Visualizzazione post con etichetta philip seymour hoffman. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta philip seymour hoffman. Mostra tutti i post

sabato 20 dicembre 2014

The Hunger Games: The Mockingjay - Part 1



"They'll either want to kill you, kiss you, or be you."

Chiudi il franchise, sdoppia il franchise: il mantra partito dai film di Harry Potter che ha contagiato a catena tutte le saghe per ragazzi e non solo ha colpito come previsto anche l'ultimo libro della serie di Hunger Games, diviso in due capitoli destinati l'uno a distanza di un anno dall'altro, con buona pace dell'attesa degli spettatori non lettori e degli stessi fan più accaniti dei romanzi: una serializzazione su larga scala che ormai domina il cinema contemporaneo e che abbiamo imparato ad accettare, mostrando un sorriso amaro addolcito solo dalla prospettiva di poter ritrovare in sala storie e personaggi in grado di accompagnarci a lungo e dai quali abbiamo grosse difficoltà a separarci, ma che mette a dura prova il valore intrinseco di una pellicola nata per contenere solo la prima metà del racconto che si appresta a portare sul grande schermo.

Non facendo il minimo sforzo per guarire la deriva della sua naturale incompiutezza, "The Mockingjay - Part 1"(Il Canto della Rivolta - Parte I) cade in pieno nella trappola consegnandoci uno spettacolo che nel proiettarsi con slancio sicuro verso il suo atteso prosieguo non riesce a caricarsi della giusta verve narrativa, ma il pugno allo stomaco procuratoci dalla distopia di Suzanne Collins resta forte abbastanza da sostenere il film e a tenere alta l'attenzione del suo pubblico senza invidiare poco o nulla alle stoccate più dolorose dei precedenti capitoli.

venerdì 20 dicembre 2013

The Hunger Games: Catching Fire


"Remember who the real enemy is."

Se c'è una cosa che la Saga di Twilight ci ha insegnato è che la ricetta di un franchise di successo nel panorama young adult dipende da fattori imprevedibili: l'universo di Harry Potter aveva dalla sua scenari fantastici e ricchissimi, trame complesse che alternavano spietati colpi di scena e picchi emotivamente devastanti a uno spettacolo piacevole e divertente, personaggi sfaccettati e sempre dotati di grande umanità nel bene e nel male, ma come le creature nate dalla penna di Stephanie Meyer abbiano potuto conquistare il mondo intero rimane per molti profani che hanno tentato senza successo di trovare una qualche empatia con un prodotto tanto pallido ed insipido un vero mistero.

La fiamma della speranza è stata però nuovamente riaccesa grazie ad Hunger Games, la serie in 3 romanzi scritta da Suzanne Collins che dopo aver scalato le classifiche letterarie ha saputo far suo il Botteghino con un primo capitolo, diretto dall'ottimo Gary Ross, pronto a trascinare nel bel mezzo della soffocante spirale di violenza e ipocrisia del regime di Panem non solo i fan accaniti ma anche spettatori dal palato più disinteressato e sopraffino; diretto con mano esperta da Francis Lawrence (Constantine, I am Legend, Water for Elephants), subentrato alla regia dopo l'abbandono di Ross, pur potendo fare affidamento su un fan base ancor più consolidato il secondo episodio della serie Catching Fire( in italiano La Ragazza di Fuoco) non si adagia sugli allori sfruttando il maggiore budget a disposizione per confezionare un film di ottima fattura, in grado di camminare ben saldo sulla strada già egregiamente tracciata dal suo predecessore senza smarrirsi nelle logiche commerciali del franchise.

venerdì 20 settembre 2013

A Late Quartet


"First they have you and your hypnotizing the audience in your relentless precision. They follow you like a cobra follows a snake charmer. Then, you have my father and he's adding color and texture and rhythm. He's always enhancing you and lifting you up but he'll never outshine you. [...] And then there's my mother. She adds a depth of sound that none of you can bring. She makes you want to weep without exactly knowing why. Is that the voice of a wounded soul? The survival skills she had to develop prepared her to serve three masters at the same time, the one she loves, the one she partners with and the one she desires."

Usare la macchina da presa per permettere a un pubblico profano e curioso di sbirciare da vicino il mistero che avvolge il mondo della musica classica e i suoi schivi professionisti è un'opportunità invitante, ma realizzare un'opera cinematografica appassionante e coinvolgente senza risultare eccessivamente distaccati o reverenti verso esperti e amatori e amatori è tutta un'altra musica: eppure, pellicole come A Late Quartet( in Italia, "una fragile armonia") ci dimostrano che in mezzo ai giganti delle grandi produzioni hollywoodiane un cinema intimo e attento è ancora possibile, per tradurre in immagini una polifonia di musica e umanità complessa e imperfetta fermandosi ad ascoltare quando l'occasione lo richieda.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

condividi