"The symbol of the House of El means hope. Embodied within that hope is the fundamental belief the potential of every person to be a force for good. That's what you can bring them."
Se dopo un progetto imponente e ambizioso come The Avengers, riprendere le fila dei rispettivi franchise e andare oltre l'esperienza del Crossover sembra meno semplice del previsto persino per gli stessi Supereroi Marvel, per la DC Comics la posta in gioco non avrebbe potuto essere più alta: messa alle strette da un mercato cinematografico letteralmente fagocitato dalla sua storica rivale e costretta a dire addio alla trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, gioiello del cinema supereroistico che ha saputo ridare lustro alla figura di Batman grazie a una rilettura tragica e contemporanea che ha fatto scuola, dopo aver tentato senza successo di aprire la strada a nuovi cinecomic( Green Lantern è stato un fallimento sia in termini di qualità che di incassi) aggrapparsi al mantello rosso di Superman e scommettere sul successo di una delle figure più popolari della mitologia DC era forse l'unica soluzione possibile.
Per plasmare il nuovo volto di un personaggio forse troppo perfetto e invincibile per prendere sulle spalle le incertezze della contemporaneità, non poteva esserci alleanza migliore di quella suggellata fra lo stesso Nolan in veste di autore del soggetto e supervisore, il suo fedelissimo sceneggiatore David S. Goyer e Zack Snyder (ultimamente poco premiato da pubblico e critica ma utilissimo alla causa grazie al lavoro svolto in 300 e Watchmen) dietro la macchina da presa; nonostante l'illustre biglietto da visita del promettente triumvirato, Man of Steel ha però tradito parte delle aspettative rivelandosi un blockbuster spettacolare, apprezzabile e senza dubbio non privo di meriti, ma troppo ipercarico e disorganico per raggiungere davvero l'eccellenza.


