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lunedì 18 marzo 2013

Anna Karenina



"You Can't Ask Why About Love"


La grande letteratura è sempre terreno fertile per nuovi adattamenti cinematografici, ma data la notorietà del materiale di partenza l'esigenza di creare qualcosa di nuovo che possa parlare alle nuove generazioni senza tradire lo spirito dell'opera originale è più pressante che mai: a Joe Wright, che ci piace ricordare come il regista di Orgoglio e Pregiudizio(Pride and Prejudice) ed Espiazione(Atonement) piuttosto che di Hanna e The Soloist, la sfida deve essere sembrata ordinaria amministrazione quando dopo una non riuscitissima parentesi nella modernità ha finalmente deciso di tornare alla filmografia in costume che gli aveva regalato tante soddisfazioni con l'Anna Karenina di Tolstoj.

Non contento di doversi già misurare con la complessità di un'opera iconica, Wright ha scelto di portare allo stremo la ricerca della forma perfetta trascinando la sceneggiatura di Tom Stoppard (Rosencrantz e Guilderstern sono morti, Shakespeare in love, Parade's End), ab origine concepita per un più canonico adattamento, dentro a un vecchio teatro di posa eletto a simbolo dell'ipocrisia e della falsità della buona società moscovita; a guidare i protagonisti nella gabbia dorata in cui vivono costantemente rinchiusi troviamo ancora una volta Keira Knightley, scesa dal treno della non proprio memorabile Sabina Spielrein  di A Dangerous Method per salire su quello dell'infelice e sventurata eroina russa.

lunedì 12 marzo 2012

Hugo Cabret



"I'd imagine the whole world was one big machine. Machines never come with any extra parts, you know. They always come with the exact amount they need. So I figured, if the entire world was one big machine, I couldn't be an extra part. I had to be here for some reason."(Hugo)

La nostalgia è una forza pericolosa: mentre il presente ci spinge a cercare familiarità con ritmi sempre più frenetici e avanzatissime tecnologie, la purezza e la semplicità dei valori del passato finisce per diventare, oltre che un comodo e accogliente rifugio, lo strumento ideale per capire se stiamo davvero andando nella direzione giusta.

Pluripremiata e lodata dalla critica, la nostalgia delle origini sarà anche diventata il costante leitmotiv della stagione cinematografica 2011-2012, ma nell'entusiasmo della rievocazione il rischio di smarrirsi si rivela spesso inevitabile: Hugo Cabret(Hugo), diretto dalla mano del grande Martin Scorsese, non fa eccezione.

Collocare questa prima vera incursione nel cinema per ragazzi all'interno della vastissima e poliedrica produzione del regista di Taxi Driver non è facile impresa, ma basta poco per capire come per Scorsese la trasposizione del romanzo illustrato di Brian Selznick sia soltanto un pretesto, necessario per la costruzione di un meccanismo ben più profondo e ambizioso.
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