martedì 24 agosto 2010
to the Tower
‘Gentle visitor pause awhile : where you stand death cut away the light of many days : here jewelled names were broken from the vivid thread of life : may they rest in peace while we walk the generations around their strife and courage : under there restless skies’.




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sabato 31 luglio 2010
ou revour
halo!!!comunicazione di servizio per tutti i lettori di questo spazio...chiedo venia per non essere stata particolarmente presente negli ultimi tempi ma d'estate la lista dei film interessanti si affievolisce miseramente e così anche i contenuti da postare...in ogni caso l'assenza si prolungherà a lungo perchè sto per partire per Paris e londraaaaaaa(a dirle di seguito mi sembra impossibile che si reale)e prenderò una lunga pausa dalla tecnologia...i wish you happy summer holidays...see you on 18 august!!! 

mercoledì 21 luglio 2010
fenomenologia di un critico
“Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio. Prosperiamo grazie alle recensioni negative che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà, cui ci dobbiamo rassegnare, è che nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero. Ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni: al nuovo servono sostenitori! Ieri sera mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un pasto straordinario di provenienza assolutamente imprevedibile. Affermare che sia la cucina, sia il suo artefice abbiano messo in crisi le mie convinzioni sull’alta cucina, è a dir poco riduttivo: hanno scosso le fondamenta stesse del mio essere! In passato non ho fatto mistero del mio sdegno per il famoso motto dello chef Gusteau “Chiunque può cucinare!”, ma ora, soltanto ora, comprendo appieno ciò che egli intendesse dire: non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque. E’ difficile immaginare origini più umili di quelle del genio che ora guida il ristorante Gusteau’s e che secondo l’opinione di chi scrive, è niente di meno che il miglior chef di tutta la Francia! Tornerò presto al ristorante Gusteau’s, di cui non sarò mai sazio!”
mercoledì 14 luglio 2010
Lettera XXVI
Dolcissima Fanny,
temi a volte che io non ti ami quanto vorresti? Mia cara fanciulla, ti amo sempre, sempre e senza riserve. Più ti conosco e più ti amo. In ogni caso - anche le mie gelosie non sono che angosce d'amore; nell'accesso più violento avrei voluto morire per te. Ti ho vessata troppo. Ma per amore! Posso forse evitarlo? Tu sei sempre nuova. Il tuo ultimo bacio è sempre il più dolce, l'ultimo sorriso il più radioso, l'ultimo gesto il più leggiadro. Quando ieri sei passata sotto la mia finestra, ero colmo d'ammirazione come se ti vedessi per la prima volta. Una volta hai espresso il rammarico che io amassi solamente la tua bellezza. Non ho dunque altro da amare in te? Non vedo forse un cuore per natura alato, imprigionarsi con me? Nessuna prospettiva avversa è stata in grado di distogliere da me i tuoi pensieri per un solo momento. Ciò potrebbe essere motivo di dolore oltre che di gioia - ma di questo non voglio parlare. Anche se non mi amassi io non potrei non nutrire per te una devozione totale: quanto più profonda devo dunque sentirla, sapendo che mi ami. Mai una mente più inappagata ed inquieta della mia fu posta in un corpo troppo piccolo per contenerla. Mai ho sentito la mia mente risposare con gioia totale e serena su alcuna cosa - su alcuna persona tranne te. Quando se nella stanza, i miei pensieri non fuggono mai dalle finestra: tutti i miei sensi si concentrano su di te. [...]
il tuo affezionato John Keats

martedì 22 giugno 2010
death of a monarchy
thank you for these 4 years..greatest finale ever.
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mercoledì 2 giugno 2010
Robin Hood

"rise and rise again...until lambs become lions." (Robin Hood)
L'ultima fatica di Ridley Scott sembrava essere nata sotto una cattiva stella : la volontà di realizzare un prodotto totalmente nuovo rispetto al passato stava conducendo il progetto verso la rovina , arrivando a concepire l'interessante ma difficile soluzione di concentrare la storia su uno sceriffo di Nottingham più positivo e combattuto dal proprio dovere contro un Robin Hood più fuorilegge che eroe entrambi impersonati da Russell Crowe come due facce della stessa medaglia ; ma,le difficoltà logistiche e produttive,una prima sceneggiatura giudicata deludente e contrasti fra gli attori che hanno visto Sienna Miller lasciare Lady Marian , fermarono la lavorazione ancora prima di iniziare e portarono a un reboot dell'inter a operazione,che avrebbe visto nuovamente Robin come protagonista ma secondo una chiave di lettura che si annunciava innovativa rispetto a ogni altro predecessore . Quando ormai credevamo fosse un utopia,ecco il nuovo Robin hood approdare sul grande schermo.è riuscito ad appagare l'attesa infinita del pubblico?è stato capace pur confrontandosi con la pesante eredità di un personaggio che appartiene al cinema dai tempi del muto di restituire nuova vita al mito ? Da parte mia,non posso che rispondere affermativamente .martedì 1 giugno 2010
Io,Don Giovanni

Immaginazione o realtà?Pura creatività o trasposizione della propria per
sonale esperienza?Il cinema continua a interrogarsi sul genio e sull'estro degli uomini e delle donne che hanno fatto la storia cercando affannosamente una risposta alla grandezza e all'immensità delle loro creazioni , una soluzione razionale che possa giustificare e spiegare a noi comuni mortali , come certe meraviglie siano venute alla luce ;nella pellicola dello spagnolo Carlos Saura , oggetto di indagine è niente di meno che una delle opere più belle e complesse di Wolfgang Amadeus Mozart , quel "Don Giovanni" che con forza e passionale imponenza tanto sconvolse e scandalizzò i contemporanei ;a differenza di altre pellicole alla "Shakespeare in love " , "io, Don Giovanni " non concentra le proprie attenzioni sull'autore riconosciuto ma su Lorenzo Da Ponte , librettista dell'opera praticamente sconosciuto ai più ,la cui fama di poeta è inevitabilmente stata offuscata dietro al peso della meravigliosa musica di Mozart.Che sia lui il vero cuore pulsante dell'opera?Che la sua esperienza di libertino illuminato abbia contribuito in modo determinante(grazie anche all'apporto di Casanova suo amico e maestro) a creare il mito?
sonale esperienza?Il cinema continua a interrogarsi sul genio e sull'estro degli uomini e delle donne che hanno fatto la storia cercando affannosamente una risposta alla grandezza e all'immensità delle loro creazioni , una soluzione razionale che possa giustificare e spiegare a noi comuni mortali , come certe meraviglie siano venute alla luce ;nella pellicola dello spagnolo Carlos Saura , oggetto di indagine è niente di meno che una delle opere più belle e complesse di Wolfgang Amadeus Mozart , quel "Don Giovanni" che con forza e passionale imponenza tanto sconvolse e scandalizzò i contemporanei ;a differenza di altre pellicole alla "Shakespeare in love " , "io, Don Giovanni " non concentra le proprie attenzioni sull'autore riconosciuto ma su Lorenzo Da Ponte , librettista dell'opera praticamente sconosciuto ai più ,la cui fama di poeta è inevitabilmente stata offuscata dietro al peso della meravigliosa musica di Mozart.Che sia lui il vero cuore pulsante dell'opera?Che la sua esperienza di libertino illuminato abbia contribuito in modo determinante(grazie anche all'apporto di Casanova suo amico e maestro) a creare il mito?martedì 25 maggio 2010
Coco Avant Chanel

Premettendo che non appartengo a una categoria di demolitori di film per il puro gusto di disprezzare il lavoro di tanta gente che ha investito tempo e denaro, non posso trattenermi dal dire che "Coco avant Chanel " è se pur pieno di buonissime intenzioni assolutamente inutile e piatto:la regista francese Anne Fontaine desiderava accostarsi agli anni giovanili della grande Coco Chanel per farci scoprire la vera storia dietro la notorietà, il faticoso percorso di emancipazione di una donna come tante che avrebbe potuto essere condannata a una condizione di eterna sudditanza intrappolata in un corsetto e invece di scegliere la prigionia del focolare come ogni donna maritata per badare alla casa e ai bambini cercò la libertà, una conquista amara pagata con la perdita dell'unico grande amore della sua vita.
Peccato che alla fine il risultato sia una pellicola lenta e insopportabile , un'ora e cinquantuno minuti senz'anima che attraversano gli eventi senza alcun interesse nè simpatia per i personaggi: senza soffermarci sulla licenza di volere sintetizzare la sorella e la cugina di Coco in un'unica persona togliendo moltissimo alla sensibilità della protagonista nonchè sul ritratto di un Etienne Balsan ubriacone interessato soltanto a feste e intrattenimenti senza alcun trasporto per le aspirazioni della giovane, nonostante il merito di una accuratissima ricostruzione dell'ozio e della stanchezza della buona società del primo '900, a trasparire è sempre e comunque una noia inaccettabile: noia , noia , noia , e ancora noia , più noioso della fiction con lo stesso tema andata in onda qualche mese fa che almeno ci provava a cogliere l'indomito carattere della nostra eroina e la sua umana sofferenza; questa Coco Chanel, se pur resa splendidamente dalla brava Audrey Tautou, è una figurina esangue senza perchè che scivola via fra un amante e l'altro senza lasciare traccia della sua grandezza, piuttosto un grande senso di antipatia e insofferenza e la voglia di cambiare canale.
Salva solo la scena finale, quando Coco guarda con soddisfazione la sua prima sfilata sulle scale e in un vortice di specchi rivede la fatica e le difficoltà che l'hanno accompagnata prima del successo :se solo ce ne avesse fatto partecipi durante il film...
Peccato che alla fine il risultato sia una pellicola lenta e insopportabile , un'ora e cinquantuno minuti senz'anima che attraversano gli eventi senza alcun interesse nè simpatia per i personaggi: senza soffermarci sulla licenza di volere sintetizzare la sorella e la cugina di Coco in un'unica persona togliendo moltissimo alla sensibilità della protagonista nonchè sul ritratto di un Etienne Balsan ubriacone interessato soltanto a feste e intrattenimenti senza alcun trasporto per le aspirazioni della giovane, nonostante il merito di una accuratissima ricostruzione dell'ozio e della stanchezza della buona società del primo '900, a trasparire è sempre e comunque una noia inaccettabile: noia , noia , noia , e ancora noia , più noioso della fiction con lo stesso tema andata in onda qualche mese fa che almeno ci provava a cogliere l'indomito carattere della nostra eroina e la sua umana sofferenza; questa Coco Chanel, se pur resa splendidamente dalla brava Audrey Tautou, è una figurina esangue senza perchè che scivola via fra un amante e l'altro senza lasciare traccia della sua grandezza, piuttosto un grande senso di antipatia e insofferenza e la voglia di cambiare canale.
Salva solo la scena finale, quando Coco guarda con soddisfazione la sua prima sfilata sulle scale e in un vortice di specchi rivede la fatica e le difficoltà che l'hanno accompagnata prima del successo :se solo ce ne avesse fatto partecipi durante il film...
giovedì 22 aprile 2010
Agora
” you don’t question what you believe , or cannot . I must . ” (Ipazia )Un film come ” Agora ” non è da affrontare con leggerezza; non è una pellicola da vedere per rilassare la mente dopo una settimana piena di impegni, non è una visione da affrontare con gli occhi pieni di stanchezza come si farebbe con un qualunque peplum di quelli che a volte vengono replicati su rete quattro; ” Agora ” è un film impegnativo, non per via di una struttura e una resa visiva eccessivamente documentaristica e priva di drammatizzazione (gli ingredienti del romance sono ampiamente presenti ) ma per lo sconcerto e la rabbia che ti lascia dentro, per l‘ impotenza che ci vede spe
ttatori di una storia ingiusta che è già accaduta e contro la quale non possiamo fare altro che osservare e imparare. L ‘ impresa non è certamente inutile anzi è più importante che mai per noi moderni , che con tanta facilità nuotiamo nell ‘ intolleranza e crediamo che la nostra via sia sempre la più giusta : l’orrore che si ravviva nei nostri occhi è necessario , perchè nessuno può capire dove andare senza conoscere il proprio passato , un passato che non si può nascondere con mezzi maldestri censurando la verità come se così si potesse cancellare la vergogna .enda di Ipazia , astro lucente come le stelle del cielo che tanto ama e studia con entusiasmo , ultima fiamma di un sapere e di una sete di conoscenza che si perderanno per secoli , e soprattutto , una donna , dotata di un ‘ indipendenza e una libertà talmente attuale e disinvolta da sconvolgerci , in un mondo che anche se aperto alle arti e alle filosofie era assolutamente sotto il controllo maschile .
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sabato 10 aprile 2010
Ladies in Lavender

Il debutto dietro la macchina da presa del celebre attore Charles Dance nel 2004 è un’esperienza assolutamente gradita : non solo ci delizia della recitazione di due icone sacre del cinema britannico insieme per la prima volta quali Maggie Smith e Judi Dench , ma soprattutto dischiude silenziosamente per noi una porta su un microcosmo delicato come un ramoscello profumato di lavanda; ” ladies in lavender ” muove i suoi primi passi da un racconto breve di William J. Locke , modificando alcuni punti chiave per esprimere sentimenti ed emozioni nuove e decisamente più pregnanti. La vicenda di due sorelle ultraquarantenni nel 1916 diventa così la storia commovente di due sorelle nubili settantenni nella Cornovaglia degli anni 30′ , donne che vivono in una vecchia casa piena di ricordi nei pressi di una spiaggia dove il tempo sembra essersi fermato e pochissimi sono i riferimenti al concitato momento storico che si avvicina verso la Seconda Guerra Mondiale .
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