo nel dimenticato "Scott Pilgrim vs the World").