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martedì 12 luglio 2016

Anton.


Ormai sta diventando una triste abitudine: passi lunghi periodi senza scrivere perchè urge portarsi avanti con altre cose più grevie ma necessarie e poi arriva lei, la morte eccellente dinanzi alla quale devi costringerti a fermarti un momento a rimettere insieme i pensieri, per quanto bene abbiano provato a nascondersi. 

Un'altra morte eccellente per questo malinconico 2016, anche se non quanto quelle recentissime di Abbas Kiarostami Michael Cimino, registi fondamentali che però devo confessare non conosco ancora abbastanza per scriverne un panegirico ed essere sinceramente dispiaciuta(si, mi sto già preparando per la walk of shame con la suora rugbista di Game of Thrones): Anton Yelchin se n'è andato via in fretta, ventisette anni finiti in un incidente assurdo che sembra uscito dritto dritto da un film della serie di Final Destination, la promessa di una vita fortunata beffata da una morte annoiata in una domenica di Giugno.


Una carriera ancora acerba, fatta di piccoli ruoli in grosse produzioni come il riavvio del Franchise di Star Trek, dove le sue origini russe avevano aggiunto una punta di gradevolezza in più alla sua performance nei panni di Pavel Chekov, e parecchio cinema indie: non un volto molto conosciuto, non un Heath Ledger che aveva già annunciato la sua grandezza con una prova monumentale in grado di nutrire la leggenda. Perchè allora mi fa così male? Per quello che avrebbe potuto essere e non sarà mai, certo, ma anche per altri motivi molto meno confezionati e assai più egoistici: vedi un film ancora ragazzina e ti capita di identificarti e affezionarti tanto al protagonista, pensi che anche quell'attore bambino con cui ti togli appena qualche anno crescerà e sai che ogni tanto potrai sbirciare nel suo futuro e che lui starà lì, da qualche parte, come te, finchè ogni cosa non finisce accartocciata e asfissiata in pochi spietatissimi minuti, e poi più nulla.


Avevo conosciuto per la prima volta Anton in Cuori in Atlantide di Scott Hicks (2001) e gli avevo voluto bene subito, una testolina riccia dallo sguardo malinconico e dolce nei panni di un ragazzino undicenne con la passione per la fotografia e la forza sovrumana di un'infanzia di cose semplici e grandi sogni, nella monotona Provincia Americana degli anni 60'; un ruolo con cui è impossibile non identificarsi almeno un po' e che mi è rimasto nel cuore (spuntarla contro Sir Anthony Hopkins in così tenera età non era cosa da poco), quello del piccolo Bobby Garfield, proprio come il protagonista di Like Crazy di Drake Doremus, che con ricci più pacati e l'altezza dei vent'anni lo vedeva misurarsi nel 2011 ormai adulto col racconto di un ingestibile amore a distanza.


È vero, personaggi e attore si confondono e non si capisce più dove inizi uno e cominci l'altro, ma in fondo è così quando un amico che non vedi da tanto tempo muore giovane: i ricordi belli che abbiamo si mescolano al resto e ti restano solo i frame migliori, quelli che si è condivisi insieme, ridendo piangendo e facendosi compagnia, laddove si poteva, laddove si doveva, col tempo che rimaneva dalla quotidianità che puntualmente ti trascinava altrove, anche con le migliori intenzioni di restare in contatto e non perdersi mai.


In Cuori In Atlantide il Ted Brautigan di Anthony Hopkins dice che quando si cresce il cuore non può evitare di spezzarsi in due, amareggiato da tutto il dolore e le delusioni che è costretto a vedere e a sopportare: Anton oggi non c'è più e il mio cuore si è spezzato un altro po', lasciando un'altra impronta senza proprietario sul sentiero di chi cresce e corre con te facendoti sentire al sicuro e meno solo per la sola ragione di esistere, molto lontano, da qualche parte.



mercoledì 14 agosto 2013

Welcome Back!


Dear Ladies and Gentlemen, 
come state passando questo lunga estate caldissima? Siete fuggiti a Grande Inverno per evitare le torride temperature o avete preferito il caro vecchio mare? Io sono scappata in Olanda, paese così meraviglioso che a pochi giorni dal rientro in patria mi sembra che tutto sia stato davvero nient'altro che un bellissimo sogno.

Nell'attesa di raccontarvi di più su alcune meravigliose sorprese cinefile in cui mi sono per puro caso imbattuta nella Terra delle Biciclette ( una sola parola..PIXAR!) volevo dirvi che un estratto della mia recensione su Star Trek into Darkness è stato pubblicato su Best Movie di Agosto! Quindi mi raccomando, portate con voi sotto l'ombrellone le vostre riviste di cinema preferite e ricordatevi che a pagina 100 di Best Movie potrete trovare la sottoscritta ( il cognome è stato battuto erroneamente, ma sono sempre io, la sola e unica!).

Buon Ferragosto a tutti e che il cinema sia con voi! 

mercoledì 3 luglio 2013

Star Trek Into Darkness




"Is there anything you would not do for your family?"

Accostarsi a un universo dal culto tanto radicato come Star Trek passando esclusivamente per i Reboot di J.J. Abrams sembrerà un sacrilegio ai tanti Trekker che da tempo immemore coltivano la passione per le avventure dei personaggi nati dalla serie tv di Gene Roddenberry: solo i profondi conoscitori dell'opera originale saranno effettivamente in grado di individuare ogni omaggio e citazione, infedeltà e tradimento, luminosa trovata o cocente delusione, avendo ben chiaro nella memoria il ricordo di un fenomeno che, per il tempo in cui venne concepito, funzionava già alla perfezione.

Se però l'amore per ciò che è stato rischia in certi casi di trasformarsi nello scudo che pretende di respingere persino i pregi di un buon lavoro di attualizzazione, il cinema è uno strumento dalla fruibilità tanto immediata da aprire le porte delle sale a ogni spettatore senza discriminazioni e pregiudizi, lasciando che anche i neofiti possano iniziare il viaggio e tuffarsi in una galassia sconosciuta: chi scrive è approdato alla visione di Star Trek Into Darkness, sequel del fortunato e riuscito reboot del franchise datato 2009,  per motivi poco utili alla causa spaziale e sapendone piuttosto poco della serie madre ( va dove ti porta il bisogno di vedere la performance di un attore potrebbe diventare il mio nuovo motto di vita), ma ciò non toglie che visto con occhi meramente cinematografici e non come il riflesso di un lontano passato l'ultima fatica di J.J. Abrams sia una giostra divertente e mozzafiato dalla quale non vorresti più scendere, capace di mixare senza forzature l'elevatissima domanda di azione con un'attenta e mai scontata crescita dei personaggi regalandoci quello che a buon diritto può definirsi uno dei blockbuster più belli e riusciti della stagione.

venerdì 7 giugno 2013

A Study in Benedict


C'era una volta, in un paese lontano lontano, un minuscolo Regno chiamato Regno Unito, per la sottoscritta uno dei posti -anzi, IL posto- più belli al mondo per una lunghissima serie di motivi che per elencarli tutti  scrivere un poema epico in pentametri giambici non sarebbe abbastanza( la storia, la cultura, LA PIOGGIA sono solo alcuni degli infiniti punti segnati sulla lista); quel Regno, unico nel suo genere, ha ad oggi fra i suoi innumerevoli meriti anche quello di godere di una classe attoriale straordinaria, capace di passare dal dramma shakespeariano al blockbuster hollywoodiano alle sitcom con naturalezza e classe invidiabili, tratto distintivo assolutamente non scontato e centralissimo per chi scrive.

Questa premessa era necessaria per introdurvi il personaggio del giorno ( o sarebbe più corretto dire più o meno degli ultimi 2 anni),quell' attore camaleontico e impeccabile che con la sua interpretazione di Sherlock Holmes ha letteralmente sconvolto la sottoscritta e molti altri non sottoscritti: parlo, ovviamente, di Benedict Cumberbatch, il nostro british gentleman preferito dalla voce da brivido la cui carriera è finalmente e meritatamente decollata in direzione delle vette più alte possibili, con immenso danno economico per chi sta cercando di recuperare tutta la sua filmografia precedente in DVD.

In occasione dell'uscita di Star Trek Into Darkness, dove interpreta un villain coi controfiocchi in perfetto british style, ho avuto modo di scrivere un approfondimento per Cinefilos.it sul "personaggio" Ben e sulle tappe più importanti della sua carriera attoriale: se volete saperne di più su lui, o state ancora ponderando se recuperare o meno lo Sherlock BBC( ma che scherzate? Correte a recuperare SUBITO), o vi state forse chiedendo perchè invece di schierarsi con Kirk e Spock alcuni si siano messi a tifare gioiosamente per l'abbattimento dell'Enterprise, potete venire a leggere il mio pezzo qui: un po' di fangirlamento fa bene alla salute(Ben, we love you, it's inevitable) e soprattutto vi assicuro che ne vale la pena, because I'm very proud of my work ;).

Ps: il bonus "Piercing and beautiful eyes" dell'immagine sopra era sacrosanto. Enjoy!


UPDATE: dato che questo post sembrava ancora decisamente incompleto e poco Benedetto, ho deciso di riportare l'intero pezzo qui sotto. Enjoy again! ( more pictures included ;))


Benedict Cumberbatch: un altro mistero per il grande Sherlock Holmes

La fama è una fiamma capricciosa e mutevole: alcuni la vedono accendersi in fretta in gioventù e consumarsi troppo presto, altri riescono a proteggerla dalle intemperie e a coltivarla negli anni fino a trasformandola in una stella preziosa e duratura; altri ancora, la scorgono in lontananza ma continuano a camminare con calma sul percorso, certi che prima o poi il treno delle opportunità li porterà più vicini alla meta.
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