Visualizzazione post con etichetta cold war. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cold war. Mostra tutti i post

martedì 13 marzo 2018

The Shape of Water


"Unable to perceive the shape of You, I find You all around me. Your presence fills my eyes with Your love, It humbles my heart, For You are everywhere..."

"Tale as old as time" cantava la canzone di Alan Menken mentre la Bella e la Bestia volteggiavano nel salone da ballo vestiti di tutto punto, decorosamente abbottonati nei loro dorati abiti finto settecenteschi: il mito della bella fanciulla innamorata di una creatura mostruosa è vecchio come il tempo e impresso nella carne dell'uomo quanto nella sua immaginazione e fantasia, forte nella consolazione dell'idea che l'amore possa prescindere dall'aspetto esteriore in nome di un oltre che anche il più cinico e disilluso non può fare a meno di bramare, nel silenzio delle notti in cui nessuno potrà mai disturbare o criticare i suoi desideri più segreti.

Un mito che non ci stanca mai e dribbla facilmente il sapore di già visto e già sentito e che ci regala un sollievo sempreverde, ma ha anche bisogno di nuova linfa per riuscire a emozionare davvero e non stagnare in una mera resurrezione del canonico, vivido e magico come lo è sempre stato sin dalle prime immagini che ci hanno trovato nell'infanzia: fra le mani di Guillermo Del Toro, guardiano di tante creature mostruose, fantasmi, freaks reietti e incompresi da un mondo che sa essere più gore e spaventoso di loro stessi, il rispetto per la diversità dei personaggi e l'importanza del messaggio sono rispettati alla lettera e non solo in The Shape of Water ( in Italia La Forma dell'Acqua), favola moderna che contrappone il suo cuore ai verdognoli Stati Uniti dei primi anni 60' e di una Guerra Fredda le cui dinamiche risultano a volte tanto assurde da sfiorare l'ilarità involontaria.

lunedì 30 settembre 2013

Expo 58




"Qui, nei prossimi sei mesi, sarebbero state riunite tutte le nazioni i cui complessi rapporti, i cui conflitti e alleanze, le cui dense, intricate storie avevano forgiato e avrebbero continuato a forgiare il destino dell’umanità. E al centro di tutto ciò, c’era questa fulgida pazzia: un gigantesco reticolo di sfere, interconnesse, imperiture, ciascuna emblematica di quella minuscola unità che l’uomo aveva imparato a dividere solo recentemente, con conseguenze a un tempo allarmanti e meravigliose: l’atomo. La sola vista gli faceva battere forte il cuore."

è un'alba gelida e incerta, ma egualmente piena di speranze e ottimismo, quella che risveglia l'Europa dal suo torpore all'indomani della Seconda Guerra Mondiale: voglia di ricostruire e di ritrovarsi, rinsaldare un'identità provata dalla consapevolezza che le ferite aperte dal conflitto sono tutt'altro che guarite e che la Guerra Fredda sta già lavorando senza sosta, rannicchiata silenziosamente nell'ombra, creando nuovi inconciliabili schieramenti; ancora lontana anni luce dalle frizzanti e rivoluzionarie atmosfere della Swinging London, l'Inghilterra del 1958 cerca protezione sotto una campana di vetro e aspetta, mentre ogni giorno si ripete uguale a sé stesso in una rassicurante quanto grigia monotonia, guardando al continente come a un faro di opportunità dove tutto può è ancora possibile.

è una realtà in divenire e piena di contraddizioni quella che Jonathan Coe ha scelto come cornice per Expo 58, suo ultimo attesissimo lavoro che usa la maschera della spy thriller per raccontare una storia di nostalgia e di rimpianti, interamente sostenuta sulle spalle della sua suggestiva ambientazione.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

condividi