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lunedì 1 dicembre 2014

Il giovane favoloso


"Dato che l’andamento e le usanze e gli avvenimenti e i luoghi di questa mia vita sono ancora infantili, io tengo afferrati con ambe le mani questi ultimi avanzi e queste ombre di quel benedetto e beato tempo, dov’io sperava e sognava la felicità, e sperando e sognando la godeva, ed è passato né tornerà mai più, certo mai più; vedendo con eccessivo terrore che insieme colla fanciullezza è finito il mondo e la vita per me e per tutti quelli che pensano e sentono; sicché non vivono fino alla morte se non quei molti che restano fanciulli tutta la vita."

La prima foto ufficiale de Il giovane favoloso, seconda fatica ottocentesca di Mario Martone dopo il tostissimo Noi Credevamo nonché prima pellicola interamente dedicata alla figura di Giacomo Leopardi, parla da sola: una sola immagine per raccontare la storia di un ragazzo, il capo dolcemente adagiato sulle carte che ama e odia con tutto sé stesso, la penna stretta ben salda nel pugno della mano, un sottile raggio di luce dentro uno sguardo già perso nell'altrove, là dove nessuna cattività domestica e fisica potrà mai raggiungerlo e imprigionarlo.

Questo è il Leopardi che Martone ha scelto di portare sul grande schermo, strappandolo al tedio delle parafrasi scolastiche e al rischio di una mera didattica divulgazione: un caleidoscopio di emozioni contrastanti, frutto dell'eccezionalità di una creatura straordinaria e della pura passione di un adolescente per un mondo ancora sconosciuto, tenuto lontano da una saluta precaria e dai blindati privilegi di una vita già scritta in nome di un'ubbidiente e castrante prudenza.

giovedì 7 aprile 2011

Dieci inverni


"Vuoi morire assiderato qui con me?"

Può un amore palesemente scritto nel destino dover attendere dieci anni prima di sbocciare pienamente? Dopo "Harry ti presento Sally" e in attesa dell'imminente "un giorno" di Lone Scherfig con Anne Hathaway e Jim Sturgess, nuove passioni lente ad esprimersi attraversano i "dieci inverni" di Valerio Mieli: ben lontano dal rischio di cadere nelle trappole delle più tremende commedie sentimentali, il luminoso esordio del regista romano è un racconto pulito e spontaneo, abile nel descrivere i quadri invernali del decennio che porta ai trent'anni senza la retorica e le convenzioni giovanili esasperate dai romanzi di Moccia, regalandoci un'esperienza intimamente coinvolgente e felicemente isolata dai più recenti trend di un cinema italiano quasi poco interessato a lavorare su un terreno più squisitamente emotivo, senza prendersi in giro e cercare la risata.

martedì 5 aprile 2011

Parla piano

Parla piano e poi
non dire quel che hai detto gia’
le bugie non invecchiano
sulle tue labbra aiutano
tanto poi
è un’altra solitudine specchiata
scordiamoci di attendere
il volto per rimpiangere
Parla ancora e poi
dimmi quel che non mi dirai
versami il veleno di
quel che hai fatto prima…
su di noi
il tempo ha gia’ giocato ha gia’ scherzato
ora non rimane che
provar la verita’
Che ti da’ che ti da’
nascondere negli angoli
dire non dire
il gusto di tradire una stagione
sopra il volto tuo
pago il pegno di
volere ancora avere
ammalarmi di te
raccontandoti di me
Quando ami qualcuno
meglio amarlo davvero e del tutto
o non prenderlo affatto
dove hai tenuto nascosto
finora chi sei?
cercare mostrare provare una parte di sé
un paradiso di bugie
La verita’ non si sa non si sa..
come riconoscerla
cercarla nascosta
nelle tasche i cassetti il telefono
che ti da’ che mi da’
cercare dietro gli angoli
celare i pensieri
morire da soli
in un’alchimia di desideri
sopra il volto tuo
pago il pegno di
rinunciare a me
non sapendo dividere
dividermi con te
Che ti da’ che mi da’
affidarsi a te non fidandomi di me..
Sopra il volto tuo
pago il pegno di
rinunciare a noi
dividerti soltanto
nel volto del ricordo



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