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lunedì 2 ottobre 2017

L'Assedio - Troppi nemici per Giovanni Falcone



Statue agli ingressi delle scuole e murales più o meno elaborati sparsi per le strade di Palermo, sugli edifici e nei musei, la foto della Proclamazione che campeggia piena di speranza e soddisfazione sul cortile della facoltà di Giurisprudenza e persino quel che resta della macchina con le sue lamiere scomposte e accartocciate, la violenza dell'esplosione messa sotto vetro a fotografia imperitura dell'orrore scritto col sangue sul calendario di un infausto 1992: i cenotafi dedicati a Giovanni Falcone vegliano sul Capoluogo siciliano perchè nessuno possa permettersi il lusso di dimenticare, presenti allo sguardo degli uomini e delle donne che hanno vissuto loro malgrado la giovinezza in una città pronta a trasformarsi con regolare e terribile frequenza nel set di uno spietato western metropolitano, ma anche delle nuove generazioni di ragazzi troppo piccoli all'epoca dei fatti o nati dopo quegli anni terribili.

La linea che corre fra la lealtà al ricordo e la beatificazione è tanto sottile quanto pericolosa nell'avanzare con insistenza martellante un'unica domanda: chi era davvero l'uomo alla cui memoria cerchiamo disperatamente di aggrapparci? Come si è potuto lasciare che rimanesse tanto solo da finire nella rete degli uomini che stava cercando con ogni mezzo di combattere e dov'erano lo stato, i colleghi, gli amici che avrebbero dovuto supportarlo e proteggerlo? è un viaggio doloroso ma necessario, descritto con finezza di dettaglio e coraggiosa sagacia, quello che Giovanni Bianconi compie ne L'Assedio- troppi nemici per Giovanni Falcone, cronaca di una Guerra lunga e insidiosa che ha visto in fine i migliori servitori dello stato cadere sotto i colpi di cannone della criminalità organizzata, aprendo brecce sulla mura che avrebbero dovuto proteggerli e che si sono fatte fragili sotto il peso di invidie e gelosie o semplicemente della mancanza della lungimiranza necessaria nel guardare oltre la linea dell'orizzonte, al di là del Panorama di cavilli, burocrazia e corruzione proposto dal Regno D'Italia e dai suoi capi palesi e occulti.

mercoledì 10 agosto 2016

Da qualche parte nel mondo



«Facciamo tutti così. Prendiamo desiderio, lussuria, solitudine, attrazione, ossessione, paura, rancore, mancanze e le impacchettiamo tutte insieme, mescolate, mascherate, e ci mettiamo sopra una bella etichetta: AMORE» scandisce le lettere, «ma poi l’amore è un’altra cosa.»

Fino a che punto è giusto farsi influenzare dalla propria simpatia per un personaggio? Leggere un libro è un viaggio che difficilmente si rivela indolore, pronto a trascinarti nel gorgo di un'avventura ignota e a farla tua, per quanto il carattere dell'eroe o dell'eroina di turno possa essere lontano dalla tua visione del mondo e da ciò che per te conta davvero qualcosa; eppure ci sono delle volte in cui non ce la fai e finisci per arrenderti all'evidenza, il personaggio ha un carattere che non riesci a comprendere e si incaponisce nel fare delle scelte che non puoi accettare nemmeno con tutte le attenuanti del caso, tessendo il filo della sua storia egoisticamente incurante del fatto che tu possa o no fermarti un attimo a tifare per lui.

Prima opera di finzione di Chiara Cecilia Santamaria, autrice del famoso blog Ma che Davvero e del libro autobiografico Quello che le Mamme non dicono che dallo stesso blog ha tratto fonte e ispirazione, Da Qualche parte nel mondo ha finito suo malgrado per farmi provare questa indesiderata e scomoda sensazione: pur avendone amato la prosa ricca e la scrittura intensa e profondamente sentita, la storia di Lara non è riuscita a conquistarmi come avevo sperato a causa di una protagonista perennemente concentrata su sè stessa, a ragione di un passato infelice e agitato ma anche di un' indole egoista e respingente forte di un talento innato e mai bisognoso di studio o applicazione alcuna, amato compreso e riverito da tutti alla prima occhiata e adeguatamente indirizzato dalla spinta del personaggio maschile bello e maledetto di turno.

sabato 7 maggio 2016

Gli anni al contrario


"Bisognava solo che quelle stupidaggini passassero: tutto passava, specialmente la gioventù."


Gli anni al contrario di Nadia Terranova è la prova che per trovare il cuore di una storia e dei suoi protagonisti non occorre macerare la lunghezza di un tomo con fiumi d'inchiostro e scegliere una prosa forbita: figli di due padri agli antipodi per idee ed estrazione ma entrambi vittime in un modo o nell'altro di quella forza irresistibile che porta i genitori a condizionare le scelte di vita del loro stesso sangue, Aurora e Giovanni si conoscono e si innamorano all'Università sognando che lo studio regali loro l'emancipazione dalle famiglie e l'opportunità di fare davvero la differenza; la loro danza è un Valzer instabile che si consuma in fretta, passando dall'azzurrino dell'innamoramento e degli ideali pieni di speranza(mai copertina fu poeticamente più azzeccata) al bianco del matrimonio e al rosa della nascita, con una bambina frutto di un' incoscienza giovanile pronta a farsi guidare dagli imprevisti perché ogni cambiamento ha il sapore dell'ignoto da esplorare e per fare gli adulti ci sarà sempre tempo.

Purtroppo, tutto passa, specialmente la gioventù: il ritmo della danza si fa frenetico e i passi pesanti, come l'amarezza dell'esistenza che tradisce le aspettative e domanda qualcosa che nessun' anima di bambino potrebbe mai accettare per sé stessa, gli anni corrono via uno dietro l'altro annebbiando il sentimento di insoddisfazione e impotenza, mentre Aurora e Giovanni tentano di seguire il ritmo forsennato del tempo finendo per perdere l'equilibrio e cadere, senza trovare mai del tutto la forza di rialzarsi e ripartire.

mercoledì 19 agosto 2015

Lettera di una sconosciuta


Cara Sconosciuta,
ti scrivo questa lettera perché ho pensato che tu, protagonista assoluta di una delle lettere più lunghe della storia della letteratura epistolare, avresti particolarmente gradito questa forma sopra ogni altra: ho iniziato piena di aspettative Lettera di una sconosciuta di Stefan Zweig, quel piccolo libello che l'autore austriaco ti ha dedicato con tanto sentimento e passione, ma per quanto avrei voluto scriverti parole ben diverse da quelle che troverai nelle righe che seguiranno, non posso esimermi dal rivolgermi direttamente a te, a te che non ho mai conosciuto, per dirti quanto questo libro mi abbia fatta davvero arrabbiare.

martedì 11 agosto 2015

Florence



Ti giri e rigiri nel letto, il ventilatore puntato fisso su di te e le lenzuola nervosamente stropicciate, gettando ogni tanto lo sguardo fuori dalla finestra con la speranza che al rumore della ventola che gira possa sostituirsi quello della pioggia, scrosciante e arrabbiata per lavare i vetri cotti dal sole: è un agosto caldo, di quelli in cui ti delizi dell'azzurro del cielo ma poi maledici di aver dimenticato a casa il cappello, nelle lunghe camminate che ti lasciano sbirciare la città semiintorpidita dall'indolenza della stagione.

Così, con le giornate che si susseguivano tutte uguali e le cicale impegnate a sgolarsi giorno e notte per un pubblico ingrato, agosto mi ha spinta a cercare rifugio fra i libri lasciando un altro agosto a farmi compagnia, torrido anch'esso ma per ragioni che vanno ben oltre l'insofferenza alla calura estiva: pubblicato i primi di luglio da Baldini & Castoldi e fresco fresco di stampa, Florence di Stefania Auci inizia il suo cammino un'estate di 101 anni fa, l'Europa pronta a capovolgersi in seguito a una dichiarazione di Guerra attesa e temuta, in una Firenze che emerge dalla foto in bianco e nero sulla copertina con colori caldi e vividi e l'irrequietezza di una Nazione intera sulla spalle: in Francia si scavano le trincee e si fugge dalle campagne mentre in balia del dibattito fra interventisti e neutralisti l'Italia si chiede ancora se prendere posizione e partecipare al Conflitto, l'evento storico senza precedenti che le permetterebbe di completare la propria Unità (Trento e Trieste erano ancora in mano austriaca) e cercare nuove opportunità di ricchezza e prestigio.

martedì 28 ottobre 2014

The Other Sister: Margaret Beaufort

Sono parte integrante degli avvenimenti ma finiscono per restare egualmente in disparte, sono perseguitate da incredibili sventure e per via del loro carattere fragile e introverso sembrano meritarsele tutte: sono loro, le sorelle dimenticate che vivono all'ombra della storia e delle opere di finzione che tanto amiamo, mal sopportate dai più e costrette a sparire dietro un eroina più grintosa e fiammante alla quale è impossibile resistere. Eppure, nonostante i loro apparenti difetti, non solo non riesco a smettere di amarle ma trovo che indagare il loro mistero sia di gran lunga più interessante che seguire le peripezie della classica eroina di turno, nata per attirare su di sé riflettori e complimenti; le nostre amiche meritano di certo maggiore considerazione ed è per questo che ho deciso di dedicare un pezzo speciale a ciascuna di loro ogni volta che mi sarà possibile. Are you ready? Ricordate, dietro l'hashtag #maunagioia c'è un'intera vita intera da scoprire.


Per raccontare il personaggio di questa settimana è stato necessario barare un tantino sulle regole del gioco rinunciando al tradizionale terreno di confronto familiare e facendoci bastare il fatto che la nostra protagonista sia una sorellastra mal voluta e una cognata, "sorella" acquisita e così appellata in più di un occasione nel corso della storia (non volevo rinunciare all'opportunità di parlare di lei, deal with it). Vi state chiedendo chi sarà la nostra ospite misteriosa? Ovviamente- ma anche no, dati i pochissimi indizi disponibili-si tratta di Margaret Beaufort, madre di Enrico VII d'Inghilterra, nonna di quel simpaticone di Enrico VIII nonchè la donna che ogni fan della dinastia Tudor dovrebbe ringraziare. Tutti gli storici già pronti a tirare fuori penna e calamaio facciano però un passo indietro: avendo avuto il piacere di conoscere da vicino la nostra eroina attraverso il romanzo di Philippa Gregory La Regina della Rosa Rossa ( The Red Queen) e la serie tv The White Queen ad esso parzialmente ispirata, mi limiterò a prendere in considerazione esclusivamente queste due fonti di finzione per raccontare le vicissitudini di Margaret e tentare di spiegarvi come per me sia stata l'unica degna di vincere la Guerra delle Due Rose. Ready? Let'go, FOR ENGLAND! AND FOR TUDOR!

martedì 6 maggio 2014

Esperando a Robert Capa



Quando succede fa quasi paura: ti imbatti in un libro per caso, qualcuno te l'ha consigliato e il soggetto sembra promettente ma non hai la più pallida idea se alla fine riuscirà a conquistarti o se lo pianterai alla prima occasione; lo metti da parte, perché hai troppe letture arretrate e non vuoi che il volumone che da mesi staziona sul comodino se la prenda troppo a male, prosegui per la tua strada fissando un appuntamento indefinito nella tua testa che potrebbe non concretizzarsi mai perché tanto c'è sempre tempo.

Poi, un giorno vai a rispolverare il tuo caro vecchio archivio e te lo ritrovi lì, deciso a conquistare la tua attenzione costi quel che costi, stanco di aspettare che uno dei due faccia la prima mossa; decidi di buttarti e finisci per caderci dentro senza riuscire più a uscirne, cerchi di riprenderlo in ogni momento libero e non trovi più la forza di lasciarlo, ti preoccupi per i personaggi come se fossero dei vecchi amici e osservi ossessivamente le lancette dell'orologio perché attendi e temi il momento dell'addio: ti innamori, lasci che accada, finisci l'ultima pagina con la faccia tutta bagnata e il cuore scottato malamente.

Per alcuni sarà ordinaria amministrazione, ma pur amando tantissimo la lettura da queste parti capita raramente di vivere la pagina scritta al punto di smarrirsi; il responsabile del quadro clinico di cui sopra è Esperando Robert Capa (in italiano Istantanea di un amore), romanzo breve della scrittrice spagnola Susana Fortes che mischia realtà e finzione per raccontare l'amore fra Robert Capa, celeberrimo fotoreporter di Guerra nonché icona del Ventesimo Secolo e Gerda Taro, fotografa di altrettanto talento la cui stella è stata inevitabilmente offuscata dalla fama dell'amante.
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