"She began now to comprehend that he was exactly the man who, in disposition and talents, would most suit her. His understanding and temper, though unlike her own, would have answered all her wishes. It was a union that must have been to the advantage of both. By her ease and liveliness, his mind might have been softened, his manners improved, and from his judgment, information and knowledge of the world, she must have received benefit of greater importance. But no such happy marriage could now teach the admiring multitude what connubial felicity really was."
è una gelida notte d’Aprile del 1912 quando il Titanic si inabissa nell’Atlantico spezzando le vite di oltre 1500 persone: la notizia corre attraverso i fili del telegrafo e arriva in fretta persino nello Yorkshire, dove la vita di una ricca famiglia di antico lignaggio sta per cambiare per sempre.
Downton Abbey, splendida dimora immersa nella campagna inglese appartiene ai conti di Grantham da generazioni, al punto da spingere Robert Crawley, l’ultimo Conte, a sposare per salvarla dalla rovina la ricca ereditiera americana Cora: il destino vuole però che dal matrimonio, rivelatosi una felice unione nonostante le fredde premesse, nascano solo tre figlie femmine e che Patrick Crawley, il cugino destinato ad ereditare tenuta e titolo e a sposare una delle ragazze per mantenere intatto il patrimonio, muoia insieme al padre proprio nel naufragio del Titanic.
Date le infauste circostanze, i Crawley sono così costretti ad accettare come nuovo erede un lontanissimo quanto inadeguato cugino: Matthew, giovane avvocato dalla tranquilla esistenza borghese, entrerà nel microcosmo di Downton con un certo disagio verso le abitudini e i lussi della nobiltà e diventerà subito un interessante partito per Mary, primogenita e figlia favorita del conte, con la quale inizierà una lunga e sofferta altalena amorosa.
"What truly is logic? Who decides reason? My quest has taken me to the physical, the metaphysical, the delusional, and back. I've made the most important discovery of my career … the most important discovery of my life. It's only in the mysterious equation of love that any logical reasons can be found. I'm only here tonight because of you. You're the only reason I am … you are all my reasons."(John Nash)
"Whatever happens tomorrow, we had today. I'll always remember it." (Emma Morley)
Per un libro di grande successo sfuggire alle attenzioni del cinema è ormai quasi impossibile, specialmente quando la storia sembra essere stata scritta apposta per nutrire non solo l'immaginario del lettore più fedele, ma anche gli occhi di profani spettatori: il prezzo da pagare, inevitabile se si accetta di assecondare la legge dell'adattamento, sarà un'opera che al di là delle sue qualità difficilmente potrà soddisfare le aspettative dei fans più esigenti, ma soprattutto rischierà di profanare quella visione a cui l'autore, presente alla contemporaneità e pronto a difendersi, aveva dedicato tanta fatica e dedizione.
Il grande cinema d'avventura rivive ancora con "Tintin: il segreto dell'Unicorno", piccolo gioiello d'animazione sognato e desiderato per più di vent'anni da Steven Spielberg e finalmente realizzato grazie una straordinaria e affollata collaborazione: il regista di E.T. e Peter Jackson(qui in veste di produttore e se andrà tutto bene dirigerà il prossimo capitolo) si uniscono così a Joe Cornish, Steven Moffat ed Edgar Wright, brillanti sceneggiatori inglesi che mettono a segno una scrittura spassosa e intelligente, impeccabile nell' incastrare una trovata dopo l'altra senza mai perdere di vista l'equilibrio generale(proprio Wright aveva lavorato in modo magistrale nel costruire un nuovo dialogo fra fumetto e grande schermo nel dimenticato "Scott Pilgrim vs the World").