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domenica 2 agosto 2015

Ex Machina



"I am become death, The Destroyer of Worlds."

Uomo contro macchina, carne contro circuiti, intelligenza contro intelligenza: può una creazione artificiale pensare e sentire come un essere umano al punto di farci dimenticare la sua fallibilità? L'argomento è tutt'altro che nuovo e strizzando l'occhio alla grande letteratura di fantascienza del Novecento il cinema l'ha sempre portato avanti con la giusta ironia, malinconia e tragicità, ma l'abilità nel mescolare gli ingredienti della formula in modo da dialogare col presente senza portare in sala pezzi vecchi e arrugginiti è l'unico metro davvero degno di nota, per valutare il lavoro di chi desideri andare ben oltre una calligrafica esposizione delle tre leggi della robotica di Asimov.

Nel caso di Ex Machina, debutto alla regia dello sceneggiatore veterano di Danny Boyle Alex Garland (28 giorni dopo, Sunshine, il bistrattatissimo The Beach), c'erano ben pochi dubbi che il risultato sarebbe stato degno di attenzione: stiamo parlando dell'uomo che ha adattato per il grande schermo quel capolavoro dimenticato che è Never Let Me Go di Mark Romanek, esempio eccellente di come la fantascienza "normale" possa colpire al cuore e straziarlo con una violenza ben maggiore di quella scatenata da un esercito di chiassose astronavi inferocite.

lunedì 7 aprile 2014

Her


"I think anybody who falls in love is a freak. It's a crazy thing to do. It's kind of like a form of socially acceptable insanity."

Camminiamo a passo svelto senza voltarci indietro, gli auricolari nelle orecchie e gli occhi ben piantati sullo smartphone, sperando di non essere interrotti da nessuno mentre un amico dall'altra parte dell'incrocio si sbraccia insistente sperando di attirare la nostra attenzione: possiamo fingere che non stia succedendo e che si tratti solo di una futuristica previsione, ma la tecnologia si è intrecciata alle nostre vite al tal punto da aver reso quasi impossibile concepire un mondo in grado di vivere al di fuori della sua costante invadenza; abbiamo lasciato che accadesse, noi bravi figli dei nuovi Anni Dieci abituati a dare per scontate le straordinarie opportunità di comunicazione che i tempi ci hanno concesso, inglobati in relazioni che inseguono l'immediatezza ma rifuggono il contatto fisico per praticità o  per moda, o magari perché pur permettendoci di osare molto e di rischiare altrettanto ci danno la sicurezza che per quanto profonda possa essere la delusione tutto sarà reso più facile dalla distanza impostaci da uno schermo; ciononostante, quando la connessione si disattiva lasciandoci scoperti di fronte a un mondo che non sa più vedere e sentire senza filtri, arriva sempre quel momento in cui dobbiamo chiederci, anche solo per pochi minuti, se ne valga davvero la pena.

Charlie Brooker, padre della spietatissima serie britannica di Channel 4 Black Mirror, ci risponderebbe confezionando una distopia degna dei nostri incubi peggiori, ma a Spike Jonze non interessa una riflessione terrorizzante e grottesca per mostrarci ciò che siamo davvero diventati: il suo Her vive in un mondo futuribile i cui meccanismi non hanno bisogno di troppe spiegazioni, ovvia amplificazione di un presente con cui condivide profonda malinconia e grandi speranze, dove il modo di ascoltarsi e di avvicinarsi gli uni agli altri è radicalmente cambiato lasciando immutato il bisogno di amare ed essere amati.

giovedì 5 dicembre 2013

Gravity Strikes Back


Gravity strikes back! Chiudiamo alla grande il capitolo dedicato a Gravity di Cuaron con altre due piccole grandi soddisfazioni: dopo essere stato pubblicato su Best Movie di novembre, il mio estratto dalla recensione del film ( che potete leggere nella sua interezza qui) è approdato anche su Ciak di dicembre ( con tanto di mitica Torcia spaziale in regalo) e su Repubblica/ Palermo dell'1/12/2013.
A questo punto, acquistare una super edizione home video del film mi sembra d'obbligo.




lunedì 11 novembre 2013

Don't Let Go


Excellent news! Approfittando del ritorno safe and sound di Luca Parmitano, arrivato come previsto sulla Terra a bordo della Navetta Soyuz, volevo dirvi che un estratto della mia recensione su Gravity è stato pubblicato su Best Movie di novembre! La Dottoressa Stone avrà anche avuto una pessima giornata, ma a me ha portato parecchia fortuna. Come si dice, Don't Let Go, Never.

martedì 8 ottobre 2013

Gravity




L'infinito, il silenzio, il buio: lo spazio è la trinità ambigua e affascinante che conquista l'uomo con la promessa di un limbo senza peso, lontano abbastanza da sfuggire a ogni dolore, sofferenza o rimpianto lasciato indietro sulla Terra; unico signore in un universo estraneo e ostile, anche l'astronauta più esperto sa però molto bene che il privilegio di osservare con gli occhi di Dio l'accecante perfezione del cosmo potrebbe domandare il suo prezzo in qualsiasi momento, complice anche la più piccola e insignificante delle distrazioni.

Navi spaziali alla deriva e astronauti smarriti atterrano abitualmente sul grande schermo per angosciarci e intimidirci, ma poche pellicole hanno saputo piegare le regole del genere al racconto di un'Odissea tanto intima e umana come Gravity di Alfonso Cuaron: senza scene catastrofiche troppo eclatanti e con 2 soli attori sulla scena nei panni degli astronauti Ryan Stone e Matt Kowalski, il regista messicano investe tutte le sue energie nel ricreare con cura una dimensione capace di alternare la pace dei sensi al brivido di paura più lacerante, iniettando nella tuta spaziale tutta la forza e la disperazione di una lotta per la sopravvivenza contro i propri demoni decisamente più poetica e interiore che fragorosamente spettacolare e hollywoodiana.

mercoledì 14 agosto 2013

Welcome Back!


Dear Ladies and Gentlemen, 
come state passando questo lunga estate caldissima? Siete fuggiti a Grande Inverno per evitare le torride temperature o avete preferito il caro vecchio mare? Io sono scappata in Olanda, paese così meraviglioso che a pochi giorni dal rientro in patria mi sembra che tutto sia stato davvero nient'altro che un bellissimo sogno.

Nell'attesa di raccontarvi di più su alcune meravigliose sorprese cinefile in cui mi sono per puro caso imbattuta nella Terra delle Biciclette ( una sola parola..PIXAR!) volevo dirvi che un estratto della mia recensione su Star Trek into Darkness è stato pubblicato su Best Movie di Agosto! Quindi mi raccomando, portate con voi sotto l'ombrellone le vostre riviste di cinema preferite e ricordatevi che a pagina 100 di Best Movie potrete trovare la sottoscritta ( il cognome è stato battuto erroneamente, ma sono sempre io, la sola e unica!).

Buon Ferragosto a tutti e che il cinema sia con voi! 

mercoledì 3 luglio 2013

Star Trek Into Darkness




"Is there anything you would not do for your family?"

Accostarsi a un universo dal culto tanto radicato come Star Trek passando esclusivamente per i Reboot di J.J. Abrams sembrerà un sacrilegio ai tanti Trekker che da tempo immemore coltivano la passione per le avventure dei personaggi nati dalla serie tv di Gene Roddenberry: solo i profondi conoscitori dell'opera originale saranno effettivamente in grado di individuare ogni omaggio e citazione, infedeltà e tradimento, luminosa trovata o cocente delusione, avendo ben chiaro nella memoria il ricordo di un fenomeno che, per il tempo in cui venne concepito, funzionava già alla perfezione.

Se però l'amore per ciò che è stato rischia in certi casi di trasformarsi nello scudo che pretende di respingere persino i pregi di un buon lavoro di attualizzazione, il cinema è uno strumento dalla fruibilità tanto immediata da aprire le porte delle sale a ogni spettatore senza discriminazioni e pregiudizi, lasciando che anche i neofiti possano iniziare il viaggio e tuffarsi in una galassia sconosciuta: chi scrive è approdato alla visione di Star Trek Into Darkness, sequel del fortunato e riuscito reboot del franchise datato 2009,  per motivi poco utili alla causa spaziale e sapendone piuttosto poco della serie madre ( va dove ti porta il bisogno di vedere la performance di un attore potrebbe diventare il mio nuovo motto di vita), ma ciò non toglie che visto con occhi meramente cinematografici e non come il riflesso di un lontano passato l'ultima fatica di J.J. Abrams sia una giostra divertente e mozzafiato dalla quale non vorresti più scendere, capace di mixare senza forzature l'elevatissima domanda di azione con un'attenta e mai scontata crescita dei personaggi regalandoci quello che a buon diritto può definirsi uno dei blockbuster più belli e riusciti della stagione.

venerdì 22 luglio 2011

the adjustment bureau


"Most people live life on the path we set for them. Too afraid to explore any other. But once in a while people like you come along and knock down all the obstacles we put in your way. People who realize free will is a gift, you'll never know how to use until you fight for it. I think that's The Chairman's real plan. And maybe, one day, we won't write the plan. You will."


Siamo davvero padroni del nostro destino?è possibile che le scelte che crediamo di aver tracciato con indipendenza in realtà stiano solo seguendo la mappatura di un piano già scritto e immodificabile? Domande senza risposta che non suonano affatto nuove e che abbiamo già sentito tante volte, ma che in quel grande mistero che è l'esistenza, fatta di strane coincidenze e meccanismi indecifrabili, difficilmente passeranno mai di moda. 


Ispirato dal sempreverde Philip Dick, uno degli scrittori di fantascienza più saccheggiato della storia del cinema(Blade Runner, Minority Report per citarne alcuni),con "i guardiani del destino"(the adjustement bureau) l'esordiente George Nolfi omaggia e rievoca una delle più affascinanti e inquietanti soluzioni proposta dalla Sci-fi: un'umanità incapace di gestirsi e camminare con le proprie gambe, che ha approfittato dell'unico momento di libertà concessole dal fato ( straordinario il monologo di Terence Stamp nel ruolo di Thompson) poco prima del conflitto mondiale per devastare sé stessa; inevitabile quindi il ritorno al passato, di nuovo costantemente guidata da quel "Presidente" che attraverso schiere di eminenze grigie armate di agenda e cappello dirige ogni singola nostra azione, dal momento giusto per prendere un autobus a quello per versare un caffè, perché anche il più piccolo dettaglio se diverso da ciò che è stato scritto può cambiare la storia in modo irreparabile.
Scoperta la verità per una semplice disattenzione (voluta?) da parte del team, in realtà poco interessa delle dinamiche e delle ragioni del processo in sé stesso ai protagonisti David ed Elise: l'unica cosa veramente importante è stare insieme, vivere un amore capace di sfidare ogni variabile  che si rivela così forte da non accettare mai la resa nemmeno davanti al tempo, a Dio e ai progetti del cosmo.

è in questo struggente e romantico sentimento, culminante in una fuga mozzafiato per le strade di una New York sospesa e surreale attraverso passaggi dimensionali celati dietro porte inosservate, che la pellicola trova tutta la sua freschezza: in stato di grazia, Matt Damon tiene forte la mano di Emily Blunt correndo verso la libertà, finchè finalmente non verrà concesso il sopravvento al libero arbitrio e il piano finirà per cambiare: forse esiste davvero un disegno incomprensibile e non ci rendiamo conto di essere troppo deboli per avere la forza di modificarlo, ma una semplice scelta d'amore può essere  un'arma vincente. E non solo al cinema.

Free will

"David Norris: Whatever happened to free will?
Thompson: We actually tried free will before. After taking you from hunting and gathering to the height of the Roman empire, we stepped back to see how you'd do on your own. You gave us the dark ages for five centuries until finally we decided we should come back in. The Chairman thought that maybe we just needed to do a better job with teaching you how to ride a bike before taking the training wheels off again. So we gave you raised hopes, enlightment, scientific revolution. For six hundred years we taught you to control your impulses with reason. Then in nineteen ten, we stepped back. Within fifty years you'd brought us world war one, the depression, fascism, the holocaust and capped it off by bringing the entire planet to the brink of destruction in the Cuba missile crisis. At that point the decision was taken to step back in again before you did something that even we couldn't fix."



lunedì 18 aprile 2011

Why can't we all just......get along?

"Why......are you doing this?Why?Isn't the universe big enough......for both of us?What is wrong with you people?We could work together.Why be enemies?Because we're different?Is that why?Think of the things that we could do.Think how strong we would be!Earth......and Mars......together.There is nothing that we could not accomplish.Think about it!Think about it!Why destroy......when you can create?We can have it all......or we can smash it all!Why can't we......work out our differences?Why can't we......work things out?Little people......why can't we all just......get along?"





venerdì 18 marzo 2011

never let me go


"We didn't have The Gallery in order to look into your souls. We had The Gallery to see if you had souls at all."

Se volessimo trovare un'esperienza affettiva vicina a quella di "never let me go" di Mark Romanek, probabilmente "espiazione" di Joe Wright sarebbe il candidato ideale: lontane dall'identità narrativa o contenutistica, le due pellicole respirano a pieni polmoni un'atmosfera cupa e deprimente, storie di vite che avrebbero potuto essere normali e felici e che invece sono state consumate troppo presto da un disegno già scritto che fino alla fine lo spettatore prega sarà spezzato e modificato, per poi assistere impotente  a uno spettacolo impietoso e crudele.

martedì 15 marzo 2011

We all complete

" I come here and imagine that this is the spot where everything I've lost since my childhood is washed out. I tell myself, if that were true, and I waited long enough then a tiny figure would appear on the horizon across the field and gradually get larger until I'd see it was Tommy. He'd wave. And maybe call. I don't know if the fantasy go beyond that, I can't let it. I remind myself I was lucky to have had any time with him at all. What I'm not sure about, is if our lives have been so different from the lives of the people we save. We all complete. Maybe none of us really understand what we've lived through, or feel we've had enough time. "



sabato 6 marzo 2010

Avatar


Lo so...lo so...arrivo un po' in ritardo rispetto al resto del globo...colpa del mio continuo procrastinare visto che in realtà ho visto la pellicola di Cameron circa un mese fa , rimandando da allora per un motivo o per un altro di tradurre in parole i miei pensieri . Tutti quelli che mi conoscono sanno che ho sempre manifestato una certa diffidenza verso questo film fondamentalmente per 2 ragioni :1)il mio viscerale odio verso la fantascienza che già dal 1999 ci avrebbe voluto a scoprire nuove civiltà aliene a spasso nello spazio ;2) la diffidenza verso fenomeni troppo ben lanciati e pubblicizzati dal marketing americano , da questo punto di vista impeccabile nella sua opera di "persuasione " . Alla fine , spinta un po' dall'onda di consensi e e in parte dal fatto che ormai eravamo rimasti in due a non avere visto il film insieme ai miei canarini , mi sono armata per andare anch'io su Pandora ; il risultato?Uno spettacolo meraviglioso che mi ha costretta a rimangiarmi subito ogni riserva e perplessità ."Avatar" è un'esperienza unica che ti catapulta con estrema naturalezza , senza lasciarti percepire neanche per un secondo che nulla di ciò che vedi esiste in realtà , in un mondo colorato popolato da creature selvagge e misteriose , e da un popolo , quello Na'vi , che desidera vivere in semplicità e comunione con la natura , una natura pulsante e vivida con la quale condividono un legame di simbiosi assoluta (non è un caso che tutto su pandora , dalla vegetazione agli animali hanno colori e sfumature blu e azzurre ,colore caratteristico dei Na' vi ). In questo idilliaco quadro tanto per cambiare si inseriscono i terrestri , invasori e distruttori di tutto ciò che è bello , che dopo aver prosciugato tutta la linfa vitale della Terra si rivolgono altrove , un popolo che ha perduto da tempo il contatto con la propria corporeità e che per questo è ansioso di entrare in nuove realtà virtuali che possano restituirgli una tale percezione ormai smarrita e lontana .
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