sabato 4 maggio 2019

Stan & Ollie


" It was fun while it lasted, wasn’t it, Stan? I’ll miss us when we’re gone."

C'è tanto cuore ma altrettanta malinconia in Stan & Ollie: come una lacrima che resta sospesa a metà, quando sbirci dietro le quinte di quelle immagini che ti sei portato dietro fin dall'infanzia e che ancora continui a vedere e rivedere ( le repliche degli sketch sono attualmente in onda tutti i giorni su raimovie), familiari e arcinote eppur sempre diverse e divertenti come se l'immortalità di chi le ha popolate e animate fosse scontata nonché dovuta, per ricordarti che anche il Dio più luminoso e beffardo altri non è che un essere umano fragilissimo capace di cose straordinarie. 

La maschera cade e rivela la tragica ironia di una vita che non capisce più dove inizia la finzione e finisce la realtà, di comici che non possono mai permettersi di essere seri o delusi e gettare via la loro bombetta con rabbia perché siamo noi col nostro stesso affetto a non consentirgli di abbandonare mai il personaggio, le contraddizioni e il valore di una vera amicizia fatta di compromessi e tradimenti ma anche di un legame unico, non intercambiabile, magia irripetibile e per questo sigillata dalla scomparsa dei suoi protagonisti.

Potremmo chiederci se sia giusto omaggiare Stan Laurel e Oliver Hardy lasciando in bocca allo spettatore l'amarezza per l'inevitabile fine del percorso, la tristezza per tutto quello che sarebbe ancora potuto venire e non avremmo mai l'opportunità di recuperare, facendogli soltanto intravedere l'epoca d'oro degli Studios di Hollywood con un piano sequenza da manuale nei primi minuti per poi catapultarlo subito nella grigia Inghilterra degli anni 50' ancora sottoposta a razionamento postbellico, ma alla fine del film non hai più alcun dubbio: per un'opera che mira a celebrare e non a raccontare canonicamente vita e carriera dei suoi beniamini, la via per la consacrazione passa attraverso lo svelamento di sacrifici e cadute, trovate geniali e parole smezzate, le scintille di una vita che con le sue curiose combinazioni di legami e intrecci di cuore sa renderti un Dio immortale anche se non l'avresti mai creduto possibile.




mercoledì 6 marzo 2019

Green Book




Green Book era il film perfetto per portarsi a casa la statuetta e non a torto: un ottimo compromesso fra impegno e intrattenimento, americano nel profondo nel saper essere severo con la storia della sua Nazione quanto affettuoso con coloro che hanno contribuito a forgiarne il cuore più ottimista e generoso, gli anni 60' che già avevano portato fortuna a Guillermo Del Toro l'anno scorso e che tornano prepotenti con il loro sgargiante spettro di colori, eleganza, sonorità e contraddizioni.

Si attraversa l'America della segregazione (sull'itinerario c'è anche Jackson, l'infame città di The Help), stereotipi culturali e razziali si scontrano e si rovesciano a contatto con l'italianità sfacciata e spassosissima di Viggo Mortensen (a cui come italiota non avremmo dato 2 lire, e invece), si resta commossi e ammirati dalla compostezza dolorosa di Mahershala Ali il cui Oscar non può non dirsi meritatissimo.

Un road movie di 130 minuti che sfrecciano via leggeri leggeri, di quelli che ti fanno bene mescolando risate e riflessioni a brevissima distanza e ti fanno viaggiare lontano, per poi riportarti a casa al calore del cuore che si, un po' retorico lo è, ma ne hai lo stesso un gran bisogno, e soprattutto la storia di un'amicizia maschile con due protagonisti agli antipodi che imparano a rispettarsi e comprendersi e che pur non dicendo nulla di nuovo funziona benissimo così.

Ok, la pasta con le vongole era visibilmente scotta, ma ti mette addosso così tanta voglia di pollo fritto del Kentucky Fried Chicken che vabbè, per stavolta passi.

martedì 1 gennaio 2019

Top Ten 2018. Let's start again!

I miei 10 film dell'anno ormai passato (in base all'uscita italiana, che la stagione dell'uscita in sala per il pubblico è L'UNICA che conti davvero e non mi piace bluffare). Niente Roma e niente Dogman giusto perchè non li ho ancora visti, Niente Lady Bird perchè l'ho odiato come poche altre robe vendute come capolavori assoluti, poche recensioni in un anno vissuto pericolosamente ma con la speranza di tornare a scrivere di più fra una battaglia quotidiana e l'altra. Mi raccomando 2019, comportati bene.

1) First Man, Damien Chazelle

2) Phantom Thread, Paul Thomas Anderson


4) The Shape of Water, Guillermo Del Toro

5)I, Tonya, Graig Gillespie

6)The Post, Steven Spielberg

7)Sulla mia pelle, Alessio Cremonini

8)Mary Magdalene, Garth Davis

9)Bohemian Rhapsody, brian Singer/Dexter Fletcher

10)Call me by your name, Luca Guadagnino



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