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mercoledì 31 marzo 2010

Vanity Fair


She walks in beauty, like the night/Of cloudless climes and starry skies;/And all that’s best of dark and bright/Meet in her aspect and her eyes:/Thus mellow’d to that tender light/Which heaven to gaudy day denies. (Byron – Vanity fair opening )

A volte il titolo di un film può lasciarci perplessi e sembrarci inadatto al soggetto , ma in questo caso mai titolo è stato più appropriato : ” la fiera della vanità ” è senza ombra di dubbio una pellicola vanitosa in ogni senso n
elle sue pretese narrative e nella possente resa visiva : tratto da un romanzo di William Makepeace Thackeray (col quale il cinema ha già avuto modo di familiarizzare grazie a ” Barry Lyndon ” ) il film segue la scalata alla buona società della bella Becky Sharp ( una raggiante Reese Witherspoon al massimo della forma ) , umile figlia di un pittore in miseria e di una ballerina , che dopo una giovinezza trascorsa in una scuola per signorine come domestica all’ombra dell’agiata amica Amelia Sedley (una giovane Romola Garai qui all’inizio della sua carriera ) , riesce proprio con lei a lasciare l ‘ istituto per lavorare come governante presso la famiglia Crawley ; per la ragazza l’occasione di evitare l’angusta occupazione si presenta immediatamente nel ricco e poco avvenente fratello dell’amica , che viene però presto persuaso dalla malalingua di George Osborne (un Jonathan Rhys - Meyers antipatico al punto giusto ) giovane soldato promesso ad Amelia , a ritirare le proprie attenzioni .

giovedì 4 marzo 2010

Barry Lyndon


“Fu durante il regno di Giorgio III che i suddetti personaggi vissero e disputarono ; buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri ora sono tutti uguali.”



Quando si tratta di Stanley Kubrick non si può ignorare che qualunque sia il proprio gusto in materia cinematografica ci si sta confrontando con un autentico mostro sacro , una della personalità più influenti e significative che abbiano mai lavorato alla settima arte ; sarebbe facile catalogare tutti i suoi lavori come capolavori a livello meramente nominale , senza fermarsi a valutare ogni film in modo sincero per quello che è : non merita di certo un simile trattamento” Barry Lyndon “ , pellicola che oltre a godere della fama del suo creatore è davvero un autentico e sfavillante capolavoro , un’eredità da preservare che ha cambiato per sempre il modo di girare e concepire il cinema in costume .
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