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sabato 31 agosto 2013

Trance


"The choice is yours. Do you want to remember or do you want to forget?"

Dopo la Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi di Londra 2012 e l'adattamento per il teatro del Frankenstein di Mary Shelley, il ritorno di Danny Boyle dietro la macchina da presa portava con sé un considerevole bagaglio di aspettative: ideato proprio durante i preparativi per l'Opening Ceremony e arrivato alla fine di un periodo di riposo obbligato dal grande schermo(3 anni dallo splendido 127 ore) che ha rappresentato una tappa non indifferente nel percorso professionale del regista, Trance( divenuto chissà perchè In Trance nelle sale italiane) è la prova di come la predilezione per una sperimentazione visiva e narrativa ricercata attraverso ritmi psichedelici e videoclippari resti ancora un tratto distintivo della poetica di Boyle, parte di un cinema estenuante che non ha mai avuto paura di scavare nell'animo umano spingendosi pericolosamente allo stremo fra passione e allucinazione; purtroppo, per quanto la sceneggiatura di John Hodge ( vecchio compagno di baldorie sin dai tempi di Trainspotting) sia volubile e capricciosa quanto basta per incontrare il gusto pop e irriverente di Boyle, una fitta tela che fa della ossessiva ricerca del colpo di scena la sua unica ragion d'essere finisce per avvolgere la pellicola con fili tanto stretti da attorcigliarsi su sé stessa, mettendo alla prova la curiosità e l'attesa di chi guarda con un gioco di specchi grossolano e fastidioso.
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