“Only God Forgives.”
Sapevamo e attendevamo, le uniche incertezze erano solo il come e il quando: il tragico destino di Juan Borgia è stata una costante inevitabile che ha attraversato tutta la seconda stagione di the Borgias e dalla quale dipendeva il fato di molti personaggi, nel bene e nel male stretti a lui da una catena troppo pesante per non essere recisa col prezzo del sangue.
Prima però che il giovane Borgia inizi il suo canto del cigno, ci sono ancora due pendenti questioni che richiedono attenzione: la prima, ingombrante come un macigno e altrettanto minacciosa per la sicurezza del Papato, è riuscire a trovare un modo per prima soffocare e poi cancellare la sacralità dell’influenza di Girolamo Savonarola(Steven Berkoff) a Firenze. Machiavelli(Julian Bleach), saggio consigliere, suggerisce a Cesare(François Arnaud) la mossa vincente per distruggere il Frate agli occhi del popolo: se sono state superstizione e ignoranza a guidare l'ascesa dell'uomo al potere, dimostrare come questi non sia un messaggero divino ma solo un profittatore sarà la scintilla necessaria per accendere la ribellione. Cesare persuade quindi Savonarola a mettersi pubblicamente alla prova attraversando un tunnel infuocato, ma l'ovvia impossibilità dell'uomo di sopravvivere alla fiamme segna la sua condanna, completata definitivamente dall'anatema papale pronunciato a Roma da Alessandro VI (Jeremy Irons) al momento della scomunica: un Savonarola in gabbia si prepara quindi a lasciare Firenze sconfitto, pronto ad essere sottoposto a ogni tortura necessaria a garantire una confessione.