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martedì 10 settembre 2013

Arthur Newman




Oppresso da un lavoro insopportabile, da una ex moglie che lo considera un completo fallito e da un figlio indifferente, un uomo decide di fingere la propria morte lasciando abiti e documenti della persona che era su una spiaggia deserta per avviarsi verso l'ignoto: no, non si tratta del Mattia Pascal di pirandelliana memoria né del giovane ribelle Christopher McCandless ma semplicemente di Wallace Avery, triste e spento impiegato della FedEx che prova a reinventarsi abbracciando il nome semplice e immediato di Arthur Newman; incrociata sulla sua strada Mike, esuberante ragazza dalla personalità borderline e dal passato misterioso, quello che doveva essere un viaggio in solitaria diventerà una fuga per 2 senza meta, finché i rimpianti per la responsabilità e i legami che si erano lasciati alle spalle non busseranno con violenza alla porta dell'ennesimo motel.

martedì 30 luglio 2013

A Portrait of the Artist as a Young British Man




Hallo!Hoe gaat het? Come avrete capito dall'intro scrupolosamente copia-incollato dal mio traduttore olandese di fiducia, anche quest'anno siamo in partenza per il continente e saranno proprio i canali della splendida Amsterdam ad accoglierci: se i miei calcoli sono esatti, faccio bene ad aspettarmi meravigliositudine in abbondanza ad ogni angolo.

Dato che si tratta anche e soprattutto della patria dei miei amatissimi Rembrandt, Van Gogh e Vermeer, mentre mi preparo psicologicamente ad annegare nelle meraviglie realizzate da questi artisti straordinari nonchè presenze intoccabili nell'hit parade dei pittori più amati di sempre della sottoscritta, non potevo non salutarvi con alcune clip e immagini delle loro incarnazioni sul grande e piccolo schermo prestate con tutti gli onori da un impeccabile trio di british gentleman: i cari Holmes e Watson Benedict Cumberbatch e Martin Freeman, rispettivamente Vincent Van Gogh nel documentario BBC Van Gogh Painted With Words e Rembrandt nell'estenuante Nightwatching di Peter Greenaway, e ovviamente sua Maestà Colin Firth, fascinoso Johannes Vermeer in Girl with a Pearl Earring di Peter Webber.

Vi lascio quindi in buona compagnia, dandovi appuntamento alla prossima settimana con nuove recensioni e si spera sempre sempre sempre più cinema e serie tv...Tot ziens!





sabato 21 gennaio 2012

Tinker, Tailor, Soldier, Spy



"We are not so very different, you and I. We've both spent our lives looking for the weaknesses in one another." (George Smiley to Karla)

Lo stereotipo dell'agente segreto ideale è scolpito con tale forza nel nostro immaginario che chiunque, anche il più profano degli spettatori, sarebbe in grado di descriverlo: di bell'aspetto e desiderate dalle donne come James Bond, in grado di scalare vette impossibili o di sfuggire a pericolosi inseguimenti come i più recenti Ethan Hunt e Jason Bourne, le spie cinematografiche hanno finito per preferire il glamour all'intrigo, parti di un gioco che ha fatto della spettacolarità e del disimpegno quasi un marchio di fabbrica.

Lo sa bene il re della Spy Story John Le Carrè, all'anagrafe David John Moore Cornwell, che ispirato dalla sua vera esperienza nell'MI6(il Secret Intelligent Service) ha scritto storie meno alla moda di quelle del collega Ian Fleming, ma senza dubbio dotate di un fascino e di una classe non comuni.

Forti di uno stile inconfondibile, intrecci ambiziosi e assoluto equilibrio, a dispetto di una minore appetibilità di massa i romanzi dello scrittore inglese sono comunque riusciti a conquistare il  grande schermo: dopo "la spia che venne dal freddo", "la Casa Russia", "il Sarto di Panama" e "il Giardiniere Tenace", adesso è la volta di "Tinker, Tailor, Soldier, Spy", una delle sue opere più famose e attese, che era già stata trasposta nel 1979 in una serie televisiva di successo con Alex Guinness.

domenica 6 marzo 2011

THE speech

"In this grave hour , perhaps the most fateful in our history , I send to every household of my peoples , both at home and overseas this message spoken with the same depth of feeling for each one of you as if I were able to cross your threshold and speak to you myself . For the second time in the lives of most of us we are at... at war . Over and over again we have tried to find a peaceful way out of the differences between ourselves and those who are now our enemies . But it has been in vain . We have been forced into a conflict . For we are called , to meet the challenge of a principle which , if it were to prevail , would be fatal to any civilized order in the world . Such a principle , stripped of all disguise , is surely the mere primitive doctrine that might is right . For the sake of all that we ourselves hold dear , it is unthinkable that we should refuse to meet the challenge . It is to this high purpose that I now call my people at home and my peoples across the seas , who will make our cause their own . I ask them to stand calm and firm , and united in this time of trial the task will be hard . There may be dark days ahead , and war can no longer be confined to the battlefield . But we can only do the right as we see the right and reverently commit our cause to God . If one and all we keep resolutely faithful to it , then , with God’s help ,we shall prevail . "


martedì 1 dicembre 2009

Dorian Gray


“Vi assicuro che il piacere è molto diverso dalla felicità” (Dorian Gray)

“Quando i critici dissentono fra loro , l’artista è d’accordo con sè stesso .” Sarebbe entusiasta allora Oscar Wilde , perchè intorno a una pellicola che trae ispirazione dal suo più controverso e discusso lavoro in rete e non solo si è scatenato un vero e proprio caso diplomatico : rigidi cultori dell’opera si scontrano contro apprezzatori dell’attualizzazione , alcuni contestano il tradimento delle caratteristiche somatiche del protagonista da biondo raffinato trasformato in affascinante moretto , altri avrebbero ucciso l’immaginaria figlia di lord Wotton , altri ancora non l’hanno affatto sgradita . Avendo visto il film il 27 novembre scorso nel suo primo giorno di programmazione dopo averlo atteso ansiosamente per mesi e mesi , adesso mi aggiungo anch’io a dire la mia , partendo da una premessa che già farà infuriare alcuni : appartengo al partito di quelli ai quali il film è piaciuto . Non senza qualche stecca per carità , perchè di stonature ce ne sono e parecchie , ma checchè ne diciate sono determinata ad ogni costo a SALVARE questo film dai critici spietati .

lunedì 26 ottobre 2009

Easy virtue


Mrs. Whittaker: “Smile, Marion. ”
Marion Whittaker: “I don’t feel like smiling”.
Mr. Whittaker: “You’re English dear, fake it. ”

Frizzante e pungente….i termini a mio parere più appropriati per descrivere questa gustosa pellicola : un film del quale onestamente mi ero completamente dimenticata e forse passato un po’ inosservato rispetto ad altri giganteggianti titoli usciti lo scorso anno , ora so , a gran torto . Easy virtue (perchè questi benedetti traduttori sentono l’esigenza di dovere tradurre sempre con un titolo comprensibile nella nostra lingua anche a costo di non essere attinenti quando l’originale ha un fascino intraducibile !) è una commedia deliziosa che mette in scena con perfetta teatralità – non per niente è proprio dal teatro che viene lo script – i vizi quasi caricaturali della antica e polverosa società britannica , arrivata a un punto di dissolvenza per lasciare spazio al brio di una nuova era . La tipica freddezza british e i suoi stereotipi prendono vita nella calma insopportabile della matriarca Kristin Scott Thomas , nella cattiveria pettegola della due sorelle , in un maggiordomo complice e spettatore di drammi inesistenti , in eventi mondani e di beneficenza assolutamente snervanti e nello stesso John , erede e fresco sposo , perennemente annoiato e troppo occupato a giocare a tennis ; nemmeno lui , nato e cresciuto nella grande magione dei Witthaker , si rende davvero conto della freschezza e della bellezza della novella sposa . Spettatore e deus ex machina di questo teatrino di ipocrisia è il patriarca Colin Firth , di ritorno da una guerra che gli ha fatto aprire gli occhi con violenza su come tutto , di fronte al peso del dolore , si sgretoli e riveli il suo vero volto : i suoi interventi sono pungenti e ironici in perfetto stile british , ma nascondono sempre una verità che nessuno dei personaggi vuole vedere . Fulgido elemento di progresso e rinnovamento è la bella Larita , incarnata alla perfezione da Jessica Biel : personalmente ho sempre trovato i suoi lineamenti troppo moderni e inadatti a sostenere parti in costume , ma stavolta è proprio la sua modernità fisica a renderla perfetta per la parte : lei è il seme del cambiamento , simbolo di una continente nuovo e ansioso di rinnovarsi ; una donna esuberante che respinge le convenzioni e le “schiaccia” letteralmente alterando momenti incredibilmente comici per lo spettatore (fantastica la scena della morte del chiwawa e della caccia alla volpe con la moto) , a linee drammatiche e malinconiche che prendono vita nell’esperienza di un amore passato , provato dal dolore e dalla sofferenza , che più che mai l’ha temprata contro falsità e sorrisi di facciata . Lei è vincitrice indiscussa di una guerra che non valeva la pena di combattere , in un mondo che sta svanendo e che corre disperatamente verso il futuro , nel bellissimo finale apparentemente imprevedibile ma che tutti desideravamo arrivasse a compimento dopo quel fantastico tango… Seguite il mio consiglio : ritrovatevi una sera d ‘ inverno davanti a questo film e vedrete che vi lascierà una dolcezza e una piacevolezza che da tempo non mi capitava di provare per una commedia :brindate con una coppa di spumante frizzante e rilassatevi per un brindisi perfetto.
http://www.recencinema.com/un-matrimonio-allinglese.html
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