"Remember who the real enemy is."
Se c'è una cosa che la Saga di Twilight ci ha insegnato è che la ricetta di un franchise di successo nel panorama young adult dipende da fattori imprevedibili: l'universo di Harry Potter aveva dalla sua scenari fantastici e ricchissimi, trame complesse che alternavano spietati colpi di scena e picchi emotivamente devastanti a uno spettacolo piacevole e divertente, personaggi sfaccettati e sempre dotati di grande umanità nel bene e nel male, ma come le creature nate dalla penna di Stephanie Meyer abbiano potuto conquistare il mondo intero rimane per molti profani che hanno tentato senza successo di trovare una qualche empatia con un prodotto tanto pallido ed insipido un vero mistero.
La fiamma della speranza è stata però nuovamente riaccesa grazie ad Hunger Games, la serie in 3 romanzi scritta da Suzanne Collins che dopo aver scalato le classifiche letterarie ha saputo far suo il Botteghino con un primo capitolo, diretto dall'ottimo Gary Ross, pronto a trascinare nel bel mezzo della soffocante spirale di violenza e ipocrisia del regime di Panem non solo i fan accaniti ma anche spettatori dal palato più disinteressato e sopraffino; diretto con mano esperta da Francis Lawrence (Constantine, I am Legend, Water for Elephants), subentrato alla regia dopo l'abbandono di Ross, pur potendo fare affidamento su un fan base ancor più consolidato il secondo episodio della serie Catching Fire( in italiano La Ragazza di Fuoco) non si adagia sugli allori sfruttando il maggiore budget a disposizione per confezionare un film di ottima fattura, in grado di camminare ben saldo sulla strada già egregiamente tracciata dal suo predecessore senza smarrirsi nelle logiche commerciali del franchise.












