"If you want the truth, you should seek it out for yourself. That's what they're afraid of: you."
Dopo aver portato sul grande schermo la nascita del fenomeno Facebook(The Social Network) e persino la caccia ad Osama Bin Laden(Zero Dark Thirty), il cinema tenta ancora una volta di fare un buon servizio al presente e ai suoi più audaci protagonisti, approfittando di storie contemporanee per mezzi e ambientazione ma dall'anima atemporale, pur nella consapevolezza che testimoniare un evento quasi in tempo reale non necessariamente vuol dire abbracciare il punto di vista migliore.
Il curioso caso del sito Wikileaks, blindatissima roccaforte per ribelli e avventurieri pronti a sfidare il sistema usando come scudo l'incontenibile oceano della Rete, era materiale troppo appetibile per riuscire ad evitare a lungo le attenzioni della macchina da presa: nonostante la presenza di Bill Condon alla regia e due attori europei di calibro come Benedict Cumberbatch e Daniel Bruhl rispettivamente nei panni del controverso fondatore del sito Julian Assange e del suo braccio destro Daniel Domscheit-Berg, The Fifth Estate ( in Italia Il Quinto Potere, perchè resistere al potere della citazione era evidentemente impossibile) sembrava già nato sotto una cattiva stella, a causa delle polemiche che avevano perseguitato il progetto ancor prima della sua effettiva realizzazione: valeva davvero la pena di investire nell'impresa e sfidare le ire dei sostenitori di Wikileaks realizzando un lungometraggio di finzione su eventi tanto contestati? Rivelatosi un'opera non scevra da difetti, il film merita senza dubbio qualche riserva, ma non abbastanza da compromettere una risposta positiva.



