
Consapevole del fatto che mandare la più grande armata che si sia mai vista richiederà il massimo favore da parte degli Dei, Lagertha sceglie di sacrificare un importante jarl per la causa: compiuto col favore dell'interessato, il rituale è un'altra di quelle preziose occasioni che Vikings ci concede di ammirare da vicino splendide e inquietanti istantanee nella vita del popolo norreno, civiltà di uomini intraprendenti e donne guerriere emancipate ma anche profondamente legata al sangue e all'importanza della ferocia della morte.

In Britannia, re Ecbert si ritrova a dover affrontare una vecchiaia piena di dubbi, rimpianti e tormenti, mentre sicuro della propria forza e della propria fede Re Aelle arriva come prevedibile del tutto impreparato al momento della fine: per ragioni forse di budget ma anche di storytelling (concentrarsi sull'esposizione dello scontro avrebbe depotenziato la violenza dell'atto finale) nulla ci viene mostrato, ma quanto segue ripaga ampiamente tutta l'attesa e la frustrazione dei personaggi e degli spettatori stessi: un popolo di navigatori e conquistatori suggestivo e affascinante, ma capace di azioni efferate e rabbiose che non fanno diminuire in noi interesse e curiosità, ma che nel troppo amore non dobbiamo mai dimenticare.
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